Direttore Artistico

I teatri aperti sono un fondamentale segnale di vitalità di una comunità. Pensavamo che la sospensione dello spettacolo dal vivo sarebbe durata giusto qualche settimana, il tempo di riordinare la programmazione, di fissare nuove date e rinviare di lì a poco l’apertura del sipario, e invece sono passati due anni. Due anni nei quali abbiamo riflettuto, isolati e distanziati, abbiamo pensato al ruolo e alla funzione del teatro, al suo compito di tracciare una nuova linea d’orizzonte e di ricucire le relazioni, di aiutarci a custodire le nostre fragilità, di curare le distanze.

Grammatica di scena e di comunità, un nuovo modo di stare insieme che non immaginavamo ma che abbiamo imparato a esercitare, con le mascherine nel buio della sala. Oggi avvertiamo la responsabilità di guidare nella direzione di una relazione sempre piu virtuosa e di reciproco stimolo tra domanda di teatro ed offerta di spettacoli. Ogni evento traumatico della storia obbliga a una riflessione, ogni strappo impone una ricostruzione di senso, e credo che anche il teatro, dall’alto dei suoi 2.500 anni di storia, abbia bisogno di un nuovo inizio, di ripensare quell’estremo rapporto tra attore e spettatore che – come diceva Grotowski -, al netto di ogni altro elemento di scena non necessario, identifica l’essenza del teatro.

Il teatro ha sempre condotto a riflessioni, prese di posizione, ragionamenti. Non a caso, è spesso diventato metafora della vita e talvolta, grazie a grandi autori illuminati e geniali, è arrivato financo a precorrere i tempi. La pandemia ha fatto emergere le fragilità di un sistema che necessita di profonde trasformazioni: ripartire vuol dire anche mettersi al lavoro per correggere gli errori del passato, procedere ostinatamente nella formazione di un nuovo pubblico, nella educazione dei giovani al teatro, alla sua potenza sociale e culturale, nella promozione della scena quale strumento tutt’altro che noioso, vetusto e polveroso. Il Verdi merita di diventare centro di produzione, una grande trasformazione che vedrebbe nascere sul nostro palcoscenico tra i più interessanti e attesi allestimenti della scena nazionale. Il teatro come agorà, come piazza di impegno civile, come luogo di passioni ed emozioni.

La presenza e la partecipazione del pubblico come elemento imprescindibile, rappresentano un nuovo inizio. Mi piace condividere le parole di Seneca: «Non ha importanza cosa guardi, ma come guardi». Vale anche per il teatro, che ha bisogno di incrociare il suo con lo sguardo del pubblico, di rispondere ai suoi nuovi interessi, per poter ripartire oltre la timidezza dei primi passi. Per questo, dopo una prima programmazione che ha rotto il silenzio, torniamo a proporre una Stagione di spettacoli e di esperienze, nel segno della leggerezza e della qualità, secondo quell’incontro tra generi che è sempre stata la cifra dei nostri cartelloni: un grazie di cuore all’Amministrazione comunale per la presenza e al pubblico, grazie al quale il teatro può continuare a raccontare e a raccontarci, a regalare emozioni che le mascherine non riusciranno mai a oscurare.

Buon teatro a tutte e a tutti!

Carmelo Grassi
Direttore artistico Nuovo Teatro Verdi

Il programma della stagione