Mese: marzo 2019

Francesco Piccolo e Pif in «Momenti di trascurabile (in)felicità»

«Quando mi dicono: ti potevi vestire meglio. E io mi ero già vestito meglio». Francesco Piccolo, accompagnato sul palco da Pif, scansiona le tantissime istantanee di una realtà che nasconde il senso più profondo e volubile della vita: in scena i trascurabili (ma non insignificanti) momenti di in/felicità che appartengono al nostro comune e circolare quotidiano. Un “varietà dell’anima” che mette in scena fobie, debolezze, idiosincrasie.

Attimi di esistenza che fanno parte della vita di ognuno di noi e sui quali, spesso, superficialmente non ci soffermiamo: sono i «Momenti di trascurabile (in)felicità», raccontati da Francesco Piccolo con la “complicità” di Pif, in scena al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi domenica 31 marzo – sipario ore 20.30. Ironici pensieri in libertà, cinici e reali, di quei brevi attimi in cui assapori il (dis)piacere della vita. Pif, già protagonista dell’omonimo film in sala in questi giorni, diretto da Daniele Luchetti, prenderà parte allo spettacolo in maniera sorprendente.

Francesco Piccolo, accompagnato da un ospite speciale come Pif, sfoglia il proprio catalogo di nevrosi, vezzi, consuetudini, manie e segreti tratto dai suoi due libri di successo, passando in rassegna momenti felici ed infelici dell’esistenza quotidiana sui quali non abbiamo il tempo o la pazienza di soffermarci.Lo spettacolo, organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese, sposta dall’ombra e mette in luce eventi trascurabili ma piantati nella vita di ognuno, che fanno sempre dire a chi sta in platea: « è proprio così… lo faccio anche io… è successo a me… sono io!».

Piccole abitudini, positive o negative, che scatenano un costante e ininterrotto riconoscersi. Dal momento della torta ad una festa di bambini alla temperatura dell’acqua sotto la doccia, passando per domande esistenziali e amare verità («quando mi dicono: ti potevi vestire meglio. E io mi ero già vestito meglio»). Uno spettacolo capace di scavare con ironia disarmante nella banalità del quotidiano, nei luoghi comuni, negli attimi fuggenti e preziosi della vita su cui normalmente non ci si sofferma, che si rincorrono senza fare rumore ma che sommati fanno forse più dei momenti di grande felicità.

«Momenti di trascurabile (in)felicità» è il manuale dei piccoli dettagli della quotidianità, quelli che attraversiamo lasciandoli in un angolo della memoria, convinti di incontrarli un’altra volta in una familiarità scontata e costante. Piccolo dipana, come si farebbe in una serata tra amici che raccontano esperienze vissute in prima persona, un filo d’unione tra i vari frammenti che ricompongono la vita. Lo spettacolo è dunque il resoconto della nostra esistenza quotidiana, un racconto, preso in prestito dalla vita, fatto di microscopiche felicità e infelicità cui spesso non diamo valore ma che hanno la capacità di accomunarci tutti in un sorriso. Perché i veri protagonisti, in fondo, siamo noi. Lo spettacolo restituisce la funzione del teatro, quella di farsi specchio della vita, dell’immaginario, degli occhi sulla realtà, di quei momenti che fanno parte del vissuto di ciascuno. Lo spettatore li vede, li scopre, li riconosce, se li cuce addosso e scandagliando lo specchio della scena si interroga e prova a conoscersi meglio.

Qualche anno fa le nostre più piccole e strane abitudini, colte nella loro banalità quotidiana, divennero protagoniste di due libri deliziosi, che saranno raccontati per l’occasione dall’autore in persona. «Momenti di trascurabile felicità» è stato pubblicato da Einaudi nel 2010 ed è ancora oggi un successo. Cinque anni più tardi, a fargli da contraltare, è arrivato «Momenti di trascurabile infelicità». Autore di entrambi è Francesco Piccolo, Premio Strega nel 2014 con «Il desiderio di essere come tutti», scrittore («La separazione del maschio», «Allegro Occidentale», «E se c’ero dormivo», «Il tempo imperfetto»), autore per la tv e per il cinema (per Paolo Virzì «Ella & John», «La prima cosa bella» e «Il capitale umano»; per Silvio Soldini «Agata e la tempesta» e «Giorni e nuvole»; per Nanni Moretti «Il Caimano», «Habemus Papam» e «Mia madre»; per Francesca Archibugi «Il nome del figlio» e «Gli Sdraiati»). «Momenti di trascurabile (in)felicità» è uno spettacolo prodotto da «ITC2000».

PREZZI DEI BIGLIETTI:
Primo settore: € 25,00 (ridotto € 22,00)
Secondo settore: € 22,00 (ridotto € 20,00)
Galleria: € 18,00 (ridotto € 16,00)
Studenti fino a 25 anni (secondo settore e galleria): € 10,00

Il ridotto di settore si applica agli under 25, agli adulti over 65, ai possessori di Carta Più e Multipiù Feltrinelli e di Carta Payback Mondadori, ai dipendenti di enti ed aziende convenzionati, ai gruppi organizzati di minimo 15 persone appartenenti ad associazioni in genere.

Si comincia alle ore 20.30
Durata: 70 minuti (senza intervallo)
Biglietteria Nuovo Teatro Verdi dal lunedì al venerdì ore 11-13 e 16-18
Info T. 0831 562554
Biglietteria online https://goo.gl/YLZEYp

Lucio Battisti e Lucio Dalla: la storia e la musica di due icone

La vita, la storia e le canzoni di Lucio Battisti e Lucio Dalla. Mercoledì 20 marzo al Teatro Verdi «Lucio incontra Lucio» è lo spettacolo, diretto e interpretato da Sebastiano Somma, che mette in scena un’originale lettura della musica e della vita dei due grandi cantautori italiani. Ha detto Somma: «È un concerto teatralizzato, un viaggio emozionale dentro la loro musica, attraverso suggestioni, immagini e parole».

Stesso anno, il 1943. Stesso mese, marzo. Addirittura stessa settimana, il 4 e il 5. Soltanto dodici ore separano la nascita di Lucio Dalla e di Lucio Battisti. Uno a Bologna, l’altro a Poggio Bustone. È proprio questo parallelo a ispirare «Lucio incontra Lucio» al Teatro Verdi di Brindisi, in programma mercoledì 20 marzo, con sipario alle ore 20.30. Lo spettacolo, scritto da Liberato Santarpino e diretto e interpretato da Sebastiano Somma, mette in scena un’originale lettura della vita dei due grandi cantautori italiani. Due uomini accomunati dalla stessa caparbietà sperimentale in musica che oggi rappresentano un’icona tutta italiana.

Due musicisti che hanno rinnovato profondamente la canzone italiana, influenzando inevitabilmente tutti coloro che sono venuti dopo. Battisti lo ha fatto in modo più personale, scegliendo di non apparire sulle scene per diversi anni, evitando i concerti e formando con Mogol (autore dei testi di gran parte delle sue canzoni) un sodalizio che resterà nella storia della musica italiana; Dalla, autore estroso capace di scrivere testi eccezionali, è stato meno solitario duettando con i più grandi artisti di fama nazionale e internazionale e addentrandosi con curiosità ed eclettismo nei più diversi generi musicali.

Erano gli inizi degli Ottanta quando Dalla parlò a Battisti di un suo progetto da condividere: una grande tournée e poi un disco da incidere. Battisti rifiutò l’invito, perché ormai proiettato verso una nuova sperimentazione musicale che lo avrebbe portato di lì a poco a decidere di lasciare le scene. Dopo oltre trent’anni da quel giorno Sebastiano Somma porta sul palco quell’incontro artistico, immaginando come sarebbe stato: «Racconteremo – ha detto il regista e interprete – alcuni aneddoti poco conosciuti. Per esempio il testo di “Futura” è stato composto davanti al Check Point Charlie, il punto di passaggio tra Berlino Est e Berlino Ovest: Dalla si era seduto su una panchina e, poco dopo, in quella accanto a lui era arrivato Phil Collins. Proprio in quella mezzora di raccoglimento il cantante bolognese ha intrecciato la storia dei due amanti separati dalla barricata e ne è nato un capolavoro». Sebastiano Somma rompe il silenzio e, vestendo i panni di Zeus, si rivolge al dio Apollo, affinché possa far nascere, sulla martoriata Italia piegata dalle brutture della guerra, un uomo che porti dolcezza e poesia. Apollo prende a cuore l’incarico e decide che, a distanza di poche ore, sarebbero nati ben due uomini d’arte e avrebbero avuto lo stesso nome.

«Lucio incontra Lucio» ripercorre i successi che hanno segnato un’epoca e offre al pubblico un accurato ritratto dei due, da cui emergono affinità e differenze. Divisi dalla geografia e da una dozzina di ore dal primo vagito, i due avranno però un destino comune: lasceranno ai posteri canzoni indimenticabili, cantate a squarciagola dalla loro generazione e da quelle successive.

Lo spettacolo, una raffinata partitura di parole e note, prova a figurare quell’incontro artistico mai avvenuto, anche se solo immaginario, raccontandolo attraverso le canzoni. E mentre Sebastiano Somma racconta, un’orchestra di cinque elementi e di quattro voci colora le canzoni di Battisti e Dalla, senza mai perdere di vista gli arrangiamenti originali. Questo il programma musicale: «4 marzo 1943», «Pensieri e parole», «Mi ritorni in mente», «La casa in riva al mare», «Il mio canto libero», «Il gigante e la bambina», «Acqua azzurra acqua chiara», «Piazza Grande», «Emozioni», «Come è profondo il mare», «La canzone del sole», «L’anno che verrà», «Amarsi un po’», «Futura», «Con il nastro rosa», «Caruso» e «L’arcobaleno». Sul palco si esibiranno ancheAlessandro Deidda (sassofono), Guglielmo Guglielmi (pianoforte), Aldo Vigorito (contrabbasso), Giuseppe La Pusata (batteria), Lorenzo Guastaferro (vibrafono) e le voci di Alfina ScorzaElsa BaldiniPaola Forleo e Francesco Curcio.

La regia di Sebastiano Somma cuce in maniera attenta uno spettacolo fatto di musica, suggestioni, immagini e parola, attingendo al suo amore verso i due grandi cantautori e cercando di ricostruire e consegnare al pubblico le emozioni e i colori, per ricordare ai giovani e ai meno giovani la grande arte che i due cantautori hanno prodotto e lasciato in dote.

Si comincia alle ore 20.30
Durata: un’ora e 40 minuti (senza intervallo)
Biglietteria online goo.gl/iHMsDy
Info T. (0831) 562 554 – 229 230

Oscar Wilde e «L’importanza di chiamarsi Ernesto»: promozione sui biglietti

La commedia più celebre e brillante di Oscar Wilde al Teatro Verdi di Brindisi. Per lo spettacolo è attiva la «Promo Letteratura», la promozione che consente l’acquisto del biglietto di galleria a 10 euro. Un modo per promuovere il geniale e irriverente tratteggio fatto dall’autore irlandese del mondo borghese dell’Inghilterra di fine ‘800. Appuntamento martedì 12 marzo, con sipario alle ore 20.30. God save Oscar!

Si chiama «Promo Letteratura» ed è la promozione che il Teatro Verdi di Brindisi riserva al suo pubblico per la commedia «L’importanza di chiamarsi Ernesto», in programma martedì 12 marzo alle ore 20.30. La promozione è attiva, a partire da giovedì 7 marzo, solo presso la biglietteria del Teatro e permette, per gli ultimi posti disponibili, di acquistare il biglietto di galleria a 10 euro. La biglietteria è aperta al pubblico dalle 11 alle 13 e, nel pomeriggio, dalle 16 alle 18. Info 0831 562554.

Un modo per favorire e promuovere la conoscenza di questo assoluto capolavoro che Oscar Wilde scrisse nel 1895, poco prima di essere travolto dal perbenismo anglosassone e dagli scandali giudiziari per la sua condotta sessuale. Il titolo nasce dagli equivoci derivanti dall’uguale pronuncia inglese di Ernest (nome proprio) ed earnest (serio, onesto), ed è su questa che due amici costruiscono un castello di menzogne per meglio corteggiare le fanciulle amate, dando origine a una complessa, ma teatralmente limpidissima, serie di equivoci.

Il protagonista della pièce, Jack Worthing, finge di avere un fratello di nome Ernest per poter scappare dalla routine contadina e condurre una vita dissoluta a Londra insieme all’amico AlgernonJack si innamora della cugina Gwendolyn, che resta affascinata dal suo nome, e in modo analogo l’amico inizia una corrispondenza con la nipote del protagonista, presentandosi con lo stesso nome. Come ben si può intuire ciò sfocerà in una storia di equivoci, malintesi, e scambi di persona tipici della commedia classica.

Quella di Wilde è una commedia che non invecchia mai. Nel suo attacco diretto all’Inghilterra vittoriana, l’autore si serve di paradossi («Gwendolyn, è terribile per un uomo scoprire che per tutta la vita non ha detto altro che la verità. Potrai mai perdonarmi?»), giochi di parole e rovesciamenti di significato per smascherare e deridere una società che vive di apparenze ed eccessivo materialismo. È proprio a causa del ricorrere di questo tipo di degenerazione sociale che l’opera è sempre attuale, come ben sottolineano i registi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia: «Questa ‘commedia frivola per gente seria’ […] è l’esempio più bello di come Wilde, attraverso l’uso di un’ironia caustica e brillante, sveli la falsa coscienza di una società che mette il denaro e una rigidissima divisione in classi al centro della propria morale. […] Wilde inventa un linguaggio inedito che pone le basi di un umorismo che, attraverso l’epoca d’oro della commedia hollywoodiana, è arrivato fino a noi, anche attraverso popolari serie televisive, senza perdere in freschezza e causticità».

La messinscena è una versione moderna e pop di un classico della tradizione teatrale inglese. Questa impronta si coglie fin dall’inizio, quando «I will survive» di Gloria Gaynor riecheggia nel salotto di Algernon, e viene mantenuto per tutta la durata dello spettacolo. Alle scelte musicali contemporanee (tra cui anche la colonna sonora de «La pantera rosa») si affiancano le scenografie: poltrone e sedie colorate stile anni Sessanta, per noi forse vintage, ma decisamente bizzarre per l’Inghilterra vittoriana.

Ancora più originali e rivoluzionari i costumi: Jack e Algernon sono due giovani eleganti che non indossano abiti ottocenteschi, bensì completi moderni e colorati. L’abbigliamento vistoso dell’aristocratica Lady Bracknell è un po’ meno “infedele” e sottolinea l’appariscenza e l’eccentricità del personaggio. Infine Gwendolyn, promessa sposa di Jack, veste abiti tutt’altro che raffinati con colori che non si abbinano, e ricorda la protagonista di qualche video musicale o programma televisivo “trash” dei Duemila. Anche Algernon ha l’aspetto di un dandy moderno, quasi un divo degli anni Sessanta.

La produzione dell’Elfo Puccini affianca l’umorismo senza tempo di un testo sacro del teatro inglese a riferimenti a noi più familiari e vicini nel tempo: assolutamente da non perdere.

Si comincia alle ore 20.30
Durata: 135 minuti più intervallo
Info T. (0831) 562 554 – 229 230

«Momenti di trascurabile (in)felicità» con Francesco Piccolo e Pif

«Quando mi dicono: ti potevi vestire meglio. E io mi ero già vestito meglio». Francesco Piccolo, accompagnato sul palco da Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, racconta gli infiniti spicchi di una realtà che nasconde il senso più profondo e volubile della vita: in scena mille trascurabili (ma non irrilevanti) forme di in/felicità che appartengono al nostro quotidiano. Un “varietà dell’anima” che gioca con le nostre fobie, debolezze e conformismi.

Attimi di esistenza che fanno parte della vita di ognuno di noi e sui quali, spesso, superficialmente non ci soffermiamo: sono i «Momenti di trascurabile (in)felicità», raccontati da Francesco Piccolo con Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, in scena al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi domenica 31 marzo – sipario ore 20.30.

Francesco Piccolo, accompagnato da un ospite speciale come Pif, sfoglia il proprio catalogo di nevrosi, vezzi, consuetudini, manie e segreti tratto dai suoi due libri di successo. Ironici pensieri in libertà, cinici e reali, di quei brevi attimi in cui assapori il (dis)piacere della vita. Pif, già protagonista dell’omonimo film diretto da Daniele Luchetti e scritto a quattro mani da Luchetti e Piccolo, prenderà parte allo spettacolo in maniera sorprendente.

Lo spettacolo, organizzato dal Teatro Pubblico Pugliese, è un giro d’orizzonte con il quale si dà importanza e valore a quei momenti felici ed infelici dell’esistenza quotidiana sui quali non abbiamo il tempo o la pazienza di soffermarci. Francesco Piccolo lo fa dando vita a un “catalogo” di eventi trascurabili ma piantati nella vita di ognuno, che fanno sempre dire a chi sta in platea: «è vero, è successo anche a me». Piccole abitudini, positive o negative, che scatenano un costante e ininterrotto riconoscersi. Dal momento della torta ad una festa di bambini alla temperatura dell’acqua sotto la doccia, dalla bresaola nella dieta Dukan ad un regalo di difficile comprensione, passando per domande esistenziali e amare verità («quando mi dicono: ti potevi vestire meglio. E io mi ero già vestito meglio»). Uno spettacolo capace di raccontare con ironia disarmante la banalità del quotidiano, i luoghi comuni, gli attimi fugaci e i piccoli pensieri su cui normalmente non ci si sofferma, ma in cui basta un istante per riconoscersi e cadere in un sorriso complice e di ammissione.

«Momenti di trascurabile (in)felicità» è il manuale dei piccoli dettagli della quotidianità, quelli che attraversiamo lasciandoli in un angolo della memoria, convinti di incontrarli un’altra volta in una familiarità scontata e costante. Piccolo dipana, come si farebbe in una serata tra amici e con la legittima sicurezza di chi quelle parole non solo le ha messe nero su bianco ma le ha spesso vissute in prima persona, un filo d’unione tra i vari frammenti che ricompongono la vita. Lo spettacolo è dunque il resoconto della nostra esistenza quotidiana; un racconto frastagliato, discontinuo e reale, di attimi felici e piccole infelicità sui quali sorvoliamo, ironico, cinico, spietatamente veritiero e capace di accomunarci tutti in un sorriso, amaro o scrosciante. Perché i veri protagonisti in effetti, siamo noi. Lo spettacolo restituisce la funzione del teatro, quella di farsi specchio della vita, dell’immaginario, degli occhi sulla realtà, di quei momenti che fanno parte del vissuto di ciascuno. Lo spettatore li vede, li scopre, li riconosce, se li cuce addosso e scandagliando lo specchio della scena si interroga e prova a conoscersi meglio.

Qualche anno fa le nostre più piccole e strane abitudini, colte nella loro banalità quotidiana, divennero protagoniste di due libri deliziosi, che saranno raccontati per l’occasione dall’autore in persona. «Momenti di trascurabile felicità» fu pubblicato da Einaudi nel 2010 ed è ancora oggi un successo. Cinque anni più tardi, a fargli da contraltare, arrivò «Momenti di trascurabile infelicità». Autore di entrambi è Francesco Piccolo, Premio Strega nel 2014 con «Il desiderio di essere come tutti», scrittore («La separazione del maschio», «Allegro Occidentale», «E se c’ero dormivo», «Il tempo imperfetto»), autore per la tv e per il cinema (per Paolo Virzì «Ella & John», «La prima cosa bella» e «Il capitale umano»; per Silvio Soldini «Agata e la tempesta» e «Giorni e nuvole»; per Nanni Moretti «Il Caimano», «Habemus Papam» e «Mia madre»; per Francesca Archibugi «Il nome del figlio» e «Gli Sdraiati»). «Momenti di trascurabile (in)felicità» è uno spettacolo prodotto da «ITC2000».

PREZZI DEI BIGLIETTI:
Primo settore: € 25,00 (ridotto € 22,00)
Secondo settore: € 22,00 (ridotto € 20,00)
Galleria: € 18,00 (ridotto € 16,00)
Studenti fino a 25 anni (secondo settore e galleria): € 10,00

Il ridotto di settore si applica agli under 25, agli adulti over 65, ai dipendenti di enti ed aziende convenzionati, ai gruppi organizzati di minimo 15 persone appartenenti ad associazioni in genere.

Si comincia alle ore 20.30
Durata: 70 minuti (senza intervallo)
Biglietteria Nuovo Teatro Verdi dal lunedì al venerdì ore 11-13 e 16-18
Info T. 0831 562554
Biglietteria online www.vivaticket.it