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L’APPIA RITROVATA. IN CAMMINO DA ROMA A BRINDISI di Paolo Rumiz e compagni

Nuovo Teatro Verdi, Via Santi 1, Brindisi
Inaugurazione: sabato 14 luglio 2018, ore 19:30

Dopo la prima tappa a Roma (nell’ambito del Festival della Letteratura di Viaggio), a Santa Maria Capua Vetere (mostra promossa dalla Regione Campania), a Taranto, Benevento e Melfi (mostre promosse dal Servizio II – Segretariato Generale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nell’ambito del progetto «Appia Regina Viarum»), torna nuovamente in Puglia la mostra fotografica, documentaria e multimediale dal titolo «L’Appia ritrovata. In cammino da Roma a Brindisi», prodotta nel 2016 dalla Società Geografica Italiana, che riscopre e racconta la prima grande via europea, che si sviluppa da Roma a Brindisi, percorsa a piedi nell’estate 2015 da Paolo Rumiz, Riccardo Carnovalini, Alessandro Scillitani e Irene Zambon.

Allestita nel foyer del Nuovo Teatro Verdi di Brindisi, la mostra sarà inaugurata sabato 14 luglio alle ore 19:30 e resterà aperta al pubblico fino al 28 ottobre 2018.

La mostra di Brindisi è promossa dalla Regione Puglia – Assessorato Industria Turistica e Culturale, Gestione e Valorizzazione dei Beni Culturali e prodotta dalla Società Geografica Italiana, in collaborazione con il Polo Biblio Museale di Brindisi e la Fondazione Nuovo Teatro Verdi. Ha inoltre ottenuto il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e del Comune di Brindisi.

La Mostra
Paolo Rumiz e compagni hanno intrapreso il loro viaggio – conclusosi il 13 giugno 2015 dopo 611 chilometri, 29 giorni di cammino e circa un milione di passi – con l’idea di tracciare finalmente il percorso integrale della madre di tutte le vie, dimenticata in secoli di dilapidazione, incuria e ignoranza. L’Appia.

Ora sono essi stessi a raccontare un’avventura che definiscono «magnifica e terribile, terrena e visionaria, vissuta attraverso meraviglie ma anche devastazioni, sbattendo talvolta il naso contro l’indifferenza di un Paese cinico e prono ai poteri forti, ma capace di grandi slanci ospitali e di straordinari atti di resistenza “partigiana” contro lo sfacelo […] È compito di ciascuno di noi, come cittadini – spiegano – restituire alla Res Publica questo bene scandalosamente abbandonato, ma ancora capace dopo ventitré secoli di riconnettere il Sud al resto del Paese e di indicare all’Italia il suo ruolo mediterraneo. Appia è anche un marchio, un «brand» di formidabile richiamo internazionale. Un portale di meraviglie nascoste decisamente più vario e di gran lunga più antico del Cammino di Santiago».

La mostra ci accompagna sui Colli Albani, sotto i Monti Lepini con le fortezze preromane sugli strapiombi, lungo i boscosi Ausoni che hanno dato all’Italia il nome antico e ai piedi dei cavernosi Aurunci dalle spettacolari fioriture a picco sul mare. Ci guida nella Campania Felix, sui monti del Lupo e del Picchio e gli altri della costellazione sannitica, nell’Italia dimenticata degli Osci, degli Enotri e degli Japigi fino all’Apulia della grande sete.

In questo itinerario, Paolo Rumiz e compagni non sono stati soli, ma hanno avuto altri compagni d’avventura, da citare in ordine di chilometri percorsi: Marco Ciriello, Sandra Lo Pilato, Michaela Molinari, Mari Moratti, Barsanofio Chiedi, Settimo Cecconi, Giulio e Giuseppe Cederna, Giovanni Iudicone, Franco Perrozzi, Cataldo Popolla, Andrea Goltara e Giuseppe Dodaro, con la partecipazione straordinaria di Vinicio Capossela.

La mostra consente di rivivere questa affascinante riscoperta attraverso le fotografie di Riccardo Carnovalini integrate da un reportage di Antonio Politano realizzato per il National Geographic Italia e da istantanee estratte dai filmati “on the road” di Alessandro Scillitani. Nel percorso espositivo, curato da Irene Zambon, con testi e didascalie di Paolo Rumiz, anche alcune immagini dei viaggi di Luigi Ottani sui confini dei migranti e dei sopralluoghi di Sante Cutecchia sulla Regina Viarum, oltre ai filmati di Alessandro Scillitani e le musiche e le installazioni audio di Alfredo Lacosegliaz. Completano il percorso un apparato cartografico curato da Riccardo Carnovalini e Cesare Tarabocchia e il materiale documentario conservato negli Archivi della Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma – Capo di Bove e della Società Geografica Italiana, come fotografie, cartoline d’epoca, mappe antiche e moderne.

INFORMAZIONI
L’APPIA RITROVATA. IN CAMMINO DA ROMA A BRINDISI di Paolo Rumiz e compagni

Indirizzo: Nuovo Teatro Verdi, Via Santi 1, 72100 Brindisi
Informazioni al pubblico sulla mostra:
Tel. 0831 544 257 – museoribezzo.brindisi@regione.puglia.it
Inaugurazione: sabato 14 luglio 2018, ore 19:30
Periodo espositivo: 15 luglio – 28 ottobre 2018
Giorni e orari mostra: dal lunedì al venerdì ore 9:30-13 / venerdì, sabato e domenica ore 18-21 (dal 14 luglio al 30 settembre) ore 17-20 (dall’1 al 28 ottobre)
Per scaricare le fotografie (obbligatori i crediti fotografici): https://bit.ly/2u3mMw8


Foto @Alessandro Scillitani

Programma campagna abbonamenti e biglietteria

  • da martedì 4 a venerdì 7 settembre (presso il botteghino del teatro 0831 562554), i vecchi abbonati all’intera stagione avranno la possibilità di rinnovare l’abbonamento a tutti i tredici spettacoli in cartellone (con conferma o cambio posto), formula che quest’anno chiameremo «Pensieri e Parole»;
  • a partire da lunedì 17 settembre, sarà la volta dei nuovi abbonati poter acquistare il format completo «Pensieri e Parole», e dunque assicurarsi una poltrona per l’intera durata della stagione (tredici spettacoli);
  • da lunedì 8 a venerdì 12 ottobre i vecchi abbonati alle ministagioni «La dolce vita» e «La grande bellezza» potranno sottoscrivere le nuove proposte parziali a sei spettacoli denominate «Emozioni» e «Futura»;
  • da lunedì 15 ottobre è tempo per chi vorrà avvicinarsi per la prima volta alle offerte parziali di abbonamento (ciascuna di sei spettacoli) «Emozioni» e «Futura»;
  • Infine, da lunedì 22 ottobre saranno in vendita i biglietti per tutti gli spettacoli del cartellone.

Orario botteghino nel mese di settembre: ore 11-13 e 18-20
Da ottobre: ore 11-13 e 16.30-18.30

Info 0831 229 230

 “Ogni mio respiro”, il saggio-spettacolo dell’Accademia delle Danze

COSTUMI, REGIA E DIREZIONE ARTISTICA: MARIA CHIARA DI GIULIO

Sabato 23 giugno 2018 ore 20:45
Ingresso gratuito con invito (da ritirare presso il botteghino del teatro)
Botteghino aperto venerdì 22 giugno dalle ore 17 alle 20 e sabato 23 giugno dalle ore 18 alle 20.45

ATTO PRIMO_”GISELLE”

Nata da un’idea del romanziere francese Theophile Gautier e ispirata a una leggenda popolare nordica,
Giselle alterna con perfetto equilibrio realtà e sogno.
Il prologo si apre sulle vicende di un’ingenua ragazza di campagna che muore di dolore a causa dell’inganno di un giovane nobile.
Segue un secondo quadro, in perfetto stile romantico, ambientato nel mondo notturno e spettrale delle terribili e misteriose Villi, spiriti di giovani donne morte prima di poter realizzare il proprio sogno d’amore.

PRIMO QUADRO
In un villaggio nella stagione della vendemmia appare una giovane contadina, Giselle. La ragazza adora ballare, darebbe la vita per questa sua passione. Entra in scena un giovane vestito da popolano: è il Principe Albrecht. Giselle ignora le sue nobili origini. In un primo momento titubante, accetta poi la corte del giovane di cui finisce per innamorarsi. Giselle e Albrecht danzano gioiosamente. I due innamorati affidano il destino del loro legame allo sfogliare dei petali di una margherita; l’innocente gioco termina con un presagio negativo… : il suono di un corno annuncia una battuta di caccia.
Nel frattempo al villaggio giunge la corte in cerca di ristoro. Tra loro, la principessa Bathilda, promessa sposa di Albrecht, che impressionata dal candore della giovane contadina, le fa dono del suo medaglione. Il Principe viene smascherato davanti a tutti e Giselle, ormai perdutamente innamorata, impazzisce di dolore e muore tra gli sguardi inorriditi di tutti i presenti.

SECONDO QUADRO
Una radura illuminata dalla luna. Entrano in scena Myrtha, l’implacabile regina delle Villi, e le sue discepole. Giselle, evocata e accolta da Myrtha, danza con loro. Giunge Albrecht, disperato, che davanti al fantasma della ragazza implora perdono, ma l’intento delle Villi é quello di punirlo per il tradimento d’amore e farlo morire di sfinimento. Giselle prova a proteggere il giovane danzando con lui per tutta la notte. Alle prime luci dell’alba le Villi sono costrette a svanire. Albrecht é salvo ma affranto di dolore.

ATTO SECONDO_”OGNI MIO RESPIRO”

COREOGRAFIE CONTEMPORANEO A FIRMA DI: MARIA CHIARA DI GIULIO
COREOGRAFIE DI MODERNO A FIRMA DI:  ANTONELLA COFANO

PRIMO QUADRO
«Respira. Respira e basta. Non guardare indietro. È solo dolore».
Perché quando la vita ti trascina in un abisso oscuro, per risalire puoi soltanto nuotare contro corrente, respirare ed amare. Siamo “danneggiati” e “imperfetti”, ma impariamo a vivere di nuovo e a superare quel che ci tormenta. “Pensavo che fossimo assoluti. Siamo qui, siamo proprio qui”. Stare con te mi ha permesso di provare emozioni, ed é proprio quello di cui avevo bisogno. Con te ho ricordato meglio, sono guarita meglio e tu… Tu mi hai reso tutto reale. Niente potrà mai cambiare il mio amore per te. Nella vita, per quanto ci si senta annegare e trascinare sempre più a fondo, ci sarà sempre qualcuno a cui aggrapparsi, qualcuno che sarà lì per insegnarci di nuovo a respirare.

SECONDO QUADRO
La storia della nostra vita in musica. Chi di noi non ha, per ogni periodo della propria vita, una canzone che gli riporta alla mente il passato. Alcuni testi, riascoltati oggi, con la maturità degli anni, assumono tutt’altro significato, perché siamo finalmente capaci di capirne il senso più profondo. Canzoni nate per esigenze di raccontare uno stato d’animo, un vissuto che io ho avuto modo di condividere con ogni cantautore-poeta. L’arte é necessità di dire, di raccontare qualcosa. Spero di arrivarvi dritti al cuore…

Maria Chiara Di Giulio

Stagione 2018-19 e campagna abbonamenti

Eccoci pronti per la dodicesima stagione del Nuovo Teatro Verdi di Brindisi, una rassegna come ormai da tradizione ricca di titoli e di proposte che spaziano dai classici ai moderni e ai contemporanei, tra prosa, danza, musical, musica e ricerca. Il nuovo cartellone è aperto alle emozioni, alla curiosità, alla vita, alla creatività: una miscela di generi e prospettive, come risposta alla crescente richiesta di teatro che arriva dal territorio.

Un programma intenso di titoli rivisitati e messi in scena da registi e artisti di differenti generazioni e sensibilità, ai quali ancora una volta affidare, dal punto di vista del teatro e della scena, le domande sul nostro presente. In tutto tredici titoli e quattordici serate impreziosite da artisti di fama nazionale, un ventaglio di spettacoli che leggono con coraggiosa attenzione e con spirito innovativo i classici, che riflettono su inquietudini mai sopite o che recuperano pagine della grande commedia.

Seguendo le indicazioni ricavate dall’ascolto del pubblico, cui lo scorso anno abbiamo riservato una rinnovata attenzione, il nostro direttore artistico, Carmelo Grassi, ha pensato a un cartellone che vedesse protagonisti testi e attori e, in generale, confermasse la nostra idea di porre Brindisi al centro del sistema teatrale nazionale, con uno sguardo alle migliori produzioni artistiche in circolazione e ai classici che si reinventano, che affrontano le domande più urgenti del nostro tempo.

Nella sala del teatro di Brindisi vedremo alcune grandi produzioni e i più interessanti registi e interpreti della scena di questi anni: dall’inizio di novembre alla fine di marzo saranno, come detto, tredici i titoli programmati fra prosa, musica, musical, teatro contemporaneo, comico d’autore, family show. I nomi del migliore cinema italiano sfidano la scena accanto ai grandi artisti dello spettacolo dal vivo: Peppe Vessicchio, Teresa Mannino, Pierfrancesco Favino, Gianluca Guidi, Leo Gullotta, Lello Arena, Alessio Boni, Serra Yilmaz, Marcello Prayer, Giampiero Ingrassia, Emilio Solfrizzi, Antonio Stornaiolo e Sebastiano Somma, sono alcuni dei protagonisti che formano il nuovo cartellone del Verdi.

Anche quest’anno si è pensato di procedere secondo offerte e turni di abbonamento, con il seguente programma (info 0831 229 230):

  • da mercoledì 13 a venerdì 29 giugno (presso i nuovi uffici della Fondazione, nel foyer del teatro) e da martedì 4 a venerdì 7 settembre (presso il botteghino del teatro), i vecchi abbonati all’intera stagione potranno acquistare l’abbonamento a tutti i tredici spettacoli in cartellone, formula che quest’anno chiameremo «Pensieri e Parole»;
  • a partire da lunedì 17 settembre, sarà la volta dei nuovi abbonati poter acquistare il format completo «Pensieri e Parole», e dunque assicurarsi una poltrona per l’intera durata della stagione (tredici spettacoli);
  • da lunedì 8 a venerdì 12 ottobre i vecchi abbonati alle ministagioni «La dolce vita» e «La grande bellezza» potranno sottoscrivere le nuove proposte parziali a sei spettacoli denominate «Emozioni» e «Futura»;
  • da lunedì 15 ottobre è il periodo dedicato a chi vorrà avvicinarsi per la prima volta alle offerte parziali di abbonamento (ciascuna di sei spettacoli) «Emozioni» e «Futura»;
  • Infine, da lunedì 22 ottobre saranno in vendita i biglietti per tutti gli spettacoli del cartellone.


Un cartellone di prestigio e interesse
che, siamo certi, incontrerà il favore del pubblico permettendoci di consolidare le presenze che in tutti questi anni ci hanno permesso di promuovere diffusamente il nostro lavoro.

Un vanto per il teatro, per la città, per i suoi abbonati e frequentatori.

 

 

«La Cenerentola», botteghino aperto anche sabato e domenica e prezzo speciale

In vista dell’opera rossiniana, il Teatro Verdi di Brindisi apre il botteghino anche sabato e domenica e riserva, solo per queste due giornate, un prezzo speciale per il secondo settore e la galleria.

Promo Weekend per «La Cenerentola» di Gioachino Rossini, in arrivo al Teatro Verdi di Brindisi martedì 15 maggio (ore 20.30). Il biglietto, per i posti di secondo settore e di galleria, sarà disponibile al prezzo promo di 15 euro, ma solo per chi lo acquisterà in botteghino sabato 12 e domenica 13 maggio (apertura ore 11-13 e 18-20. Info 0831 562554).

Una speciale promozione in vista del capolavoro che il compositore pesarese scrisse in appena ventiquattro giorni, insieme con il librettista Jacopo Ferretti: per meglio predisporre all’ascolto, l’opera sarà preceduta da una presentazione a cura del docente Corrado De Bernart e del direttore artistico della rassegna Giandomenico Vaccari, in programma sabato 12 maggio alle ore 18.30 nella sala conferenze del Complesso ex Scuole Pie a Brindisi (via Tarantini, 35).

È difficile inquadrare «La Cenerentola, ossia la bontà in trionfo», questo il titolo integrale, diversamente da come è riportato sul frontespizio del libretto: melodramma giocoso, cioè un genere operistico che oscilla tra l’opera buffa e l’opera seria. Il soggetto si basa evidentemente sulla notissima fiaba di Charles Perrault, ma Jacopo Ferretti – che dovette destreggiarsi tra i paletti stretti della censura – si rifece anche ad altri testi per questo capolavoro che debuttò al Teatro Valle di Roma il 25 gennaio 1817. Racconta Ferretti: «Corsi a casa. Là un buon caffè di moka rimpiazzò il the della Giamaica. Misurai più volte per largo e per lungo con le braccia conserte la mia gran camera da letto, e quando Dio volle e mi vidi innanzi il quadro, scrissi il programma della Cenerentola e all’indomani lo inviai a Rossini».

Tuttavia, lo stesso Rossini aveva imposto al librettista Jacopo Ferretti di eliminare dalla favola ogni riferimento magico, ogni topolino che tira carrozze e persino la scarpetta, sostituita da un bracciale. «La Cenerentola» dell’allestimento di «Opera in Puglia» sarà dunque come la voleva Rossini, senza troppa magia, come una storia che ancora oggi ha qualcosa da raccontarci sulla bontà, sul rispetto, sulla realizzazione dei sogni. A Rossini era piaciuta l’idea di una Cenerentola ma lo infastidiva l’idea di farne una favola musicale per bambini. Il compositore fu, questa volta, incontentabile col librettista ed ebbe idee precise su quello che voleva: tradurre cioè la favola in una commedia realistica nella quale i costumi dell’epoca fossero puntualizzati. Bisognava dunque far scomparire ogni elemento favolistico e trasformare Cenerentola in una buona ragazza, sentimentale ed ingenua, figlia di un nobile spiantato, balordo ed ambizioso, sorellastra di due borghesucce pettegole e boriose, sposa infine ad un principe intelligente ed umano, determinato a scegliersi la compagna della propria vita, superando ogni pregiudizio e convenzione, unicamente in base all’amore e all’onestà.

Così, le vicende della bella, dolce e intelligente Cenerentola, delle sue pestifere sorellastre, Clorinda e Tisbe, e dell’affascinante Don Ramiro sapranno coinvolgere il pubblico brindisino in un crescendo di sotterfugi, travestimenti ed equivoci esilaranti, fino al meritato lieto fine con il trionfo della bontà. Nonostante le incalzanti richieste del musicista e il breve tempo a disposizione, il libretto è uno dei punti di forza dell’opera, nella quale i versi sono sempre all’altezza della musica per inventiva, brio ed eleganza. Rossini ci mise poi del suo, a partire dai fulminei tempi di composizione e anche grazie alla consueta prassi dell’autoimprestito – peraltro comune a molti compositori di quegli anni – e cioè alla rielaborazione di alcune pagine musicali già scritte per altre opere.

Regia e costumi dell’opera sono di Paolo Panizza. Direttore della Oles – Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento – il catanese Salvatore Percacciolo. Scene di Franco Armieri. Tra gli interpreti dell’allestimento spiccano il mezzosoprano rughese Daniela Pini, nel ruolo della protagonista Angelina, il basso-baritono Salvatore Salvaggio in quello di Don Magnifico, il tenore Manuel Amati (Don Ramiro) e il baritono Michele Govi (Dandini).

Si comincia alle ore 20.30
Durata dello spettacolo: due ore e 45 minuti più un intervallo
Info (0831) 562554 – 229230

Sabato 12 maggio guida all’ascolto de «La Cenerentola»

Una guida all’ascolto de «La Cenerentola» di Gioachino Rossini corredata da inserti audio e video. È quella che sabato 12 maggio alle ore 18.30, nella sala conferenze del Complesso ex Scuole Pie a Brindisi (via Tarantini, 35), proporranno il direttore artistico di «Opera in Puglia» Giandomenico Vaccari e il docente del conservatorio «Tito Schipa» di Lecce Corrado Nicola de Bernart, tra la storia dell’opera e la sua analisi drammatico-musicale, dettagli sull’allestimento ed esempi tratti da celebri rappresentazioni. All’incontro, che sarà coordinato da Anna Consales, parteciperà il direttore artistico del Teatro Verdi Carmelo Grassi. L’opera di Gioachino Rossini andrà poi in scena martedì 15 maggio sul palcoscenico del Verdi con sipario alle ore 20.30.

L’opera fu scritta tra la fine del 1816 e gli inizi del 1817, in poco più di una ventina di giorni, per i festeggiamenti carnevaleschi al Teatro Valle di Roma. Il debutto, la sera del 22 gennaio 1817, non ottenne il successo sperato: Gioachino Rossini era, però, ottimista. Agli amici diceva: «gli impresari faranno a pugni per allestirla come le prime donne per poterla cantare». Il tempo gli diede ragione: nel giro di pochi mesi «La Cenerentola» fu rappresentata in molti teatri italiani e, con gli anni, è diventata una dei titoli più amati del repertorio operistico.

Non trovandosi a proprio agio tra fate e prodigi vari, il compositore pesarese ne fece una storia basata sulle doti morali della protagonista, fermamente convinta che la bontà sia destinata a trionfare sulla cattiveria e abbia il potere di convertire persino gli animi più malvagi, piuttosto che sull’incantevole scenografia della zucca trasformata in carrozza. Gioachino Rossini sostituì così la celebre scarpetta con un braccialetto. «Mandò in pensione» la fatina e mise al suo posto il saggio filosofo Alidoro, precettore del principe Ramiro. Sarà lui ad aiutare Angelina, detta Cenerentola, a realizzare il suo sogno d’amore: sposare un uomo bello, nobile, ricco e di buoni e onesti sentimenti.

Per dare vita a una girandola di travestimenti ed equivoci esilaranti, il compositore pesarese aggiunse un personaggio buffo, il cameriere Dandini. La matrigna, infine, fu sostituita con un patrigno, Don Magnifico, un uomo tanto disonesto quanto ridicolo finito negli abissi dei debiti per soddisfare i capricci delle sue due figlie: Clorinda e Tisbe.

L’incontro è ad ingresso libero. Biglietti per la data brindisina de «La Cenerentola» ancora disponibili presso la biglietteria del Verdi (tel. 0831 562 554) e online su https://goo.gl/rxJBXN. Apertura biglietteria lunedì, mercoledì e venerdì ore 11-13; martedì e giovedì ore 17-19.

In scena «La Cenerentola» di Gioachino Rossini

«La Cenerentola» di Rossini protagonista al Teatro Verdi di Brindisi martedì 15 maggio, con sipario alle ore 20.30, nel 150° anniversario della morte del grande compositore pesarese. Lo spettacolo chiude la minirassegna lirica «Opera in Puglia» diretta da Giandomenico Vaccari.

«La Cenerentola», opera che Gioachino Rossini scrisse in sole tre settimane, approda sul palcoscenico del Teatro Verdi di Brindisi, martedì 15 maggio (ore 20.30), nel bicentenario dalla prima rappresentazione, avvenuta al Teatro Valle di Roma nel gennaio del 1817. Lo spettacolo chiude la ministagione lirica «Opera in Puglia».

Posti ancora disponibili: biglietteria del Teatro Verdi aperta lunedì, mercoledì e venerdì ore 11-13; martedì e giovedì ore 17-19. Info 0831 562554. Lo spettacolo sarà preceduto da una guida all’opera, a cura del docente Corrado De Bernart e del direttore artistico della rassegna Giandomenico Vaccari, che si svolgerà sabato 12 maggio alle ore 18.30 nella sala conferenze del Complesso ex Scuole Pie a Brindisi (via Tarantini, 35).

Come suggerisce il titolo, il soggetto è tratto dalla celebre fiaba di Charles Perrault, mentre per le musiche Rossini, come aveva già fatto altre volte, usò la tecnica dell’autoimprestito, attingendo ad alcuni brani di opere composte in precedenza: il rondò di Angelina è tratto dall’aria del conte di Almaviva del Barbiere «Cessa di più resistere» e la sinfonia è tratta da quella della «Gazzetta». Per quanto il soggetto venga dalla favola, l’elemento magico è eliminato: Angelina-Cenerentola è solo una ragazza umiliata e sfruttatissima, con sogni che non una fatina bensì l’intuizione di un saggio farà avverare.

Mancavano due giorni al Natale 1816, e Rossini si trovava in grande difficoltà perché la censura pontificia gli aveva bocciato un soggetto destinato al carnevale del Teatro Valle di Roma. Il compositore pesarese si ritrova così a scegliere in gran fretta, insieme al suo librettista Jacopo Ferretti, un nuovo tema per la sua opera. Pensano così alla Cenerentola di Perrault. Ferretti ricostruisce la circostanza nelle sue memorie: «Stanco e mezzo cascante dal sonno sillabai in mezzo ad uno sbadiglio Cendrillon (Il titolo originale della fiaba di Perrault). Rossini, che per esser meglio concentrato si era posto a letto, alzandosi improvvisamente mi disse: avresti tu cuore di scrivermi Cendrillon? Ed io a lui di rimando: e tu di metterla in musica?».

I due si buttano così a capofitto nel lavoro e decidono di adattare il racconto smussando ogni riferimento magico e fiabesco: perché il meraviglioso non entusiasmava il pubblico romano dell’epoca o perché Rossini non se ne sentiva particolarmente attratto. Così, nel libretto non compare il personaggio della fata madrina, né l’incantesimo che trasformava gli stracci della ragazza in un bellissimo abito da sera. Soprattutto non si assiste alla famosa promessa che mette Cenerentola in fuga al suono della mezzanotte. Nell’opera compare un personaggio nuovo, Alidoro, precettore del principe: sarà lui a portare Cenerentola al ballo (la zucca che si trasforma in carrozza era oggettivamente impossibile da realizzare). Infine, non c’è traccia della scarpetta di cristallo persa sulla scale del palazzo, sostituita da uno “smaniglio”, un braccialetto che Cenerentola affida al Principe per essere ritrovata: la prova della scarpetta venne censurata perché era considerato sconveniente per una donna mostrare la caviglia in pubblico. Nasce così «La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo», dramma giocoso in due atti.

Un’opera buffa in equilibrio tra realtà e favola, una commedia sentimentale intrisa di elementi farseschi e grotteschi, in cui emerge l’inadeguatezza dell’uomo di fronte agli accadimenti, e che trova piena espressione musicale in quei concertati definiti “dinamici”: l’opera gioca sui contrasti e gli equivoci, sull’alternanza tra chi si traveste e chi rimane se stesso.

Regia e costumi dell’opera sono di Paolo Panizza. Direttore della Oles – Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento – il catanese Salvatore Percacciolo. Scene di Franco Armieri. Tra gli interpreti dell’allestimento spiccano il mezzosoprano rughese Daniela Pini, nel ruolo della protagonista Angelina, il basso-baritono Salvatore Salvaggio in quello di Don Magnifico, il tenore Manuel Amati (Don Ramiro) e il baritono Michele Govi (Dandini).

Prezzi:
Primo settore: € 25,00
Secondo settore: € 22,00
Galleria: € 18,00
Ridotto associazioni con minimo 15 persone (secondo settore e galleria): € 15,00
Ridotto under 25 (secondo settore e galleria): € 10,00

Foto di Daniela Pini ©Elise Bakketun Photography
Si comincia alle ore 20.30
Durata dello spettacolo: due ore e 45 minuti più un intervallo
Biglietteria online https://goo.gl/4kW8p6
Info (0831) 562554 – 229230

Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia, commedia formato famiglia

«Non mi hai più detto ti amo», uno spettacolo ironico, intelligente, appassionante, cucito addosso a due protagonisti perfetti, Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia: istrionici e straordinariamente affiatati, in scena venerdì 27 aprile (ore 20.30) nel Nuovo Teatro Verdi di Brindisi

La più amata dagli italiani, quando si apre il sipario, la vediamo ancora una volta in cucina. Perché la commedia «Non mi hai più detto ti amo», in arrivo a Brindisi, nel Nuovo Teatro Verdi, venerdì 27 aprile (ore 20.30), vede al centro una famiglia come tante, con una madre impegnata a risolvere i problemi creati da marito e figli. Lei è Lorella Cuccarini, che ha scelto di debuttare nella prosa con la commedia di Gabriele Pignotta. Accanto a lei, Giampiero Ingrassia, a ricomporre la coppia che vent’anni fa con «Grease» e una lunga tenitura ha fatto la storia del musical in Italia.

Una commedia costruita perfettamente sui caratteri che hanno reso popolari i due. Lei, Serena, madre e moglie fin troppo perfetta, e lui, Giulio, medico simpatico e un po’ sbruffone, si ritrovano dopo vent’anni come dei buoni amici a condividere una bella casa, il rito della cena, qualche accenno di saluto al mattino e due figli, Tiziana e Matteo, diversissimi tra loro. Una quotidianità già scritta, senza sorprese e con tante, forse troppe responsabilità per Serena. Che, nel momento in cui è costretta ad affrontare un problema di salute, si ribella a suo modo e decide di abbandonare il tetto familiare per ricostruirsi una vita autonoma e ritrovare il lavoro lasciato vent’anni prima. Giulio, dopo un iniziale disappunto, fa di necessità virtù e inizia a percepire la sua metà da una nuova prospettiva. Il lieto fine, neanche a dirlo, è dietro l’angolo.

Gabriele Pignotta adegua la regia al testo – o forse viceversa – sfoderando un montaggio dal chiaro imprinting cinematografico, con tanto di scansione temporale segnalata dai caratteri luminosi montati sul girevole di Alessandro Chiti. Alla bella scenografia, ai bei costumi fa da sottofondo una allegria che affiora più volte, quando Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia, quasi ricomponendo la coppia del musical, cantano e ballano tra sala e terrazzo. La fine del primo atto è contrassegnata da una bella canzone di Giovanni Caccamo, autore anche delle musiche originali.

Seppur leggera, la commedia racconta che, probabilmente, la famiglia di oggi, per sopravvivere ai cambiamenti, deve essere anche lo spazio per l’individuo e non solo per il ruolo di madre, padre o figlio che ciascuno di noi in essa riveste. Pignotta non punta soltanto sul feeling della coppia Cuccarini-Ingrassia, ma anche su un testo interessante, dalla trama moderna e ricca di quotidianità: l’istituzione familiare è provata alla luce delle trasformazioni economiche e socio-politiche di questi ultimi anni, misurando la fragilità e la forza della famiglia in raffronto alla dimensione individuale e allo spazio del singolo. In scena i sentimenti veri, il pathos e l’amore che in una famiglia italiana, a dispetto delle avversità e delle divisioni, resta sempre immutato. Sullo sfondo la presenza scoppiettante di un bravissimo comprimario come Fabrizio Corucci, nel ruolo di un paziente di Giulio, e il talento dei due giovani attori che fanno la parte dei figli Tiziana e Matteo (Raffaella Camarda e Francesco Maria Conti) nel continuo amore et odio che li accompagna.

«Non mi hai più detto ti amo» è uno spettacolo sviluppato da una produzione ambiziosa, forte di un allestimento di livello, capace di trattare con serietà un tema delicato come quello della famiglia, ma con la promessa di regalare al pubblico momenti di grande emozione e divertimento. Resilienza sembra essere il concetto cardine dello spettacolo: riuscirà questa famiglia a sopravvivere alle difficoltà e all’inevitabile crisi dei rapporti?

Foto ©Massimiliano Fusco 2017
Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: un’ora e 40 minuti più intervallo
Biglietteria online https://goo.gl/bsTU84
Tel. (0831) 562 554 – 229 230

Promozione “Last Week” per «Delitto/Castigo»

Speciale promozione per lo spettacolo con Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini, un viaggio tra i capitoli di «Delitto e Castigo», l’opera più letta e conosciuta di Dostoevskij, in arrivo nella sala brindisina venerdì 20 aprile (ore 20.30). Biglietto al costo di 10 euro per poltrone di galleria.

Promozione “Last Week” per lo spettacolo «Delitto/Castigo» con Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini, in arrivo al Teatro Verdi di Brindisi venerdì prossimo 20 aprile (ore 20.30). Il biglietto, per i posti rimasti in galleria, sarà disponibile al prezzo di 10 euro a partire da lunedì 16 aprile fino al giorno dello spettacolo (apertura botteghino lunedì, mercoledì e venerdì ore 11-13; martedì e giovedì ore 17-19. Info 0831 562 554).

Lo spettacolo è il risultato del nuovo progetto di “teatro non teatro” a firma di Sergio Rubini, che ha curato anche l’adattamento teatrale con Carla Cavalluzzi. In scena anche Francesco Bonomo, Francesca Pasquini e G.U.P. Alcaro, esecutore, dal vivo, di musiche ed effetti sonori.

Il racconto tormentato della presa di coscienza di una colpa e di una redenzione dell’epico romanzo di Fedör Dostoevskij diventa una lettura a due voci che fa vivere in prima persona al pubblico l’ossessione del protagonista. Spiega Sergio Rubini: «Vertigine e disagio accompagnano il lettore di “Delitto e Castigo”. La vertigine di essere finiti dentro il tormento di un uomo che trova nell’omicidio la propria e unica affermazione di esistenza. Quindi, il delitto come specchio del proprio limite e orizzonte necessario da superare per l’autoaffermazione del sé».

«Delitto/Castigo» è un invito a misurarsi con le proprie paure, i propri errori, per comprendere che l’uomo è colpevole tanto quanto è capace di chiedere scusa e redimersi, anche a costo di perdere la vita. Rodion Romanovič Raskol’nikov, un giovane poverissimo e strozzato dai debiti, uccide una vecchia e meschina usuraia. Lo studente di San Pietroburgo si rifiuta di provare rimorso, per dimostrare a se stesso di appartenere alla categoria di quelli che lui definisce i “napoleonici”, i grandi uomini, le menti superiori dalle idee rivoluzionarie, autorizzati a vivere e agire al di sopra della legge comune, perché tutte le loro azioni, anche quelle condannate dalla morale, hanno come fine ultimo il bene collettivo. Tenta di convincersi che l’omicidio della vecchia, che incarna il male e la perfidia, non solo non è condannabile ma costituisce la dimostrazione stessa della sua appartenenza a una categoria superiore. Dall’altro lato, però, non sfugge ai sensi di colpa e al terrore di essere scoperto. Alla fine deve rassegnarsi: non è un grande uomo, ma un “pidocchio” e, come tale, merita una punizione.

La potenza dell’opera di Dostoevskij è descritta mirabilmente nel romanzo di Paul Auster «4321», nel quale l’autore ne immagina gli effetti della lettura sul protagonista Archie Ferguson: «La lettura di “Delitto e Castigo” lo cambiò, “Delitto e Castigo” fu il fulmine che si abbatté dal cielo e lo mandò in frantumi, e quando riuscì a riprendersi Ferguson non ebbe più dubbi sul futuro, se un libro poteva essere questo, se un romanzo poteva fare questo al tuo cuore, alla tua mente e ai tuoi sentimenti più profondi sul mondo, allora scrivere romanzi era senz’altro la cosa migliore che potevi fare nella vita, perché Dostoevskij gli aveva insegnato che le storie inventate potevano andar ben oltre il semplice divertimento e lo svago, potevano rivoltarti come un calzino e scoperchiarti il cervello, potevano scottarti e gelarti e metterti completamente a nudo e scaraventarti tra i venti furiosi dell’universo».

Foto ©Serena Pea
Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: un’ora e 45 minuti, senza intervallo
Tel. (0831) 562 554 – 229 230

Venerdì 20 aprile guida all’ascolto de «La Bohème»

Una guida all’ascolto de «La Bohème» corredata da inserti audio e video. È quella che venerdì 20 aprile alle ore 18.30, nella sala conferenze del Complesso ex Scuole Pie a Brindisi (via Tarantini, 35), proporranno il direttore artistico di «Opera in Puglia» Giandomenico Vaccari e il docente del conservatorio «Tito Schipa» di Lecce Corrado Nicola De Bernart, tra informazioni sulla genesi e la fortuna dell’opera, dettagli sull’allestimento ed esempi musicali tratti da incisioni e realizzazioni celebri. L’opera di Giacomo Puccini andrà poi in scena lunedì 23 aprile sul palcoscenico del Verdi con sipario alle ore 20.30.

«La Bohème» è una di quelle opere che fotografano lo spirito di un’epoca e lo consegnano per sempre alla memoria. I quattro quadri saltano da una situazione all’altra con la frammentarietà, il disordine, l’imprevedibilità della vita precaria degli scapestrati protagonisti: il poeta Rodolfo, il pittore Marcello, il filosofo Colline, il musicista Schaunard. La loro gioventù si consuma rapidamente tra grandi aspirazioni intellettuali, denti che battono per il gelo, donne da amare e serate di baldoria, poi però arriva la morte che sconvolge: tanto più se la morte è quella di Mimì, prima creatura davvero indifesa nel mondo eroico del melodramma, buona e sfortunata come le figure femminili del cinema di Chaplin.

«La Bohème» debuttò con successo al Teatro Regio di Torino nel febbraio 1896, diretta da un Toscanini appena ventinovenne. Da allora è una delle opere di Puccini più amate in assoluto dal pubblico, un capolavoro che concilia grande raffinatezza di scrittura strumentale e tessitura vocale con una vivissima popolarità.

L’incontro è ad ingresso libero. Biglietti per la data brindisina de «La Bohème» ancora disponibili presso la biglietteria del Verdi (tel. 0831 562 554) e online sul circuito Vivaticket. Apertura biglietteria lunedì, mercoledì e venerdì ore 11-13; martedì e giovedì ore 17-19. Apertura straordinaria sabato 21 aprile ore 11-13 e 17-19; domenica 22 aprile ore 11-13 e 17-19. Lunedì 23 aprile, giorno dello spettacolo, ore 11-13 e a partire dalle 19.

«Oh, cari amici, vi dico la verità che più invecchio, più mi convinco che “La Bohème” è un capolavoro e che adoro Puccini, il quale mi sembra sempre più bello!». Igor’ Fëdorovič Stravinskij, Venezia 1956.