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Francesco Piccolo e Pif in «Momenti di trascurabile (in)felicità»

«Quando mi dicono: ti potevi vestire meglio. E io mi ero già vestito meglio». Francesco Piccolo, accompagnato sul palco da Pif, scansiona le tantissime istantanee di una realtà che nasconde il senso più profondo e volubile della vita: in scena i trascurabili (ma non insignificanti) momenti di in/felicità che appartengono al nostro comune e circolare quotidiano. Un “varietà dell’anima” che mette in scena fobie, debolezze, idiosincrasie.

Attimi di esistenza che fanno parte della vita di ognuno di noi e sui quali, spesso, superficialmente non ci soffermiamo: sono i «Momenti di trascurabile (in)felicità», raccontati da Francesco Piccolo con la “complicità” di Pif, in scena al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi domenica 31 marzo – sipario ore 20.30. Ironici pensieri in libertà, cinici e reali, di quei brevi attimi in cui assapori il (dis)piacere della vita. Pif, già protagonista dell’omonimo film in sala in questi giorni, diretto da Daniele Luchetti, prenderà parte allo spettacolo in maniera sorprendente.

Francesco Piccolo, accompagnato da un ospite speciale come Pif, sfoglia il proprio catalogo di nevrosi, vezzi, consuetudini, manie e segreti tratto dai suoi due libri di successo, passando in rassegna momenti felici ed infelici dell’esistenza quotidiana sui quali non abbiamo il tempo o la pazienza di soffermarci.Lo spettacolo, organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese, sposta dall’ombra e mette in luce eventi trascurabili ma piantati nella vita di ognuno, che fanno sempre dire a chi sta in platea: « è proprio così… lo faccio anche io… è successo a me… sono io!».

Piccole abitudini, positive o negative, che scatenano un costante e ininterrotto riconoscersi. Dal momento della torta ad una festa di bambini alla temperatura dell’acqua sotto la doccia, passando per domande esistenziali e amare verità («quando mi dicono: ti potevi vestire meglio. E io mi ero già vestito meglio»). Uno spettacolo capace di scavare con ironia disarmante nella banalità del quotidiano, nei luoghi comuni, negli attimi fuggenti e preziosi della vita su cui normalmente non ci si sofferma, che si rincorrono senza fare rumore ma che sommati fanno forse più dei momenti di grande felicità.

«Momenti di trascurabile (in)felicità» è il manuale dei piccoli dettagli della quotidianità, quelli che attraversiamo lasciandoli in un angolo della memoria, convinti di incontrarli un’altra volta in una familiarità scontata e costante. Piccolo dipana, come si farebbe in una serata tra amici che raccontano esperienze vissute in prima persona, un filo d’unione tra i vari frammenti che ricompongono la vita. Lo spettacolo è dunque il resoconto della nostra esistenza quotidiana, un racconto, preso in prestito dalla vita, fatto di microscopiche felicità e infelicità cui spesso non diamo valore ma che hanno la capacità di accomunarci tutti in un sorriso. Perché i veri protagonisti, in fondo, siamo noi. Lo spettacolo restituisce la funzione del teatro, quella di farsi specchio della vita, dell’immaginario, degli occhi sulla realtà, di quei momenti che fanno parte del vissuto di ciascuno. Lo spettatore li vede, li scopre, li riconosce, se li cuce addosso e scandagliando lo specchio della scena si interroga e prova a conoscersi meglio.

Qualche anno fa le nostre più piccole e strane abitudini, colte nella loro banalità quotidiana, divennero protagoniste di due libri deliziosi, che saranno raccontati per l’occasione dall’autore in persona. «Momenti di trascurabile felicità» è stato pubblicato da Einaudi nel 2010 ed è ancora oggi un successo. Cinque anni più tardi, a fargli da contraltare, è arrivato «Momenti di trascurabile infelicità». Autore di entrambi è Francesco Piccolo, Premio Strega nel 2014 con «Il desiderio di essere come tutti», scrittore («La separazione del maschio», «Allegro Occidentale», «E se c’ero dormivo», «Il tempo imperfetto»), autore per la tv e per il cinema (per Paolo Virzì «Ella & John», «La prima cosa bella» e «Il capitale umano»; per Silvio Soldini «Agata e la tempesta» e «Giorni e nuvole»; per Nanni Moretti «Il Caimano», «Habemus Papam» e «Mia madre»; per Francesca Archibugi «Il nome del figlio» e «Gli Sdraiati»). «Momenti di trascurabile (in)felicità» è uno spettacolo prodotto da «ITC2000».

PREZZI DEI BIGLIETTI:
Primo settore: € 25,00 (ridotto € 22,00)
Secondo settore: € 22,00 (ridotto € 20,00)
Galleria: € 18,00 (ridotto € 16,00)
Studenti fino a 25 anni (secondo settore e galleria): € 10,00

Il ridotto di settore si applica agli under 25, agli adulti over 65, ai possessori di Carta Più e Multipiù Feltrinelli e di Carta Payback Mondadori, ai dipendenti di enti ed aziende convenzionati, ai gruppi organizzati di minimo 15 persone appartenenti ad associazioni in genere.

Si comincia alle ore 20.30
Durata: 70 minuti (senza intervallo)
Biglietteria Nuovo Teatro Verdi dal lunedì al venerdì ore 11-13 e 16-18
Info T. 0831 562554
Biglietteria online https://goo.gl/YLZEYp

Lucio Battisti e Lucio Dalla: la storia e la musica di due icone

La vita, la storia e le canzoni di Lucio Battisti e Lucio Dalla. Mercoledì 20 marzo al Teatro Verdi «Lucio incontra Lucio» è lo spettacolo, diretto e interpretato da Sebastiano Somma, che mette in scena un’originale lettura della musica e della vita dei due grandi cantautori italiani. Ha detto Somma: «È un concerto teatralizzato, un viaggio emozionale dentro la loro musica, attraverso suggestioni, immagini e parole».

Stesso anno, il 1943. Stesso mese, marzo. Addirittura stessa settimana, il 4 e il 5. Soltanto dodici ore separano la nascita di Lucio Dalla e di Lucio Battisti. Uno a Bologna, l’altro a Poggio Bustone. È proprio questo parallelo a ispirare «Lucio incontra Lucio» al Teatro Verdi di Brindisi, in programma mercoledì 20 marzo, con sipario alle ore 20.30. Lo spettacolo, scritto da Liberato Santarpino e diretto e interpretato da Sebastiano Somma, mette in scena un’originale lettura della vita dei due grandi cantautori italiani. Due uomini accomunati dalla stessa caparbietà sperimentale in musica che oggi rappresentano un’icona tutta italiana.

Due musicisti che hanno rinnovato profondamente la canzone italiana, influenzando inevitabilmente tutti coloro che sono venuti dopo. Battisti lo ha fatto in modo più personale, scegliendo di non apparire sulle scene per diversi anni, evitando i concerti e formando con Mogol (autore dei testi di gran parte delle sue canzoni) un sodalizio che resterà nella storia della musica italiana; Dalla, autore estroso capace di scrivere testi eccezionali, è stato meno solitario duettando con i più grandi artisti di fama nazionale e internazionale e addentrandosi con curiosità ed eclettismo nei più diversi generi musicali.

Erano gli inizi degli Ottanta quando Dalla parlò a Battisti di un suo progetto da condividere: una grande tournée e poi un disco da incidere. Battisti rifiutò l’invito, perché ormai proiettato verso una nuova sperimentazione musicale che lo avrebbe portato di lì a poco a decidere di lasciare le scene. Dopo oltre trent’anni da quel giorno Sebastiano Somma porta sul palco quell’incontro artistico, immaginando come sarebbe stato: «Racconteremo – ha detto il regista e interprete – alcuni aneddoti poco conosciuti. Per esempio il testo di “Futura” è stato composto davanti al Check Point Charlie, il punto di passaggio tra Berlino Est e Berlino Ovest: Dalla si era seduto su una panchina e, poco dopo, in quella accanto a lui era arrivato Phil Collins. Proprio in quella mezzora di raccoglimento il cantante bolognese ha intrecciato la storia dei due amanti separati dalla barricata e ne è nato un capolavoro». Sebastiano Somma rompe il silenzio e, vestendo i panni di Zeus, si rivolge al dio Apollo, affinché possa far nascere, sulla martoriata Italia piegata dalle brutture della guerra, un uomo che porti dolcezza e poesia. Apollo prende a cuore l’incarico e decide che, a distanza di poche ore, sarebbero nati ben due uomini d’arte e avrebbero avuto lo stesso nome.

«Lucio incontra Lucio» ripercorre i successi che hanno segnato un’epoca e offre al pubblico un accurato ritratto dei due, da cui emergono affinità e differenze. Divisi dalla geografia e da una dozzina di ore dal primo vagito, i due avranno però un destino comune: lasceranno ai posteri canzoni indimenticabili, cantate a squarciagola dalla loro generazione e da quelle successive.

Lo spettacolo, una raffinata partitura di parole e note, prova a figurare quell’incontro artistico mai avvenuto, anche se solo immaginario, raccontandolo attraverso le canzoni. E mentre Sebastiano Somma racconta, un’orchestra di cinque elementi e di quattro voci colora le canzoni di Battisti e Dalla, senza mai perdere di vista gli arrangiamenti originali. Questo il programma musicale: «4 marzo 1943», «Pensieri e parole», «Mi ritorni in mente», «La casa in riva al mare», «Il mio canto libero», «Il gigante e la bambina», «Acqua azzurra acqua chiara», «Piazza Grande», «Emozioni», «Come è profondo il mare», «La canzone del sole», «L’anno che verrà», «Amarsi un po’», «Futura», «Con il nastro rosa», «Caruso» e «L’arcobaleno». Sul palco si esibiranno ancheAlessandro Deidda (sassofono), Guglielmo Guglielmi (pianoforte), Aldo Vigorito (contrabbasso), Giuseppe La Pusata (batteria), Lorenzo Guastaferro (vibrafono) e le voci di Alfina ScorzaElsa BaldiniPaola Forleo e Francesco Curcio.

La regia di Sebastiano Somma cuce in maniera attenta uno spettacolo fatto di musica, suggestioni, immagini e parola, attingendo al suo amore verso i due grandi cantautori e cercando di ricostruire e consegnare al pubblico le emozioni e i colori, per ricordare ai giovani e ai meno giovani la grande arte che i due cantautori hanno prodotto e lasciato in dote.

Si comincia alle ore 20.30
Durata: un’ora e 40 minuti (senza intervallo)
Biglietteria online goo.gl/iHMsDy
Info T. (0831) 562 554 – 229 230

Oscar Wilde e «L’importanza di chiamarsi Ernesto»: promozione sui biglietti

La commedia più celebre e brillante di Oscar Wilde al Teatro Verdi di Brindisi. Per lo spettacolo è attiva la «Promo Letteratura», la promozione che consente l’acquisto del biglietto di galleria a 10 euro. Un modo per promuovere il geniale e irriverente tratteggio fatto dall’autore irlandese del mondo borghese dell’Inghilterra di fine ‘800. Appuntamento martedì 12 marzo, con sipario alle ore 20.30. God save Oscar!

Si chiama «Promo Letteratura» ed è la promozione che il Teatro Verdi di Brindisi riserva al suo pubblico per la commedia «L’importanza di chiamarsi Ernesto», in programma martedì 12 marzo alle ore 20.30. La promozione è attiva, a partire da giovedì 7 marzo, solo presso la biglietteria del Teatro e permette, per gli ultimi posti disponibili, di acquistare il biglietto di galleria a 10 euro. La biglietteria è aperta al pubblico dalle 11 alle 13 e, nel pomeriggio, dalle 16 alle 18. Info 0831 562554.

Un modo per favorire e promuovere la conoscenza di questo assoluto capolavoro che Oscar Wilde scrisse nel 1895, poco prima di essere travolto dal perbenismo anglosassone e dagli scandali giudiziari per la sua condotta sessuale. Il titolo nasce dagli equivoci derivanti dall’uguale pronuncia inglese di Ernest (nome proprio) ed earnest (serio, onesto), ed è su questa che due amici costruiscono un castello di menzogne per meglio corteggiare le fanciulle amate, dando origine a una complessa, ma teatralmente limpidissima, serie di equivoci.

Il protagonista della pièce, Jack Worthing, finge di avere un fratello di nome Ernest per poter scappare dalla routine contadina e condurre una vita dissoluta a Londra insieme all’amico AlgernonJack si innamora della cugina Gwendolyn, che resta affascinata dal suo nome, e in modo analogo l’amico inizia una corrispondenza con la nipote del protagonista, presentandosi con lo stesso nome. Come ben si può intuire ciò sfocerà in una storia di equivoci, malintesi, e scambi di persona tipici della commedia classica.

Quella di Wilde è una commedia che non invecchia mai. Nel suo attacco diretto all’Inghilterra vittoriana, l’autore si serve di paradossi («Gwendolyn, è terribile per un uomo scoprire che per tutta la vita non ha detto altro che la verità. Potrai mai perdonarmi?»), giochi di parole e rovesciamenti di significato per smascherare e deridere una società che vive di apparenze ed eccessivo materialismo. È proprio a causa del ricorrere di questo tipo di degenerazione sociale che l’opera è sempre attuale, come ben sottolineano i registi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia: «Questa ‘commedia frivola per gente seria’ […] è l’esempio più bello di come Wilde, attraverso l’uso di un’ironia caustica e brillante, sveli la falsa coscienza di una società che mette il denaro e una rigidissima divisione in classi al centro della propria morale. […] Wilde inventa un linguaggio inedito che pone le basi di un umorismo che, attraverso l’epoca d’oro della commedia hollywoodiana, è arrivato fino a noi, anche attraverso popolari serie televisive, senza perdere in freschezza e causticità».

La messinscena è una versione moderna e pop di un classico della tradizione teatrale inglese. Questa impronta si coglie fin dall’inizio, quando «I will survive» di Gloria Gaynor riecheggia nel salotto di Algernon, e viene mantenuto per tutta la durata dello spettacolo. Alle scelte musicali contemporanee (tra cui anche la colonna sonora de «La pantera rosa») si affiancano le scenografie: poltrone e sedie colorate stile anni Sessanta, per noi forse vintage, ma decisamente bizzarre per l’Inghilterra vittoriana.

Ancora più originali e rivoluzionari i costumi: Jack e Algernon sono due giovani eleganti che non indossano abiti ottocenteschi, bensì completi moderni e colorati. L’abbigliamento vistoso dell’aristocratica Lady Bracknell è un po’ meno “infedele” e sottolinea l’appariscenza e l’eccentricità del personaggio. Infine Gwendolyn, promessa sposa di Jack, veste abiti tutt’altro che raffinati con colori che non si abbinano, e ricorda la protagonista di qualche video musicale o programma televisivo “trash” dei Duemila. Anche Algernon ha l’aspetto di un dandy moderno, quasi un divo degli anni Sessanta.

La produzione dell’Elfo Puccini affianca l’umorismo senza tempo di un testo sacro del teatro inglese a riferimenti a noi più familiari e vicini nel tempo: assolutamente da non perdere.

Si comincia alle ore 20.30
Durata: 135 minuti più intervallo
Info T. (0831) 562 554 – 229 230

«Momenti di trascurabile (in)felicità» con Francesco Piccolo e Pif

«Quando mi dicono: ti potevi vestire meglio. E io mi ero già vestito meglio». Francesco Piccolo, accompagnato sul palco da Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, racconta gli infiniti spicchi di una realtà che nasconde il senso più profondo e volubile della vita: in scena mille trascurabili (ma non irrilevanti) forme di in/felicità che appartengono al nostro quotidiano. Un “varietà dell’anima” che gioca con le nostre fobie, debolezze e conformismi.

Attimi di esistenza che fanno parte della vita di ognuno di noi e sui quali, spesso, superficialmente non ci soffermiamo: sono i «Momenti di trascurabile (in)felicità», raccontati da Francesco Piccolo con Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, in scena al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi domenica 31 marzo – sipario ore 20.30.

Francesco Piccolo, accompagnato da un ospite speciale come Pif, sfoglia il proprio catalogo di nevrosi, vezzi, consuetudini, manie e segreti tratto dai suoi due libri di successo. Ironici pensieri in libertà, cinici e reali, di quei brevi attimi in cui assapori il (dis)piacere della vita. Pif, già protagonista dell’omonimo film diretto da Daniele Luchetti e scritto a quattro mani da Luchetti e Piccolo, prenderà parte allo spettacolo in maniera sorprendente.

Lo spettacolo, organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese, è un giro d’orizzonte con il quale si dà importanza e valore a quei momenti felici ed infelici dell’esistenza quotidiana sui quali non abbiamo il tempo o la pazienza di soffermarci. Francesco Piccolo lo fa dando vita a un “catalogo” di eventi trascurabili ma piantati nella vita di ognuno, che fanno sempre dire a chi sta in platea: «è vero, è successo anche a me». Piccole abitudini, positive o negative, che scatenano un costante e ininterrotto riconoscersi. Dal momento della torta ad una festa di bambini alla temperatura dell’acqua sotto la doccia, dalla bresaola nella dieta Dukan ad un regalo di difficile comprensione, passando per domande esistenziali e amare verità («quando mi dicono: ti potevi vestire meglio. E io mi ero già vestito meglio»). Uno spettacolo capace di raccontare con ironia disarmante la banalità del quotidiano, i luoghi comuni, gli attimi fugaci e i piccoli pensieri su cui normalmente non ci si sofferma, ma in cui basta un istante per riconoscersi e cadere in un sorriso complice e di ammissione.

«Momenti di trascurabile (in)felicità» è il manuale dei piccoli dettagli della quotidianità, quelli che attraversiamo lasciandoli in un angolo della memoria, convinti di incontrarli un’altra volta in una familiarità scontata e costante. Piccolo dipana, come si farebbe in una serata tra amici e con la legittima sicurezza di chi quelle parole non solo le ha messe nero su bianco ma le ha spesso vissute in prima persona, un filo d’unione tra i vari frammenti che ricompongono la vita. Lo spettacolo è dunque il resoconto della nostra esistenza quotidiana; un racconto frastagliato, discontinuo e reale, di attimi felici e piccole infelicità sui quali sorvoliamo, ironico, cinico, spietatamente veritiero e capace di accomunarci tutti in un sorriso, amaro o scrosciante. Perché i veri protagonisti in effetti, siamo noi. Lo spettacolo restituisce la funzione del teatro, quella di farsi specchio della vita, dell’immaginario, degli occhi sulla realtà, di quei momenti che fanno parte del vissuto di ciascuno. Lo spettatore li vede, li scopre, li riconosce, se li cuce addosso e scandagliando lo specchio della scena si interroga e prova a conoscersi meglio.

Qualche anno fa le nostre più piccole e strane abitudini, colte nella loro banalità quotidiana, divennero protagoniste di due libri deliziosi, che saranno raccontati per l’occasione dall’autore in persona. «Momenti di trascurabile felicità» fu pubblicato da Einaudi nel 2010 ed è ancora oggi un successo. Cinque anni più tardi, a fargli da contraltare, arrivò «Momenti di trascurabile infelicità». Autore di entrambi è Francesco Piccolo, Premio Strega nel 2014 con «Il desiderio di essere come tutti», scrittore («La separazione del maschio», «Allegro Occidentale», «E se c’ero dormivo», «Il tempo imperfetto»), autore per la tv e per il cinema (per Paolo Virzì «Ella & John», «La prima cosa bella» e «Il capitale umano»; per Silvio Soldini «Agata e la tempesta» e «Giorni e nuvole»; per Nanni Moretti «Il Caimano», «Habemus Papam» e «Mia madre»; per Francesca Archibugi «Il nome del figlio» e «Gli Sdraiati»). «Momenti di trascurabile (in)felicità» è uno spettacolo prodotto da «ITC2000».

PREZZI DEI BIGLIETTI:
Primo settore: € 25,00 (ridotto € 22,00)
Secondo settore: € 22,00 (ridotto € 20,00)
Galleria: € 18,00 (ridotto € 16,00)
Studenti fino a 25 anni (secondo settore e galleria): € 10,00

Il ridotto di settore si applica agli under 25, agli adulti over 65, ai dipendenti di enti ed aziende convenzionati, ai gruppi organizzati di minimo 15 persone appartenenti ad associazioni in genere.

Si comincia alle ore 20.30
Durata: 70 minuti (senza intervallo)
Biglietteria Nuovo Teatro Verdi dal lunedì al venerdì ore 11-13 e 16-18
Info T. 0831 562554
Biglietteria online www.vivaticket.it

Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo in «Tutto il mondo è un palcoscenico»

La prima del nuovo spettacolo di Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo in scena al Teatro Verdi di Brindisi martedì 5 marzo (ore 20.30). Il titolo trae spunto da una commedia di Shakespeare e indaga con ironia e leggerezza, ma anche con la capacità di divagazione che appartiene ai due attori, le scene e le controscene del nostro quotidiano. Torna a teatro la comicità della coppia artistica più amata dai pugliesi.

Due fuoriclasse della comicità made in Puglia. Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo tornano in scena con il nuovo spettacolo, l’happy recital «Tutto il mondo è un palcoscenico», al debutto al Teatro Verdi di Brindisi martedì 5 marzo – sipario ore 20.30 –, per affrontare argomenti di attualità con gli strumenti dell’ironia e della leggerezza, che da sempre segnano la loro comicità, attraverso pensieri laterali, dialoghi serrati, fraseggi esilaranti.

Erano i primi anni Novanta e, dopo una lunga esperienza teatrale, finirono sul piccolo schermo per raccontare con popolare ironia vizi e virtù del popolo meridionale. I protagonisti di quell’avventura si facevano chiamare «Toti e Tata», nomi semplici come semplice e diretta era la loro comicità. Fino a quando le strade di Antonio Stornaiolo e di Emilio Solfrizzi non si sono allontanate temporaneamente per segnare percorsi artistici differenti, ma sempre di grande successo. La coppia artistica più amata dai pugliesi è riuscita a divenire un riferimento prima e un cult di comicità poi, grazie soprattutto alla capacità di rappresentare paradossalmente alcuni vezzi della vita popolare, oltre a un autentico fenomeno di costume con intenti di satira sociale.

Stornaiolo e Solfrizzi costituirono nel 1985 il duo «Toti e Tata» e nel 1988 fondarono il teatro cabaret «La dolce vita», punto di riferimento dei comici per diversi anni, iniziando nello stesso anno la fortunata collaborazione con l’autore Gennaro Nunziante. I due comici sciolsero il loro sodalizio nel 1998. Poesie demenziali, giochi ironici sulla lingua italiana fatti di doppi e tripli sensi. Le loro battute sono riuscite a reggere gli urti del tempo e a farsi tramandare di generazione in generazione: adesso tornano in scena con una reunion nuova di zecca che ha tutto il sapore di un registro comico che farà divertire con le stesse armi di un tempo.

«Tutto il mondo è un palcoscenico e gli uomini e le donne sono soltanto attori. Hanno le loro uscite e le loro entrate e nella vita ognuno recita molte parti…». Così Shakespeare in «Come vi piace», quasi a sottolineare che la vita di ognuno di noi sia una sequenza di scene e controscene. Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo fanno del palcoscenico il luogo ideale per parlare delle debolezze, ma anche delle straordinarie qualità del genere umano. Parafrasando il famoso dipinto di Paul Gauguin, i due protagonisti proveranno a chiedersi: «Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? Ma, soprattutto, è il caso di aggiungere, che social network usiamo?».

Basta prendere una scena e mettere la moglie di Shakespeare, un cavallo di battaglia e due bambine, una svedese e l’altra pugliese: quindi agitare per bene e farcire con Romeo e Giulietta alle prese con dei peperoni indigesti. Si ottiene così il succo concentrato del nuovo spettacolo di Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, la traccia apparente di un cammino che non disdegna traiettorie inaspettate. Le premesse sembrano chiare, il perimetro che circoscrive lo spettacolo un po’ meno, se è quello di una comicità che spazia tra mille e imprevedibili riferimenti, in apparenza scollati ma tutti legati all’attualità e al tempo fuori del palcoscenico. Proprio per questo motivo il nuovo spettacolo di Solfrizzi e Stornaiolo promette un’ora e mezza di divertimento, quello che fa riflettere con il sorriso e riempie la scena fino a rompere la quarta parete. Infine, come è scritto nelle note di presentazione, «uno spettacolo per chi ama il teatro in generale e quello comico in particolare. Uno spettacolo per quelli che amano restare a casa. Beati loro!».

Si comincia alle ore 20.30
Durata: 90 minuti (senza intervallo)
Biglietteria online goo.gl/jCQVnZ
Info T. (0831) 562 554 – 229 230

Vittorio Sgarbi racconta Leonardo: a Teatro con la promozione

Vittorio Sgarbi torna al Teatro Verdi di Brindisi e per la sua lezione-spettacolo su Leonardo arriva «Promo Arte», la promozione sui biglietti che consente l’acquisto a partire da 15 euro. Un modo per aprire a tutti il meraviglioso mondo di Leonardo, di cui quest’anno ricorre il cinquecentenario della morte. Appuntamento mercoledì 27 febbraio, con sipario alle ore 20.30.

Si chiama «Promo Arte» ed è la promozione che il Teatro Verdi di Brindisi riserva al suo pubblico per la lezione-spettacolo di Vittorio Sgarbi su Leonardo da Vinci, in programma mercoledì 27 febbraio alle ore 20.30. La promozione è attiva, a partire da lunedì 25 febbraio, solo presso la biglietteria del Teatro e permette, per gli ultimi posti disponibili, di acquistare il biglietto di secondo settore di platea a 20 euro, e quello di galleria a 15 euro. La biglietteria è aperta al pubblico dalle 11 alle 13 e, nel pomeriggio, dalle 16 alle 18. Info 0831 562554.

Un modo per favorire e promuovere la conoscenza del genio toscano che ha immaginato il futuro, e del quale ricorre nel 2019 il cinquecentenario della morteSchopenhauer diceva che un talento è colui che sa colpire un bersaglio che nessun altro sa colpire, mentre un genio è colui che sa colpire un bersaglio che nessun altro sa vedere. Ecco, Leonardo è stato talento e genio.

Il «Leonardo» che Vittorio Sgarbi porta in scena a Brindisi avvicina tutti indistintamente alla storia dell’arte, così come ai grandi temi esistenziali: questo percorso, che coniuga teatro e storia dell’arte, esplora Leonardo di Ser Pietro da Vinci (1452-1519), di cui Sgarbi anticipa per conto suo la celebrazione. Ingegnere, pittore, scienziato del Rinascimento, ci ha tramandato un corpus infinito di opere da studiare, ammirare e su cui tornare a riflettere ed emozionarsi. In scena non solo i capolavori «Monna Lisa» e l’«Ultima Cena» ma anche la bellezza degli studi che Leonardo intraprese, come quello che lo portò a volare.

«La competizione con Dio – ha detto Vittorio Sgarbi – è il tratto primario di questo simbolo italiano della ricerca e della conoscenza. Poi c’è un fondamentale dilettantismo: è un autore che non ha un professionismo nell’arte ma cerca, tenta e sperimenta. Il più alto esempio di Rinascimento incompiuto, uno per cui la cosa più importante era l’intuizione: grande mente e talvolta pessima mano. Un esempio è l’esecuzione del Cenacolo che, come sappiamo, è stato dipinto male perché non è stato eseguito a fresco ma a secco. Quindi è il genio dell’imperfezione, una personalità nella quale c’è l’ansia della conoscenza ma non c’è la perfezione convinta. D’altro canto l’arte non è sinonimo di perfezione a ogni costo. L’arte è ricerca, sperimentazione, proposta di cose nuove e da questo punto di vista Leonardo da Vinci è l’artista ideale».

Leonardo è padrone di una mente aperta, ampia e curiosa. Il suo è un genio che, pur dimostrando superiorità assoluta, non ha mai raggiunto un risultato effettivo; il suo talento e le sue percezioni sono talmente sconfinati da rappresentare essi stessi l’opera più elevata: che l’uomo dovesse volare è stata una sua intuizione, ci ricorda Sgarbi, ma ha fallito nel realizzarla, anzi altri lo hanno fatto al suo posto. Leonardo è la perfezione dell’incompiutezza.

Dall’esordio con Caravaggio sono passati tre anni e centinaia di repliche accolte in modo entusiastico. Il critico estense non lesina sul personaggio e a volte utilizza un linguaggio colorito raccontando di un Leonardo genio spesso autoreferenziale portato a seguire più i suoi impulsi creativi che non canoni regolati. Il percorso critico segue le vicende leonardesche dal primo disegno che ritrae le cascate delle Marmore alle ultime opere. Dunque un altro viaggio, con tempi e modalità sorprendenti, con un lavoro minuzioso delle trame, composte e curate da «Doppiosenso» e progettate da Valentino Corvino e Tommaso Arosio, che hanno dedicato uno studio alle relazioni profonde tra suono e immagine, nel quale linguaggi, tecnologie e immaginari sono rielaborati e messi alla prova nello sviluppo di opere sceniche, performance ed installazioni.

Nello spettacolo il linguaggio, le tecnologie e gli immaginari vengono rielaborati e messi alla prova nello sviluppo di opere sceniche, performance ed installazioni. Con questa misurata miscela è disvelato lo spettacolare enigma del genio vinciano. Leonardo è un creatore, continua il lavoro di Dio nel produrre bellezza: l’arte è un prolungamento dell’azione divina e questo è visibilissimo nelle opere di questo meraviglioso maestro rinascimentale dell’incompiutezza che Sgarbi ci racconta con passione, curiosità e bellezza.

Il filone rinascimentale, iniziato con Michelangelo, proseguirà poi con Raffaello nel 2020, a cinquecento anni dalla morte. Quindi farà seguito una deviazione verso Dante nel 2021 per l’anniversario della morte (1321).

Un noto scrittore statunitense, Harriett Jackson Brown Jr., una volta scrisse: «Non dire che non hai abbastanza tempo. Hai esattamente lo stesso numero di ore in una giornata che è stato dato a Michelangelo, Pasteur, Madre Teresa, Leonardo da Vinci, Thomas Jefferson ed Albert Einstein».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: un’ora e 50 minuti, senza intervallo
Info T. (0831) 562 554 – 229 230


Alessio Boni nel «Don Chisciotte»: al Verdi il sognatore errante

Alessio Boni è «Don Chisciotte» al Teatro Verdi di Brindisi, il sognatore che non accetta la realtà, l’erudito, l’idealista, il folle epico, l’eroe visionario. L’attore: «È un personaggio struggente, magico e poetico. E oggi, anche dopo quattrocento anni, abbiamo tanto bisogno di lui». In scena sono in sette e Sancho Panza sarà una donna, l’attrice turca Serra Yilmaz. Appuntamento giovedì 21 febbraio – sipario ore 20.30.

«Don Chisciotte», sognatore dall’animo nobile, rimasto intatto oggi come nel Seicento, rivive al Teatro Verdi di Brindisigiovedì 21 febbraio alle ore 20.30, con Alessio Boni (cresciuto nella scuola di Strehler), l’attrice turca Serra Yilmaz (musa ispiratrice di Ferzan Ozpetek, da «Le fate ignoranti» a «Saturno contro») e Marcello Prayer, che assieme a Roberto Aldorasi divide la regia con Boni. Sette in tutto gli attori coinvolti, più un giovane “ippoattore”, Nicolò Diana, che dà le movenze a ronzinante, il cavallo dell’eroe senza macchia e senza paura.

Alessio Boni non è nuovo a personaggi complessi. Nella sua carriera, gliene sono capitati tanti: dal principe Andrej Bolkonskij di «Guerra e pace» a Matteo Carati della «Meglio gioventù», da Caravaggio a Ulisse. Negli ultimi giorni in una fiction tv è stato un direttore d’orchestra burbero e umbratile e negli scorsi mesi ha interpretato «Di padre in figlia» e «La strada di casa». Boni si confronta stavolta a teatro con un mito della letteratura mondiale, il cavaliere errante che lotta per un ideale a prescindere dal risultato. «Idealista, innamorato, rabbioso – ha detto Boni –. Perfino feroce contro l’ingiustizia. Ma anche buono. E a volte tagliente. Don Chisciotte è un caleidoscopio di sfaccettature dell’essere umano».

Terzo libro più venduto al mondo dopo la Bibbia e il Corano. Pubblicato in due parti, la prima nel 1605 e la seconda nel 1615, «Don Chisciotte» di Cervantes (1547-1616) può essere definito il primo grande romanzo moderno nel suo sollecitare la scoperta del sogno, della fantasia, dell’ignoto, della follia e dell’istinto. La storia racconta di Don Chisciotte e Sancho Panza che si apprestano a liberare Dulcinea, prigioniera di un perfido duca. I due incontreranno, nel viaggio, i celebri mulini a vento e un disonesto oste che cercherà di sottrarre loro il denaro. Lo spettacolo, dunque, condurrà il pubblico nel surreale mondo del cavaliere, fatto di giganti e saracini, di estenuanti battaglie e gesta eroiche, rendendo pienamente il suo spirito leggendario.

A differenza di Amleto, che si domanda il senso di faticare o soffrire, il «Don Chisciotte» va oltre, come ha precisato l’attore: «Chi è stato folle abbastanza da credere nella propria visione del mondo tanto da andare controcorrente merita di essere ricordato in eterno: Galileo, Leonardo, Mozart, Mandela». Il cavaliere lotta in nome di ideali perduti, è un pazzo visionario romantico, coraggioso, dal cuore d’oro, che riesce a conquistare tutti e continua a vivere sul palcoscenico. Il protagonista vuole fermamente credere alle sue visioni che lo portano a vivere memorabili ed esaltanti esperienze, proprio come fanno i bambini attraverso il gioco e la fantasia.

Lo spettacolo ha la forza di prendere lo spettatore per mano e di portarlo in una Mancia ideale, dove Don Chisciotte e il suo fido scudiero consumano le loro vicende in nome della bellissima Dulcinea. Il capolavoro di Cervantes diventa in questo modo una cavalcata poetica nell’animo di ciascuno, un luogo protetto circondato da un tempo pragmatico, disincantato, privo di slanci come è il nostro.

Il «Don Chisciotte» di Alessio Boni è un racconto sulla lucida follia, che a volte consente di compiere atti eroici. «L’ingegnoso ed errante cavaliere – ha concluso il regista e interprete sarnicense – ci insegna un principio fondamentale: restare fedeli ai sogni, non mollare, non gettare mai la spugna. Oggi siamo tutti soggiogati, tutti già indirizzati. A 12 o 13 anni già ti dicono cosa dovrai fare da grande. Non si ha più il tempo di giocare, di sognare, di vivere. Con il nostro spettacolo cerchiamo di trasmettere la fanciullezza che apparteneva a Don Chisciotte».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: 120 minuti, due atti
Biglietteria online goo.gl/jQSuc8
Tel. (0831) 562 554 – 229 230

«Parenti serpenti» con Lello Arena: al Verdi il biglietto costa la metà

Al Teatro Verdi di Brindisi la storia di una famiglia dispersa e carognesca che fa crollare una volta per tutte il mito secondo cui «la famiglia non si tocca». Prezzo del biglietto dimezzato con la promozione “San Valentino” per chi ne acquista almeno due. Appuntamento venerdì 15 febbraio, sipario alle ore 20.30.

Il Teatro Verdi di Brindisi vuole festeggiare San Valentino e tutti gli innamorati con una promozione speciale: per lo spettacolo «Parenti serpenti» con Lello Arena, in programma il prossimo venerdì 15 febbraio, con sipario alle ore 20.30, è infatti possibile acquistare il biglietto d’ingresso al 50% del prezzo interoLa promozione è valida per un acquisto minimo di due biglietti e offre l’occasione di regalare l’emozione di uno spettacolo unico.

I biglietti a tariffa promozionale sono disponibili solo presso la biglietteria del Teatro Verdi: turni di apertura dal lunedì al venerdì, ore 11-13 e 16-18. Info 0831 562554.

Dal cinema al teatro, da Paolo Panelli a Lello Arena: il nuovo allestimento teatrale di «Parenti serpenti», commedia resa celebre dalla pellicola diretta da Mario Monicelli nel 1992, approda al Verdi con la regia di Luciano Melchionna. Il perbenismo e la gioia delle festività natalizie si fondono con l’ipocrisia e i segreti di una famiglia che, messa di fronte ad un bivio, si troverà a prendere una decisione paradossale pur di non alterare gli equilibri della propria quotidianità. Uno spettacolo cinico ma che riesce a raccontare, con umorismo, le insospettabili ombre dell’animo umano.

protagonisti Lello Arena e Giorgia Trasselli, rispettivamente Saverio, appuntato dei carabinieri in pensione malato di demenza senile, e sua moglie Trieste, accolgono figli e rispettivi compagni (Raffaele AusielloMarika De ChiaraAndrea de GoyzuetaCarla FerraroSerena Pisa e Fabrizio Vona) per passare il Natale in famiglia. I due anziani aspettano tutto l’anno quel momento per rivedere i figli cresciuti, e andati a lavorare in altre città. Uno sbarco di figli e parenti affettuosi e premurosi che si riuniscono, ancora una volta, per cercare di alleggerire, in un crescendo di situazioni esilaranti e stridenti in cui tutti noi possiamo riconoscerci, le nevrosi e le stanche dinamiche di coppia di cui sono ormai intrisi. Andando via di casa, diventando adulti, ogni figlio ha dovuto fare i conti con la realtà, ha dovuto accettare i fallimenti e ha imparato a difendere il proprio orto mal coltivato, spesso per incuria o incapacità, ma in quelle pause di neve e palline colorate ognuno di loro si impegna a mostrarsi spensierato, affettuoso e risolto.

All’improvviso però, i genitori, fino ad allora autonomi punti di riferimento, esprimono l’esigenza di essere accuditi come hanno fatto anni prima con loro: uno dei figli dovrà ospitarli e prendersi cura della loro vecchiaia… a chi toccherà? All’improvviso, dunque, un terremoto segna una crepa nell’immobilità rassegnata di un andamento ormai sempre lo stesso e in via di spegnimento: il dramma prende il sopravvento e la commedia improvvisamente diventa grottesca.

«L’idea – ha spiegato Lello Arenaè partita dalla necessità di capire perché questo testo, scritto in realtà come commedia teatrale, una volta giunto a un eccellente esito cinematografico, non fosse più frequentato da chi faceva teatro. Con il regista ci siamo animati di curiosità, per verificare l’ipotesi che l’autore avesse scritto una commedia teatrale piuttosto che una sceneggiatura: quando abbiamo capito che le cose stavano effettivamente così, ci siamo convinti a ‘dare a Cesare quel che è di Cesare’, riportando questo testo al suo originario assetto teatrale».

«Prima o poi – ha sottolineato il regista Luciano Melchionnasaremo tutti dei vecchi bambini bisognosi di cure, perché allora trasformarci in soprammobili polverosi, inutili e ingombranti? In quest’epoca in cui tutto e il contrario di tutto sono la stessa cosa ormai, con questa commedia passeremo dalle risate a crepapelle per il tratteggio grottesco, e a tratti surreale, dei personaggi al più turpe cambiamento di quegli esseri che da umani si trasformeranno negli animali più pericolosi e subdoli: i serpenti».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: due ore più intervallo
T. (0831) 562 554 – 229 230

Promozione last minute per «Pensaci, Giacomino» con Leo Gullotta

Promozione last minute per la commedia di Luigi Pirandello «Pensaci, Giacomino» con Leo Gullotta, in arrivo al Teatro Verdi di Brindisi mercoledì 6 febbraio – sipario ore 20.30Il biglietto, per poltrone di galleria, è disponibile a 10 euro a partire da lunedì solo presso la biglietteria del Teatro. Info 0831 562 554.

L’Italia di inizio secolo scorso, inchiodata nelle sue convenzioni e nelle sue ipocrisie, immutabile e sempre attuale. Con «Pensaci, Giacomino» l’autore girgentino voleva rompere i pregiudizi di una società ingessata negli status sociali e nei più opprimenti cliché: ieri come oggi, l’individuo vive della propria maschera, perdendo di vista il proprio io e vivendo in una quotidiana commedia reale – a tratti drammatica – nella quale si scorgono finali pirandelliani.

Ora «Pensaci, Giacomino» arriva in scena con la regia di Fabio Grossi e la sapiente interpretazione di Leo Gullotta nel ruolo del protagonista, il professore Agostino Toti. L’attore catanese torna a Brindisi dopo aver interpretato al Verdi un altro testo di Luigi Pirandello, «L’uomo, la bestia e la virtù», alla fine del 2007, sempre per la regia di Grossi.

«Pensaci, Giacomino» risale al periodo dei primi importanti testi teatrali destinato a culminare con il successo internazionale dei «Sei personaggi in cerca d’autore» (1921). Prende spunto dalla novella omonima che fu pubblicata la prima volta sul Corriere della Sera il 23 febbraio 1910. Agostino Toti è un umanissimo professore settantenne che decide di andare controcorrente, affrontare le chiacchiere e i pettegolezzi, offrendosi di sposare la giovane Lillina, figlia del bidello della scuola, scacciata dai genitori perché incinta e impossibilitata a sposare Giacomino, il fidanzato povero, che non può mantenerla. Lo scopo di Agostino è di salvare la ragazza madre, offrendo un futuro tranquillo e agiato al bambino che nascerà: le promette in dote la pensione dello Stato e il suo patrimonio. Lillina potrà continuare a incontrare Giacomino, ma il gesto dell’anziano professore è persino osteggiato dai genitori della ragazza. Le vicende della commedia si affiancheranno e serviranno alla maturazione del giovane Giacomino, che all’inizio non ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e di affrontare la sua famiglia.

«Il finale è in perfetto stile pirandelliano – ha commentato il regista Fabio Grossicon un accento di amara speranza, nel quale il giovane Giacomino prenderà coscienza del suo essere civile, del suo essere uomo, del suo essere padre e andrà via da quella casa che lo tiene prigioniero, per vivere con il figlio e con la giovane madre». «Da qui – ha aggiunto – si comprende il pensiero del premio Nobel nei confronti di una società che allora era misogina, opportunista e becera». Ha concluso Grossi nelle sue note di regia: «La commedia racconta di uno Stato patrigno nei confronti dei propri cittadini e soprattutto nei confronti della casta degli insegnanti, sottopagati e bistrattati».

L’anticonvenzionale salotto di casa Toti abbonda di enormi orsacchiotti di peluche, emblema della purezza dell’infanzia che il professore si propone di proteggere. Da qui l’eroe combatte in solitudine la battaglia contro le ipocrisie di turno: le maldicenze della gente, il conflitto tra coscienza individuale e maschera sociale, l’abdicazione al ruolo genitoriale in nome dell’utile immediato, la falsità di chi usa la religione per saziare i propri interessi. E ancora, i mostri sociali padroneggiano la scena anche in senso fisico, attraverso le gigantografie mobili ispirate ai volti inquietanti di Ernst Ludwig Kirchner. Le musiche, composte per l’occasione da Germano Mazzocchetti su liriche di Pirandello, evocano antiche ballate popolari e sottolineano l’abbrutimento morale della società, solo in parte riscattato dai versi finali del piccolo Ninì cui si vorrebbe garantire una vita migliore.

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: un’ora e trenta minuti, atto unico
Info
T. (0831) 562 554 – 229 230

«Aggiungi un posto a tavola», quando l’amore ferma il diluvio

Arriva al Teatro Verdi di Brindisi il più classico dei titoli della commedia musicale italiana portato al successo da Johnny Dorelli negli anni Settanta. Al suo posto il figlio Gianluca Guidi che, già protagonista dell’edizione 2009-2010, torna a vestire la tonaca del parroco cui è affidato il compito di salvare i residenti di un piccolo paesino di montagna. Appuntamento mercoledì 30 e giovedì 31 gennaio – sipario ore 20.30.

Sta per scadere il conto alla rovescia per «Aggiungi un posto a tavola», la commedia musicale che ha fatto appassionare e cantare intere generazioni. Dopo il successo della scorsa stagione, lo spettacolo firmato da Pietro Garinei e Sandro Giovannini sarà in scena mercoledì 30 e giovedì 31 gennaio – sipario ore 20.30 – sul palco del Nuovo Teatro Verdi di Brindisi.

«Aggiungi un posto a tavola» è stata rappresentata per la prima volta nel 1974. Seguì un successo senza precedenti che permise alla commedia di affermarsi in tutto il panorama internazionale: i numeri parlano di trenta edizioni e circa quindici milioni di spettatori. A Brindisi arriva con il sostegno della Regione Puglia e del Teatro Pubblico Pugliese.

La commedia esordì con protagonista Johnny Dorelli (nel cast c’erano anche Daniela Goggi, Bice Valori, Renato Turi e Paolo Panelli) ed ora torna a teatro nell’interpretazione del figlio Gianluca Guidi che, nel ruolo di don Silvestro, ne ha anche ripreso la regia originale. Con il tempo, molti altri hanno calcato le scene con gli stessi personaggi del cult teatrale: Carlo Croccolo, Alida Chelli, Marisa Laurito, Giulio Scarpati, Chiara Noschese.

Guidi, all’epoca della prima rappresentazione, era un bambino di sette anni e ricorda che alla prima al Sistina sedeva in platea osservando il padre sul palco: «Si aprì il sipario, la voce di Dio cominciò a parlare e dal palcoscenico arrivò un’ondata di profumi e note… e fu subito magia». Vestire i panni di don Silvestro per certi versi ha rappresentato una sfida, per lui così somigliante al padre nella voce, nella gestualità, nella mimica facciale, oltre che nell’ironia, ma che Guidi può dire di aver vinto a mani basse.

Un successo universale, dunque, per una commedia che è prima di tutto un inno alla felicità e all’amore, alla speranza e alla solidarietà. L’allestimento attuale è stato creato per celebrare gli ottanta anni del Teatro Brancaccio di Roma e ha già riscosso migliaia di spettatori. Quest’ultima edizione, oltre a Gianluca Guidi, vede impegnati alcuni personaggi “storici” della commedia: tra gli artisti in scena ci sono, ad esempio, Enzo Garinei, che dopo cinquecento repliche nel ruolo del sindaco Crispino, alle soglie dei 93 anni, è passato a essere «La voce di Lassù», e Marco Simeoli che, lasciati i panni di Toto, è entrato in quelli di Crispino. Dietro le quinte c’è sempre il grandissimo coreografo Gino Landi, le ingegnose scenografie – l’Arca, la canonica, la piazza, la tavola imbandita per tutto il villaggio (più Uno!) – sono di Gabriele Moreschi che ha ripreso quelle originali di Guido Coltellacci, assistito da Cristina Arrò. Il direttore musicale è Maurizio Abeni, già assistente di Armando Trovajoli. Tra i nuovo arrivi Camilla Nigro, nei panni di Clementina, e Francesca Nunzi, in quelli di Ortensia, la moglie di Crispino. In tutto un cast di 17 artisti, tra cantanti e ballerini.

La storia, che Jaja Fiastri scrisse ispirandosi liberamente al libro «After me the deluge» di David Forrest, narra le avventure di don Silvestro, parroco di un paesino di montagna che un giorno riceve una telefonata a dir poco inaspettata: Dio in persona lo incarica di costruire una nuova arca per salvare se stesso e il villaggio dall’imminente secondo diluvio universale. Il giovane parroco, aiutato dai compaesani, riesce nell’impresa nonostante più di qualcuno tenti di ostacolarlo. Ma proprio mentre scoppia il diluvio arriva un cardinale, inviato da Roma, che convince la gente a non seguirlo accusandolo di pazzia. Riuscirà don Silvestro a salvare l’umanità dall’estinzione? Naturalmente sì se a volerlo è l’Onnipotente: finalmente tornato il sereno, tutto il paese si ritroverà unito davanti a una lunghissima tavola imbandita con… un posto in più per “Lui”! La commedia si conclude così, con l’omonima canzone, come era iniziata.

«Aggiungi un posto a tavola è una favola che parla d’amore, di accoglienza, di vita nuova da inventare e, possibilmente, da migliorare – spiega Gianluca Guidi nelle note di regia –, di esseri umani che hanno la possibilità di creare un mondo nuovo… e perché no? Anche di fede… minuscola per la scrittura ma assolutamente maiuscola se intesa come fiducia in se stessi, nel prossimo e nel futuro».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: 155 minuti (due atti)
Biglietteria online goo.gl/KpQMWe
Tel. (0831) 562 554 – 229 230