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Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia, commedia formato famiglia

«Non mi hai più detto ti amo», uno spettacolo ironico, intelligente, appassionante, cucito addosso a due protagonisti perfetti, Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia: istrionici e straordinariamente affiatati, in scena venerdì 27 aprile (ore 20.30) nel Nuovo Teatro Verdi di Brindisi

La più amata dagli italiani, quando si apre il sipario, la vediamo ancora una volta in cucina. Perché la commedia «Non mi hai più detto ti amo», in arrivo a Brindisi, nel Nuovo Teatro Verdi, venerdì 27 aprile (ore 20.30), vede al centro una famiglia come tante, con una madre impegnata a risolvere i problemi creati da marito e figli. Lei è Lorella Cuccarini, che ha scelto di debuttare nella prosa con la commedia di Gabriele Pignotta. Accanto a lei, Giampiero Ingrassia, a ricomporre la coppia che vent’anni fa con «Grease» e una lunga tenitura ha fatto la storia del musical in Italia.

Una commedia costruita perfettamente sui caratteri che hanno reso popolari i due. Lei, Serena, madre e moglie fin troppo perfetta, e lui, Giulio, medico simpatico e un po’ sbruffone, si ritrovano dopo vent’anni come dei buoni amici a condividere una bella casa, il rito della cena, qualche accenno di saluto al mattino e due figli, Tiziana e Matteo, diversissimi tra loro. Una quotidianità già scritta, senza sorprese e con tante, forse troppe responsabilità per Serena. Che, nel momento in cui è costretta ad affrontare un problema di salute, si ribella a suo modo e decide di abbandonare il tetto familiare per ricostruirsi una vita autonoma e ritrovare il lavoro lasciato vent’anni prima. Giulio, dopo un iniziale disappunto, fa di necessità virtù e inizia a percepire la sua metà da una nuova prospettiva. Il lieto fine, neanche a dirlo, è dietro l’angolo.

Gabriele Pignotta adegua la regia al testo – o forse viceversa – sfoderando un montaggio dal chiaro imprinting cinematografico, con tanto di scansione temporale segnalata dai caratteri luminosi montati sul girevole di Alessandro Chiti. Alla bella scenografia, ai bei costumi fa da sottofondo una allegria che affiora più volte, quando Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia, quasi ricomponendo la coppia del musical, cantano e ballano tra sala e terrazzo. La fine del primo atto è contrassegnata da una bella canzone di Giovanni Caccamo, autore anche delle musiche originali.

Seppur leggera, la commedia racconta che, probabilmente, la famiglia di oggi, per sopravvivere ai cambiamenti, deve essere anche lo spazio per l’individuo e non solo per il ruolo di madre, padre o figlio che ciascuno di noi in essa riveste. Pignotta non punta soltanto sul feeling della coppia Cuccarini-Ingrassia, ma anche su un testo interessante, dalla trama moderna e ricca di quotidianità: l’istituzione familiare è provata alla luce delle trasformazioni economiche e socio-politiche di questi ultimi anni, misurando la fragilità e la forza della famiglia in raffronto alla dimensione individuale e allo spazio del singolo. In scena i sentimenti veri, il pathos e l’amore che in una famiglia italiana, a dispetto delle avversità e delle divisioni, resta sempre immutato. Sullo sfondo la presenza scoppiettante di un bravissimo comprimario come Fabrizio Corucci, nel ruolo di un paziente di Giulio, e il talento dei due giovani attori che fanno la parte dei figli Tiziana e Matteo (Raffaella Camarda e Francesco Maria Conti) nel continuo amore et odio che li accompagna.

«Non mi hai più detto ti amo» è uno spettacolo sviluppato da una produzione ambiziosa, forte di un allestimento di livello, capace di trattare con serietà un tema delicato come quello della famiglia, ma con la promessa di regalare al pubblico momenti di grande emozione e divertimento. Resilienza sembra essere il concetto cardine dello spettacolo: riuscirà questa famiglia a sopravvivere alle difficoltà e all’inevitabile crisi dei rapporti?

Foto ©Massimiliano Fusco 2017
Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: un’ora e 40 minuti più intervallo
Biglietteria online https://goo.gl/bsTU84
Tel. (0831) 562 554 – 229 230

Promozione “Last Week” per «Delitto/Castigo»

Speciale promozione per lo spettacolo con Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini, un viaggio tra i capitoli di «Delitto e Castigo», l’opera più letta e conosciuta di Dostoevskij, in arrivo nella sala brindisina venerdì 20 aprile (ore 20.30). Biglietto al costo di 10 euro per poltrone di galleria.

Promozione “Last Week” per lo spettacolo «Delitto/Castigo» con Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini, in arrivo al Teatro Verdi di Brindisi venerdì prossimo 20 aprile (ore 20.30). Il biglietto, per i posti rimasti in galleria, sarà disponibile al prezzo di 10 euro a partire da lunedì 16 aprile fino al giorno dello spettacolo (apertura botteghino lunedì, mercoledì e venerdì ore 11-13; martedì e giovedì ore 17-19. Info 0831 562 554).

Lo spettacolo è il risultato del nuovo progetto di “teatro non teatro” a firma di Sergio Rubini, che ha curato anche l’adattamento teatrale con Carla Cavalluzzi. In scena anche Francesco Bonomo, Francesca Pasquini e G.U.P. Alcaro, esecutore, dal vivo, di musiche ed effetti sonori.

Il racconto tormentato della presa di coscienza di una colpa e di una redenzione dell’epico romanzo di Fedör Dostoevskij diventa una lettura a due voci che fa vivere in prima persona al pubblico l’ossessione del protagonista. Spiega Sergio Rubini: «Vertigine e disagio accompagnano il lettore di “Delitto e Castigo”. La vertigine di essere finiti dentro il tormento di un uomo che trova nell’omicidio la propria e unica affermazione di esistenza. Quindi, il delitto come specchio del proprio limite e orizzonte necessario da superare per l’autoaffermazione del sé».

«Delitto/Castigo» è un invito a misurarsi con le proprie paure, i propri errori, per comprendere che l’uomo è colpevole tanto quanto è capace di chiedere scusa e redimersi, anche a costo di perdere la vita. Rodion Romanovič Raskol’nikov, un giovane poverissimo e strozzato dai debiti, uccide una vecchia e meschina usuraia. Lo studente di San Pietroburgo si rifiuta di provare rimorso, per dimostrare a se stesso di appartenere alla categoria di quelli che lui definisce i “napoleonici”, i grandi uomini, le menti superiori dalle idee rivoluzionarie, autorizzati a vivere e agire al di sopra della legge comune, perché tutte le loro azioni, anche quelle condannate dalla morale, hanno come fine ultimo il bene collettivo. Tenta di convincersi che l’omicidio della vecchia, che incarna il male e la perfidia, non solo non è condannabile ma costituisce la dimostrazione stessa della sua appartenenza a una categoria superiore. Dall’altro lato, però, non sfugge ai sensi di colpa e al terrore di essere scoperto. Alla fine deve rassegnarsi: non è un grande uomo, ma un “pidocchio” e, come tale, merita una punizione.

La potenza dell’opera di Dostoevskij è descritta mirabilmente nel romanzo di Paul Auster «4321», nel quale l’autore ne immagina gli effetti della lettura sul protagonista Archie Ferguson: «La lettura di “Delitto e Castigo” lo cambiò, “Delitto e Castigo” fu il fulmine che si abbatté dal cielo e lo mandò in frantumi, e quando riuscì a riprendersi Ferguson non ebbe più dubbi sul futuro, se un libro poteva essere questo, se un romanzo poteva fare questo al tuo cuore, alla tua mente e ai tuoi sentimenti più profondi sul mondo, allora scrivere romanzi era senz’altro la cosa migliore che potevi fare nella vita, perché Dostoevskij gli aveva insegnato che le storie inventate potevano andar ben oltre il semplice divertimento e lo svago, potevano rivoltarti come un calzino e scoperchiarti il cervello, potevano scottarti e gelarti e metterti completamente a nudo e scaraventarti tra i venti furiosi dell’universo».

Foto ©Serena Pea
Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: un’ora e 45 minuti, senza intervallo
Tel. (0831) 562 554 – 229 230

Venerdì 20 aprile guida all’ascolto de «La Bohème»

Una guida all’ascolto de «La Bohème» corredata da inserti audio e video. È quella che venerdì 20 aprile alle ore 18.30, nella sala conferenze del Complesso ex Scuole Pie a Brindisi (via Tarantini, 35), proporranno il direttore artistico di «Opera in Puglia» Giandomenico Vaccari e il docente del conservatorio «Tito Schipa» di Lecce Corrado Nicola De Bernart, tra informazioni sulla genesi e la fortuna dell’opera, dettagli sull’allestimento ed esempi musicali tratti da incisioni e realizzazioni celebri. L’opera di Giacomo Puccini andrà poi in scena lunedì 23 aprile sul palcoscenico del Verdi con sipario alle ore 20.30.

«La Bohème» è una di quelle opere che fotografano lo spirito di un’epoca e lo consegnano per sempre alla memoria. I quattro quadri saltano da una situazione all’altra con la frammentarietà, il disordine, l’imprevedibilità della vita precaria degli scapestrati protagonisti: il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il filosofo Colline, il musicista Schaunard. La loro gioventù si consuma rapidamente tra grandi aspirazioni intellettuali, denti che battono per il gelo, donne da amare e serate di baldoria, poi però arriva la morte che sconvolge: tanto più se la morte è quella di Mimì, prima creatura davvero indifesa nel mondo eroico del melodramma, buona e sfortunata come le figure femminili del cinema di Chaplin.

«La Bohème» debuttò con successo al Teatro Regio di Torino nel febbraio 1896, diretta da un Toscanini appena ventinovenne. Da allora è una delle opere di Puccini più amate in assoluto dal pubblico, un capolavoro che concilia grande raffinatezza di scrittura strumentale e tessitura vocale con una vivissima popolarità.

L’incontro è ad ingresso libero. Biglietti per la data brindisina de «La Bohème» ancora disponibili presso la biglietteria del Verdi (tel. 0831 562 554) e online sul circuito Vivaticket. Apertura biglietteria lunedì, mercoledì e venerdì ore 11-13; martedì e giovedì ore 17-19. Apertura straordinaria sabato 21 aprile ore 11-13 e 17-19; domenica 22 aprile ore 11-13 e 17-19. Lunedì 23 aprile, giorno dello spettacolo, ore 11-13 e a partire dalle 19.

«Oh, cari amici, vi dico la verità che più invecchio, più mi convinco che “La Bohème” è un capolavoro e che adoro Puccini, il quale mi sembra sempre più bello!». Igor’ Fëdorovič Stravinskij, Venezia 1956.

Al Verdi di Brindisi protagonista l’opera: due appuntamenti tra aprile e maggio

Si comincia lunedì 23 aprile con «La Bohème», titolo tra i più popolari della storia dell’opera, nell’allestimento del Teatro Petruzzelli di Bari con la regia di Alessandro Idonea. Secondo titolo della rassegna «La Cenerentola», in programma martedì 15 maggio.

La stagione del Verdi incontra l’opera lirica. Il sipario del teatro brindisino si alzerà su due autentici simboli della tradizione operistica italiana: «La Bohème» di Giacomo Puccini (lunedì 23 aprile – ore 20.30) e «La Cenerentola» di Gioachino Rossini (martedì 15 maggio – ore 20.30). Due allestimenti dedicati agli appassionati del belcanto e del teatro d’opera.

La stagione «Opera in Puglia» è finanziata dalla Regione Puglia, con la collaborazione del Teatro Pubblico Pugliese, la direzione artistica di Giandomenico Vaccari e il coordinamento di Maurilio Manca. Tante le novità. Sarà la «Cooperativa OLES – Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento» ad organizzare l’edizione 2018 di «Opera in Puglia», che conferma e rilancia la formula del circuito regionale del melodramma: la proposta integra diverse tappe in Puglia, non a caso gli allestimenti uniscono artisti e direttori d’orchestra pugliesi già presenti nei cartelloni d’opera nazionali e internazionali.

«L’opera – ha sottolineato il subcommissario del Comune di Brindisi con delega al Teatro Maria Stefania Fornaro – realizza quella straordinaria commistione di linguaggi artistici che racconta ma è anche in grado di trasmettere emozioni. Narrazione ed emozione sono le due parti della scena che realizzano il teatro ma che, intesi in un senso più largo, infondono l’attrattività di un territorio. Siamo entusiasti perché l’opera eleva il teatro nella sua espressione più completa, con la fusione tra parlato e recitato».

«L’offerta del teatro – ha precisato il presidente della Fondazione Nuovo Teatro Verdi Santi Giuffrè – continua a ripagare l’interesse per la scena. E questo è un motivo d’orgoglio perché Il teatro non crea divisioni ma esprime comunità. Il futuro del Teatro Verdi lo immagino così, sempre più aperto e con una programmazione diversificata. L’Amministrazione, senza aiuti dall’esterno, ha finora speso grande sensibilità».

«Tre sono gli elementi costitutivi alla base di questa produzione – ha aggiunto il direttore artistico di «Opera in Puglia» Giandomenico Vaccari -. Anzitutto la valorizzazione degli artisti pugliesi che saranno impegnati negli spettacoli, un parterre di nomi di eccellenza. In secondo luogo le collaborazioni, quelle sinergie che permettono di produrre spettacoli a costi sostenibili. Infine la dimensione regionale. Mettere in rete più teatri permette di realizzare ulteriori economie, fondamentali per la messa in scena itinerante. L’opera affascina ma è la forma di spettacolo dal vivo più complicata da mettere in piedi».

«La stagione lirica torna a ritagliarsi uno spazio nell’offerta del nostro teatro – ha concluso il direttore artistico del Teatro Verdi Carmelo Grassi – che quest’anno rinnoviamo nel solco di un doppio appuntamento da non perdere. Due spettacoli che completano l’offerta del teatro, la arricchiscono nell’idea di soddisfare un po’ tutte le fasce di pubblico. Un finale di stagione che sottolinea lo stile e la bellezza del belcanto italiano, un segno che qualifica la tradizione culturale del nostro paese in tutto il mondo».

Prima opera in scena sarà lunedì 23 aprile (ore 20.30) «La Bohème» di Giacomo Puccini (opera in quattro quadri su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica), con la regia di Alessandro Idonea. Direttore d’orchestra il milanese Gianluca Martinenghi. Le scene sono quelle del Teatro Petruzzelli di Bari, realizzate nel 2008 per il Teatro Piccinni. Una storia sempre attuale «che parla d’amor, di primavere, di sogni e di chimere», come dice la protagonista Mimì, e che racconta la giovinezza, la crescita e il doloroso passaggio da un’adolescenza interiore a una maturità reale. L’esistenza spensierata di un gruppo di giovani artisti bohémien costituisce lo sfondo dei diversi episodi in cui si snoda la vicenda dell’opera, ambientata nella Parigi del 1830.

Quarta opera di Puccini, è la storia d’amore di due giovani e squattrinati ragazzi pieni di speranza. Mimì e Rodolfo, accompagnati da Musetta e Marcello, trascorrono in allegria gran parte della loro esistenza, screziata di gelosia ma pur sempre leggera e immersa in una Parigi inebriante e gioiosa. Dentro questa cornice «La Bohème» è, in realtà, una storia che racconta la crescita e il dolore, il passaggio da un’adolescenza interiore a una maturità reale. La stesura del libretto fu molto complessa, per la difficoltà di adeguare i personaggi alle rigide regole della lirica e della musica. La stesura della partitura, invece, risultò più semplice e venne completata nel dicembre 1895. Meno di due mesi dopo (tempi relativamente brevi per l’epoca), l’1 febbraio 1896, «La Bohème» fu rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino, diretta dal giovane Arturo Toscanini. La prima non ebbe grande successo (inspiegabilmente), al punto che Carlo Borsezio, noto giornalista torinese, parlò di «traviamento del cammino dell’arte». Il seguito fu invece trionfale e «La Bohème» divenne presto una delle opere più acclamate in assoluto.

Tra gli interpreti dell’allestimento brindisino spiccano il soprano sanvitese Angela Nisi, al quale è affidata la difficile parte di Mimì, il tenore franco-tunisino Amadi Lagha – più volte impegnato al Festival di Torre del Lago, che vestirà i panni del poeta Rodolfo -, il baritono Italo Proferisce, nel ruolo di Marcello, Marco Camastra in quello di Schuanard, Musetta è Diana Tugui. Il «Coro Opera in Puglia» sarà diretto da Emanuela Aymone, il coro di voci bianche da Luigi Mazzotta.

Chiude la minirassegna martedì 15 maggio (ore 20.30) «La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo» di Gioachino Rossini (opera in due atti su libretto di Jacopo Ferretti), di cui quest’anno ricorre il 150° anniversario della morte. Regia e costumi dell’opera sono di Paolo Panizza. Direttore d’orchestra il catanese Salvatore Percacciolo. Scene di Franco Armieri.

Mancavano due giorni al Natale 1816, e Rossini si trovava in grande difficoltà perché la censura pontificia gli aveva bocciato un soggetto destinato al carnevale del Teatro Valle di Roma. Il compositore si ritrova così a scegliere in gran fretta, insieme al suo librettista Ferretti, un nuovo tema per la sua opera. Pensa così alla Cenerentola di Perrault. I due si buttano a capofitto nel lavoro e decidono di adattare il racconto smussando ogni riferimento magico e fiabesco: perché il meraviglioso non entusiasmava il pubblico romano dell’epoca o perché Rossini non se ne sentiva particolarmente ispirato. Così, nel libretto non compare il personaggio della fata madrina, né l’incantesimo che trasformava gli stracci della ragazza in un bellissimo abito da sera. Soprattutto non si assiste alla famosa promessa che mette Cenerentola in fuga al suono della mezzanotte. Infine, non c’è traccia della scarpetta di cristallo persa sulla scale del palazzo, sostituita da uno “smaniglio”, un braccialetto che Cenerentola affida al Principe per essere ritrovata. Nasce così «La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo», dramma giocoso in due atti messo in scena per la prima volta al Teatro Valle di Roma il 25 gennaio 1817.

Gli interpreti principali del cast sono Daniela Pini, nel ruolo della protagonista Angelina, Salvatore Salvaggio in quello di Don Magnifico, Manuel Amati (Don Ramiro), Michele Govi (Dandini).

«Opera in Puglia» è finanziata nell’ambito delle «Azioni di Valorizzazione della cultura e della creatività territoriale – Il sistema musicale in Puglia» a valere sulle risorse FSC Puglia 2014-2020 – Patto per la Puglia, Area di intervento IV «Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali».

Prezzi:
Primo settore: € 25,00
Secondo settore: € 22,00
Galleria: € 18,00
Ridotto associazioni con minimo 15 persone (secondo settore e galleria): € 15,00
Ridotto under 25 (secondo settore e galleria): € 10,00

Abbonamenti («La Bohème» + «La Cenerentola»):
Primo settore: € 44,00
Secondo settore: € 38,00
Galleria: € 30,00

Biglietteria Teatro Verdi:
Apertura lunedì, mercoledì e venerdì ore 11-13; martedì e giovedì ore 17-19

Info 0831 229 230
Biglietteria 0831 562 554
Biglietteria online www.vivaticket.it

«L’itinerario sbagliato… di un cavaliere errante», la mostra degli studenti del «Simone-Durano»

Conferenza stampa e inaugurazione stamani della mostra fotografica a cura degli studenti del liceo artistico-musicale «Simone-Durano» di Brindisi. L’iniziativa compie il percorso di alternanza scuola-lavoro che in questi mesi ha visto impegnati gli alunni delle classi 4ª A e 4ª B su uno studio ispirato al «Don Chisciotte» di Cervantes.

È stata presentata e inaugurata questa mattina nel foyer del Teatro Verdi di Brindisi la mostra fotografica «L’itinerario sbagliato… di un cavaliere errante», allestimento che conclude il percorso di alternanza scuola-lavoro che ha visto impegnati dallo scorso novembre gli studenti delle classi 4ª A e 4ª B del liceo artistico-musicale «Simone-Durano» di Brindisi. Tema dell’esperienza formativa lo spirito visionario e fantasioso del «Don Chisciotte» di Cervantes. Un entusiasmante programma di lavoro, tra incontri, approfondimenti, conversazioni, lezioni in teatro e in classe, infine l’allestimento dell’esposizione nel foyer.

La mostra tratteggia, attraverso le prospettive dei ragazzi, un itinerario nel cuore della città. Un punto di vista originale che offre dei luoghi un’apparenza distorta, visionaria, a tratti surreale, sfrondata della percezione superficiale e affrettata che spesso ci impedisce di coglierne il senso e la bellezza. Con il progetto, i ragazzi hanno “indossato” per una volta gli occhi di Don Chisciotte per entrare nei luoghi, nei palazzi, nei muri scrostati, presentando la città nel suo aspetto meno scontato e rivelando le sue continue meraviglie. Una road map che attraversa il culto del bello, della poesia, del potere salvifico dell’immaginazione.

Sbagliando itinerario, il cavaliere errante scopre un verso esclusivo, si sposta dal comune punto di osservazione per svelare la bellezza e la potenza della visione, ciò che serve per riconnettere la città con il suo futuro. «Visionario è colui che riesce a vedere una via nuova, ne immagina il percorso o lo comunica come se fosse già reale». La mostra si può spiegare semplicemente così.

Le visioni Don Chisciotte le congiunge alla follia e alla ragione: i luoghi di importanza storica appaiono deformati mentre i luoghi abbandonati si mostrano nella loro dolente bellezza. Così come quando, nella storia narrata, il personaggio raggiunge la locanda che ai suoi occhi si presenta come un castello. Da questa associazione, tra percezioni reali e irreali, nasce l’interpretazione fotografica delle visioni del personaggio. Attraverso gli occhi di Don Chisciotte la mostra racconta le emozioni di smarrimento iniziale per procedere con passaggi che spaziano dalla quiete al turbamento, dall’incanto alla noia, dalla meraviglia alla confusione.

«Il teatro entra nella città anche attraverso la scuola – ha detto il presidente della Fondazione Nuovo Teatro Verdi Santi Giuffrè – e la fotografia è uno strumento che cattura e a volte amplifica il fascino delle cose. La Fondazione fa propria ogni iniziativa capace di promuovere il protagonismo dei ragazzi, gli spunti e le loro idee innovative, perché anche il teatro non può rinunciare all’energia vitale dei giovani. Questa mostra non è un punto di arrivo ma un passaggio rafforzativo che deve guardare ad altre e auspicabili iniziative, a partire dall’immediato. La verginità creativa dei ragazzi è senz’altro una risorsa sulla quale occorre investire».

«Siamo felici che i ragazzi abbiano vissuto appieno questa esperienza formativa – ha aggiunto il dirigente scolastico Carmen Taurino –. È molto importante che i ragazzi comincino a sondare, sperimentando e scoprendo scenari insospettati della propria città. Don Chisciotte ci insegna che è nell’errare, a volte nel prendere una strada sbagliata, che si possono fare le scoperte migliori e cogliere nella realtà immagini e storie che altri non vedono, presi dalla frenesia del quotidiano, dalla pigrizia creativa e immaginifica. È esattamente quello che chiediamo ai nostri ragazzi, di essere dei piccoli don Chisciotte alla conquista della Città, di trasformare la bellezza in opportunità, i luoghi comuni in itinerari, non importa se sbagliati. Il futuro ha solo queste strade per arrivarci. Da parte nostra il compito di plasmare l’alternanza curvandola sui linguaggi del territorio e della comunità. Sarebbe bello fare di questa mostra una tappa di visita per i crocieristi».

L’organizzazione delle attività è stata curata e seguita dai tutor aziendali, Valentina Marolo (supervisione) e Roberto Romeo (comunicazione), assieme ai tutor scolastici, Barbara Arrigo (fotografia) e Gregorio Filieri (allestimento). Così, oltre allo studio della tecnica fotografica, i ragazzi hanno affrontato gli aspetti progettuali dell’allestimento espositivo seguendo le successive fasi, dall’ideazione del progetto alla realizzazione delle strutture, pensate in funzione delle esigenze comunicative della mostra.

«La Fondazione ha assecondato con entusiasmo l’occasione formativa – ha sottolineato il dirigente alla Cultura Nicola Zizzi – perché si tratta di un progetto che si ispira all’idea di contaminare scuola e lavoro, di mettere in circolo un’energia che motiva e contagia tutti. Si tratta di una modalità interessante se si riesce a realizzare un incastro tra scuola e lavoro aderente al territorio. L’alternanza offre una nuova visione della formazione, a scuola fuori della scuola, una realtà con cui studenti, famiglie e docenti devono confrontarsi per modificare l’organizzazione dei tempi e la condivisione degli obiettivi».

«Il teatro è un luogo sensibile all’entusiasmo dei ragazzi – ha concluso la docente Barbara Arrigo – ed è capace di ripagarli dotandoli di strumenti nuovi. La fotografia è un modo per avvicinarli perché offre una prospettiva della città che può stimolare riflessioni interessanti. I ragazzi si sono dedicati con passione e curiosità, segno che anche la cultura ha nei giovani le gambe più forti e più veloci».

Promozione LAST MINUTE per «Di’ che ti manda Picone» con Biagio Izzo e Rocío Muñoz Morales

Last minute per lo spettacolo «Di’ che ti manda Picone» con Biagio Izzo e Rocío Muñoz Morales, per la prima volta in scena insieme, in arrivo al Teatro Verdi di Brindisi mercoledì 14 marzo (ore 20.30). Il biglietto, per i posti rimasti in galleria, è disponibile a 10 euro limitatamente al giorno stesso dello spettacolo (apertura botteghino ore 11.30-13 e dalle 19 fino a inizio spettacolo, info 0831 562 554).

Da una pellicola del 1984 entrata nella storia del cinema, con uno straordinario Giancarlo Giannini, nasce il sequel in versione teatrale di «Di’ che ti manda Picone». Sempre tratto dalla penna di Elvio Porta, che nel film racconta la storia di un operaio dell’Italsider di Bagnoli che, per protestare contro la chiusura della fabbrica, si dà fuoco davanti al Consiglio comunale sotto gli occhi della moglie e del figlio piccolo, il regista Giuseppe Miale di Mauro riporta sul palcoscenico quel bambino per scoprire che fine abbia fatto dopo la tragica morte del padre.

Protagonista è Biagio Izzo, nei panni di Antonio Picone, l’ex bimbo orfano che, ormai adulto, si isola nella vecchia casa di famiglia e vive nel ricordo di un padre scomparso troppo presto. Incompiuto, inaffidabile e immaturo, Antonio è una specie di Peter Pan incapace di assumersi le proprie responsabilità, ma la sua condizione di “figlio di” lo rende appetibile agli occhi di un politico senza scrupoli, il senatore Fernando Cafiero Palma che, insieme ai suoi complici, cerca di coinvolgerlo in una speculazione immobiliare che prevede l’abbattimento di alcuni centri sociali, orfanotrofi e case di riposo per far nascere al loro posto un centro commerciale.

Antonio è fortemente combattuto tra la sua onestà di fondo e il “mondo di privilegi e ricchezza” che suo cugino Raffaele, collaboratore del senatore, gli prospetta a portata di mano. Sta quasi per capitolare quando Mara, sua fidanzata “storica”, che ha appena scoperto di essere incinta, temendo che il suo uomo e futuro padre dei suoi figli possa accettare “la proposta disonesta” del politico, con l’aiuto di Nicolino (un quarantenne ospite da sempre dell’orfanotrofio, affetto da ritardo mentale che lo rende ingenuo come un bimbo di dieci anni) disegna un piano: far credere ad Antonio che il fantasma del padre si sia materializzato in casa per esortarlo a rifiutare.

Ed è da questo confronto con l’anima del padre, o più semplicemente con se stesso, che, indipendentemente dalla trovata di Mara e Nicolino, Antonio troverà la forza di crescere ed assumersi le sue responsabilità di uomo e, soprattutto, di padre. In un divertente susseguirsi di colpi di scena e situazioni paradossali, il nostro eroe scoprirà di essere migliore di quanto avrebbe creduto e deciderà di utilizzare l’opportunità offertagli, in malafede, dal senatore per diventare il difensore di quelli che avrebbe dovuto sfrattare per gli interessi di una classe politica spregiudicata e corrotta.

«Lo spettacolo è un omaggio alla memoria di Elvio Porta – ha spiegato Biagio Izzo -, sceneggiatore del film, il quale, sulla scia del successo di quella storia, aveva pensato di abbozzare, assieme a Lucio Aiello, un soggetto per il teatro immaginando ciò che il figlio del protagonista sarebbe diventato da grande. Dopo la scomparsa di Elvio, nel 2016, Lucio ha completato il percorso iniziato con l’amico perfezionando l’adattamento per le scene e realizzando così il sogno di Elvio. Un grande attore, regista e sceneggiatore, autore anche di “Masaniello” e del film “Scugnizzi”, che ha lasciato un segno profondo nella memoria del teatro e del cinema italiano, ma di cui non si parla abbastanza. A lui dedichiamo lo spettacolo ogni volta che si spengono le luci di scena».

Accanto a Biagio Izzo e Rocìo Munoz Morales, fanno parte del cast Mario Porfito, Lucio Aiello, Agostino Chiummariello, Rosa Miranda, Antonio Romano, Arduino Speranza e Angela Tuccia.

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: due ore più intervallo
Tel. (0831) 562 554 – 229 230

Comune di Brindisi, una giornata dedicata al tema della legalità

Due iniziative programmate nel Teatro Verdi di Brindisi mercoledì 7 marzo. La mattina (ore 9.30) lo spettacolo «Mala’ndrine», un lavoro sulla ‘Ndrangheta aperto alle scuole secondarie; la sera (ore 20.30) il concerto della Banda musicale della Polizia di Stato: una manifestazione istituzionale nata della sinergia tra l’Amministrazione comunale e la Questura di Brindisi. Disponibili il secondo settore di platea e la galleria previo ritiro del biglietto gratuito (a partire da giovedì 1 marzo) presso la biglietteria del teatro.

L’Amministrazione comunale, nell’ambito delle iniziative promosse dalla Gestione commissariale, organizza, per il prossimo mercoledì 7 marzo, una giornata interamente dedicata al tema della legalità e della lotta alla criminalità.

La giornata, che vede il supporto della Fondazione Nuovo Teatro Verdi, si articola in un doppio appuntamento nel Teatro Verdi e mira a sensibilizzare la comunità verso un aspetto di centrale rilevanza per la convivenza civile, attraverso il coinvolgimento di differenti fasce di pubblico. Il tema della legalità rappresenta l’impegno delle istituzioni a contribuire a una formazione di cittadinanza attiva, con particolare attenzione per le nuove generazioni, cui spetta il compito di costruire un diverso e migliore futuro.

Per questo, si è pensato di proporre, alle scuole secondarie del territorio, uno spettacolo in grado di offrire una lettura amara della criminalità, quali che siano i suoi linguaggi e le sue modalità di reclutamento. «Mala’ndrine», questo il titolo dello spettacolo in programma per le scuole secondarie nel corso della mattinata (ore 9.30), scritto da Francesco Forgione, Pietro Sparacino e Bartolo Scifo e diretto da Pietro Sparacino. La messinscena narra, racconta e analizza, tra ironia, sarcasmo e denuncia, il fenomeno della ‘ndrangheta dalle sue origini ai giorni nostri. Lo spettacolo accompagnerà lo studente alla scoperta dei riti di affiliazione, della struttura e della storia, dei protagonisti e dei loro affari, di tutte quelle dinamiche sconosciute che hanno trasformato la mafia dei vecchi pastori calabresi in una delle più grandi holding criminali del mondo. «Mala’ndrine» è uno spettacolo che parla della ‘ndrangheta con le voci della ‘ndrangheta: le musiche sono a cura di Laura Di Giorgio e Momo. Lo spettacolo mira al duplice obiettivo di informare, dunque di offrire, un’adeguata conoscenza del fenomeno, e di sensibilizzare contro condotte criminose individuali e organizzate.

La sera, con inizio alle ore 20.30, è in programma il concerto della Banda musicale della Polizia di Stato. L’iniziativa nasce da una sinergia tra l’Amministrazione comunale e la Questura di Brindisi: ai cittadini interessati sono messi a disposizione il secondo settore di platea e la galleria, con ingresso gratuito previo ritiro del ticket esclusivamente presso la biglietteria del teatro (massimo due a persona), nei giorni di giovedì 1 marzo (dalle 11.30 alle 13 e dalle 17 alle 19), venerdì 2 marzo (dalle 11.30 alle 13), lunedì 5 marzo (dalle 17 alle 19) e martedì 6 marzo (dalle 11.30 alle 13 e dalle 17 alle 19). È esclusa la prenotazione telefonica. Le esibizioni della Banda della Polizia, sia nei più celebri teatri che nelle piazze italiane e del mondo, sono particolarmente apprezzate. La Banda, diretta dal M.O Maurizio Billi, eseguirà un programma dedicato a brani classico-sinfonici e una fantasia di musiche da film di grandi compositori come Nino Rota ed Ennio Morricone, cui si affiancheranno le interpretazioni del soprano Federica Balucani e del tenore Cataldo Caputo. Il programma musicale, vario e articolato, permetterà alla Banda di mettere in risalto le straordinarie capacità tecniche e interpretative di ciascuno degli elementi dell’organico. Condurranno la serata Ertilia Giordano e Antonio Celeste. Con un vasto repertorio che comprende, oltre alle tradizionali marce militari, anche brani originali e trascrizioni di musica classica e contemporanea, la Banda contribuisce ad avvicinare i cittadini, attraverso la musica, al concetto di “polizia di prossimità”. L’alto profilo artistico delle sue interpretazioni e la qualità dei programmi proposti qualificano la Banda musicale della Polizia di Stato tra le migliori orchestre di fiati a livello internazionale.

Promozione “Last Week” per il «Don Chisciotte della Pignasecca»

Speciale promozione per lo spettacolo con Peppe Barra e Nando Paone, ispirato al capolavoro di Cervantes, in arrivo nella sala brindisina venerdì 2 marzo (ore 20.30). Biglietto al costo di 10 euro per poltrone di secondo settore di platea e galleria.

Promozione “Last Week” per lo spettacolo «Don Chisciotte della Pignasecca» con Peppe Barra e Nando Paone, in arrivo al Teatro Verdi di Brindisi venerdì prossimo 2 marzo (ore 20.30). Il biglietto, per i posti rimasti nel secondo settore e in galleria, sarà disponibile al prezzo di 10 euro a partire da martedì 27 febbraio fino al giorno dello spettacolo (apertura botteghino dalle ore 11.30 alle 13 e dalle 17 alle 19).

«Don Chisciotte della Pignasecca», ovvero come trasferire la vicenda dell’hidalgo dalla triste figura nel cuore della Napoli del 1945. In una piazza del quartiere popolare della Pignasecca arrivano due reduci sbrindellati: il capitano Michele Ghigliotti, che a seguito di un colpo subito alla testa crede di essere il cavaliere di Cervantes, alla ricerca di un fantomatico tesoro sepolto nel suo quartiere d’origine, e il suo attendente Salvio Panza, che lo asseconda abbagliato dal disegno di impossessarsi del tesoro. Attorno ai due protagonisti ruotano le vicende del locandiere, oppresso dai debiti, e di sua sorella, giovane fanciulla, spirito libero pronta a vivere il presente e a costruire il suo futuro, vittima delle attenzioni di un vecchio usuraio.

Mulini a vento ed eserciti di pecore sono accantonati: il succo, però, è lo stesso, e la grandezza del messaggio di Cervantes, lanciato in quel “siglo de oro” in cui crollavano gli ideali e si affermava il materialismo, è sempre, tanto attuale. Nando Paone è il folle capitano, il sognatore, l’idealista alla ricerca del bene, l’uomo alla scoperta della verità. Un romantico ricco di umanità, apparentemente comico, in realtà triste, obbligato dalla vita a condurre un’esistenza piccola e meschina, in una società priva di valori morali: così si rifugia negli ideali, nell’immaginazione, in un mondo scomparso, dove prevalgono senso dell’onore ed eroismo. Peppe Barra è il fedele scudiero, figura grottesca, che per interesse tiene legato alla realtà, almeno parzialmente, il visionario condottiero accompagnandolo in questa avventura, un viaggio alla ricerca di ciò che può cambiare per sempre le loro tristi e miserabili vite. È la storia di un sognatore ad occhi aperti a cui l’autore dell’adattamento, Maurizio De Giovanni, ha saputo dare il suo tocco di “malinconica comicità”.

De Giovanni estrapola le caratteristiche morali e intellettuali di Don Chisciotte e Sancho Panza proiettandole in un’epoca successiva all’originale, quella del secondo dopoguerra, mentre il regista Alessandro Maggi crea una messinscena ricca di suggestioni che offre una riflessione su se stessi e sul mondo che ci circonda. Le musiche sono di Patrizio Trampetti, le luci di Gigi Saccomandi, le scene e i costumi di Marta Crisoli Malatesta.

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: due ore compreso intervallo
Per tutte le informazioni www.nuovoteatroverdi.com
Tel. (0831) 562 554 – 229 230

Rimbamband: cinque suonatori sognatori al Verdi

Fuori programma sabato 17 marzo al Verdi l’esilarante show della band pugliese che mescola note e comicità: ogni brano diventa la chiave di accesso a un mondo fantasioso e senza confini, nel quale la musica si intreccia con gag, scherzi surreali, microscenette, parodie, citazioni cinefile e rimandi a big della comicità di tutti i tempi, come Jerry Lewis e Charlie Chaplin. Vivamente consigliato a un pubblico “da 0 a 99 anni”.

La Rimbamband approda al Teatro Verdi di Brindisi. L’appuntamento con il geniale e irriverente gruppo pugliese di suonatori sognatori è per sabato 17 marzo, alle ore 20.30. Sul palcoscenico «Il meglio di», un mix di comicità strampalata e nonsense, tra canzoni, note e rumori: surreale e poetica l’atmosfera, esilarante il gioco dei contrasti fra i personaggi, travolgente l’energia in uno spettacolo unico, che nasce dalle altre esibizioni e le riassume un po’ tutte.

La Rimbamband è un eclettico quintetto di artisti che attraverso la musica, le parole e la mimica del corpo, crea esilaranti personaggi e trasmette un’energia travolgente fatta di note e poesia. Si definiscono musicisti, suonatori e sognatori e il loro progetto, arricchito da strumenti come pianoforte, contrabbasso, sassofono, rullante e megafono, può essere definito un teatro comico-musicale. A Brindisi presenteranno uno show che comprende e attraversa «Il meglio di» spettacoli collaudati in anni di tournée, in cui il pubblico si divertirà a vederli giocare; con i testi e le note di artisti celebri come Buscaglione, Carosone, Gaber, ironizzando su opere di Mozart o Rossini, alternate a divertenti gag ispirate a Jerry Lewis, Charlie Chaplin e Jacques Lecoq riproposte con gli immancabili accenti di «pugliesità».

«Cinque straordinari musicisti un po’ suonati che incantano, creano, illudono, emozionano, demistificano, provocano… giocano. Il reale si fa surreale, l’impossibile diventa possibile, il possibile improbabile. Una formazione eclettica, frizzante, folle, bizzarra, gustosa e scatenata che diverte e si diverte grazie al vivido sapore ironico delle sue interpretazioni musicali più che originali, in uno spettacolo che “usa” la musica per viaggiare anche al di là di essa. Rimbambini cresciuti a pane, swing e fantasia». Così si descrivono i componenti della Rimbamband (Raffaello Tullo, Renato Ciardo, Vittorio Bruno, Nicolò Pantaleo e Francesco Pagliarulo), un profilo che rispecchia perfettamente la realtà.

La Rimbamband mixa tutti i linguaggi possibili dell’arte e dello spettacolo: musica, mimo, clown, tip tap, teatro di figura, rumorismo, fantasia teatrale, parodie. Il tutto mixato con un ritmo comico incalzante e servito con energia incontenibile da un ensemble sorprendente. Raffaello Tullo balla il tip tap, suona, canta. Poi c’è Renato Ciardo: suona una strana batteria, ha una testa enorme e uno spiccato accento barese. E che dire di Vittorio Bruno? Suona il contrabbasso ma non ha ancora ben capito chi è e da dove viene. Anima swing come poche, stralunato a volte, osservatore raffinatissimo altre. C’è anche un sassofonista: Nicolò Pantaleo, anima talentuosa, gentile, matematica, quadrata. E poi c’è “il rosso”, Francesco Pagliarulo, pianista virtuoso: anima delicata, fragile e onesta, con il ragtime nelle vene.

La Rimbamband, oltre alla sua attività dal vivo che l’ha portata in tutta Italia, compresi teatri importanti, ha partecipato negli anni a molte trasmissioni televisive e radiofoniche. Dunque, uno spettacolo da non perdere che mette cinque raffinati musicisti al servizio di una comicità irresistibile.

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: 90 minuti senza intervallo
Prezzi: 15 euro (primo settore); 12 euro (secondo settore); 10 euro (galleria)
Ragazzi under 25 anni: 8 euro (in tutti i settori)

Biglietteria online https://goo.gl/jmpcgd
Tel. (0831) 562 554 – 229 230

Un fumetto a teatro: Daniel Pennac torna al Verdi di Brindisi

Il romanziere e la fumettista Florence Cestac mettono in scena una storia d’amore commovente e incantata: lo spettacolo scava tra le nostalgie infantili dell’autore francese quando trascorreva le vacanze in Costa Azzurra. In arrivo al Verdi martedì 20 febbraio (ore 20.30).

Quando il fumetto incontra il teatro nasce «Un amore esemplare». È il titolo dello spettacolo in arrivo al Teatro Verdi di Brindisi martedì 20 febbraio (ore 20.30), con Daniel Pennac tratto dall’omonimo fumetto dello scrittore francese, disegnato dalla fumettista Florence Cestac. Sul palcoscenico Pennac racconta una storia vera, una storia d’amore, mentre Florence Cestac la disegna facendone un fumetto dal vivo. Un fumetto che prende vita. Un progetto originalissimo in due lingue, il francese e l’italiano, che convivono in perfetta armonia rendendo superfluo l’uso dei sopratitoli.

«Un amore esemplare» è innanzitutto, il racconto di un amore, di un matrimonio tra due persone di classi sociali diverse, Jean e Germaine, i vicini di casa del piccolo Daniel Pennac durante le sue vacanze a La Colle sur Loup in Costa Azzurra, tra gli alberi di fichi e un grande pergolato sotto il quale si gioca a bocce.

Lì Pennac e suo fratello Bernard incontrano i protagonisti: sempre di buon umore, contagiosi con la loro irrefrenabile gioia di vivere. Niente figli, niente lavoro, vivono un amore senza intermediari, un amore sedentario, un amore esemplare. Il piccolo Daniel, incuriosito dalle loro “stranezze”, decide di conoscerli e fa di tutto per introdursi nella loro vita.

Per quindici anni frequenta Jean e Germaine che si raccontano come due protagonisti di un romanzo d’amore: l’incontro/scontro a casa di Jean quando lui, di nobili origini, era promesso sposo di un’altra e Germaine, una sartina figlia di cenciaioli, lo fulmina con la sua personalità fino a fargli perdere la testa. Pennac, che frequenta la coppia anche dopo essere diventato uno scrittore di successo, si sente un po’ loro figlio, quello che i due non hanno mai avuto. Con l’amore di un figlio li seguirà fino alla fine, fino alla morte di Jean e, poco tempo dopo, a quella inevitabile di Germaine.

In scena Pennac, ormai adulto e affermato scrittore, racconta a una giornalista (interpretata da Ludovica Tinghi) il suo colpo di fulmine per la storia di Jean e Germaine mentre Florence Cestac la illustra dal vivo. La giornalista, rapita dal racconto ne diventa essa stessa protagonista: si tramuta in Germaine, ma anche nella sua amica Rachel, incontra Jean (interpretato da Massimiliano Barbini), regalando al pubblico un gioco teatrale magico, tenero e scanzonato.

Il fumetto è un tenero racconto su un amore sovversivo, pieno di fantasia e poesia; è anche una storia che diverte, grazie alla scrittura leggera e alla cifra umoristica di Pennac che si combina alla perfezione al tratto cartoonesco e comico della Cestac, famosa per il tratto inconfondibile e lo stile del celebre naso che distingue i suoi personaggi. Il libro è dedicato alle vittime degli attentati del 2015 alla redazione di Charlie Hebdo, avvenuti mentre i due artisti stavano ultimando il loro fumetto. A loro la dedica: «Ai dodici di Charlie, nostri unici apostoli».

«Si chiamavano Jean e Germaineha scritto Pennac nell’introduzione del fumetto. Io avevo otto anni e loro l’età che ho io oggi. Avevano passato la vita ad amarsi e a leggere. Non avevano mai fatto nient’altro. Nessun lavoro, niente ­figli, nessuna vita sociale, nulla di quel che contraddistingue le coppie della “buona società”. Di conseguenza, erano alquanto malvisti dalla borghesia locale. Si diceva che erano pigri, egoisti, asociali e noiosi. Questo era ciò che sentivano le mie orecchie di bambino. E ho voluto veri­ficare. Così mi sono in­filato in casa loro. E non ne sono più uscito».

«Un amore esemplareha spiegato la regista Clara Bauerha suscitato in me il desiderio di portare quest’opera a teatro, principalmente per due motivi: in primo luogo per la storia, quella di un amore assolutamente improduttivo, un amore che resiste a tutte le avversità, e poi per la sfida di portare un fumetto a teatro».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: 60 minuti
Attive promozioni per abbonati e associazioni
Biglietteria online https://goo.gl/4nJHnx
Tel. (0831) 562 554 – 229 230