Mese: febbraio 2019

Alessio Boni nel «Don Chisciotte»: al Verdi il sognatore errante

Alessio Boni è «Don Chisciotte» al Teatro Verdi di Brindisi, il sognatore che non accetta la realtà, l’erudito, l’idealista, il folle epico, l’eroe visionario. L’attore: «È un personaggio struggente, magico e poetico. E oggi, anche dopo quattrocento anni, abbiamo tanto bisogno di lui». In scena sono in sette e Sancho Panza sarà una donna, l’attrice turca Serra Yilmaz. Appuntamento giovedì 21 febbraio – sipario ore 20.30.

«Don Chisciotte», sognatore dall’animo nobile, rimasto intatto oggi come nel Seicento, rivive al Teatro Verdi di Brindisigiovedì 21 febbraio alle ore 20.30, con Alessio Boni (cresciuto nella scuola di Strehler), l’attrice turca Serra Yilmaz (musa ispiratrice di Ferzan Ozpetek, da «Le fate ignoranti» a «Saturno contro») e Marcello Prayer, che assieme a Roberto Aldorasi divide la regia con Boni. Sette in tutto gli attori coinvolti, più un giovane “ippoattore”, Nicolò Diana, che dà le movenze a ronzinante, il cavallo dell’eroe senza macchia e senza paura.

Alessio Boni non è nuovo a personaggi complessi. Nella sua carriera, gliene sono capitati tanti: dal principe Andrej Bolkonskij di «Guerra e pace» a Matteo Carati della «Meglio gioventù», da Caravaggio a Ulisse. Negli ultimi giorni in una fiction tv è stato un direttore d’orchestra burbero e umbratile e negli scorsi mesi ha interpretato «Di padre in figlia» e «La strada di casa». Boni si confronta stavolta a teatro con un mito della letteratura mondiale, il cavaliere errante che lotta per un ideale a prescindere dal risultato. «Idealista, innamorato, rabbioso – ha detto Boni –. Perfino feroce contro l’ingiustizia. Ma anche buono. E a volte tagliente. Don Chisciotte è un caleidoscopio di sfaccettature dell’essere umano».

Terzo libro più venduto al mondo dopo la Bibbia e il Corano. Pubblicato in due parti, la prima nel 1605 e la seconda nel 1615, «Don Chisciotte» di Cervantes (1547-1616) può essere definito il primo grande romanzo moderno nel suo sollecitare la scoperta del sogno, della fantasia, dell’ignoto, della follia e dell’istinto. La storia racconta di Don Chisciotte e Sancho Panza che si apprestano a liberare Dulcinea, prigioniera di un perfido duca. I due incontreranno, nel viaggio, i celebri mulini a vento e un disonesto oste che cercherà di sottrarre loro il denaro. Lo spettacolo, dunque, condurrà il pubblico nel surreale mondo del cavaliere, fatto di giganti e saracini, di estenuanti battaglie e gesta eroiche, rendendo pienamente il suo spirito leggendario.

A differenza di Amleto, che si domanda il senso di faticare o soffrire, il «Don Chisciotte» va oltre, come ha precisato l’attore: «Chi è stato folle abbastanza da credere nella propria visione del mondo tanto da andare controcorrente merita di essere ricordato in eterno: Galileo, Leonardo, Mozart, Mandela». Il cavaliere lotta in nome di ideali perduti, è un pazzo visionario romantico, coraggioso, dal cuore d’oro, che riesce a conquistare tutti e continua a vivere sul palcoscenico. Il protagonista vuole fermamente credere alle sue visioni che lo portano a vivere memorabili ed esaltanti esperienze, proprio come fanno i bambini attraverso il gioco e la fantasia.

Lo spettacolo ha la forza di prendere lo spettatore per mano e di portarlo in una Mancia ideale, dove Don Chisciotte e il suo fido scudiero consumano le loro vicende in nome della bellissima Dulcinea. Il capolavoro di Cervantes diventa in questo modo una cavalcata poetica nell’animo di ciascuno, un luogo protetto circondato da un tempo pragmatico, disincantato, privo di slanci come è il nostro.

Il «Don Chisciotte» di Alessio Boni è un racconto sulla lucida follia, che a volte consente di compiere atti eroici. «L’ingegnoso ed errante cavaliere – ha concluso il regista e interprete sarnicense – ci insegna un principio fondamentale: restare fedeli ai sogni, non mollare, non gettare mai la spugna. Oggi siamo tutti soggiogati, tutti già indirizzati. A 12 o 13 anni già ti dicono cosa dovrai fare da grande. Non si ha più il tempo di giocare, di sognare, di vivere. Con il nostro spettacolo cerchiamo di trasmettere la fanciullezza che apparteneva a Don Chisciotte».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: 120 minuti, due atti
Biglietteria online goo.gl/jQSuc8
Tel. (0831) 562 554 – 229 230

«Parenti serpenti» con Lello Arena: al Verdi il biglietto costa la metà

Al Teatro Verdi di Brindisi la storia di una famiglia dispersa e carognesca che fa crollare una volta per tutte il mito secondo cui «la famiglia non si tocca». Prezzo del biglietto dimezzato con la promozione “San Valentino” per chi ne acquista almeno due. Appuntamento venerdì 15 febbraio, sipario alle ore 20.30.

Il Teatro Verdi di Brindisi vuole festeggiare San Valentino e tutti gli innamorati con una promozione speciale: per lo spettacolo «Parenti serpenti» con Lello Arena, in programma il prossimo venerdì 15 febbraio, con sipario alle ore 20.30, è infatti possibile acquistare il biglietto d’ingresso al 50% del prezzo interoLa promozione è valida per un acquisto minimo di due biglietti e offre l’occasione di regalare l’emozione di uno spettacolo unico.

I biglietti a tariffa promozionale sono disponibili solo presso la biglietteria del Teatro Verdi: turni di apertura dal lunedì al venerdì, ore 11-13 e 16-18. Info 0831 562554.

Dal cinema al teatro, da Paolo Panelli a Lello Arena: il nuovo allestimento teatrale di «Parenti serpenti», commedia resa celebre dalla pellicola diretta da Mario Monicelli nel 1992, approda al Verdi con la regia di Luciano Melchionna. Il perbenismo e la gioia delle festività natalizie si fondono con l’ipocrisia e i segreti di una famiglia che, messa di fronte ad un bivio, si troverà a prendere una decisione paradossale pur di non alterare gli equilibri della propria quotidianità. Uno spettacolo cinico ma che riesce a raccontare, con umorismo, le insospettabili ombre dell’animo umano.

protagonisti Lello Arena e Giorgia Trasselli, rispettivamente Saverio, appuntato dei carabinieri in pensione malato di demenza senile, e sua moglie Trieste, accolgono figli e rispettivi compagni (Raffaele AusielloMarika De ChiaraAndrea de GoyzuetaCarla FerraroSerena Pisa e Fabrizio Vona) per passare il Natale in famiglia. I due anziani aspettano tutto l’anno quel momento per rivedere i figli cresciuti, e andati a lavorare in altre città. Uno sbarco di figli e parenti affettuosi e premurosi che si riuniscono, ancora una volta, per cercare di alleggerire, in un crescendo di situazioni esilaranti e stridenti in cui tutti noi possiamo riconoscerci, le nevrosi e le stanche dinamiche di coppia di cui sono ormai intrisi. Andando via di casa, diventando adulti, ogni figlio ha dovuto fare i conti con la realtà, ha dovuto accettare i fallimenti e ha imparato a difendere il proprio orto mal coltivato, spesso per incuria o incapacità, ma in quelle pause di neve e palline colorate ognuno di loro si impegna a mostrarsi spensierato, affettuoso e risolto.

All’improvviso però, i genitori, fino ad allora autonomi punti di riferimento, esprimono l’esigenza di essere accuditi come hanno fatto anni prima con loro: uno dei figli dovrà ospitarli e prendersi cura della loro vecchiaia… a chi toccherà? All’improvviso, dunque, un terremoto segna una crepa nell’immobilità rassegnata di un andamento ormai sempre lo stesso e in via di spegnimento: il dramma prende il sopravvento e la commedia improvvisamente diventa grottesca.

«L’idea – ha spiegato Lello Arenaè partita dalla necessità di capire perché questo testo, scritto in realtà come commedia teatrale, una volta giunto a un eccellente esito cinematografico, non fosse più frequentato da chi faceva teatro. Con il regista ci siamo animati di curiosità, per verificare l’ipotesi che l’autore avesse scritto una commedia teatrale piuttosto che una sceneggiatura: quando abbiamo capito che le cose stavano effettivamente così, ci siamo convinti a ‘dare a Cesare quel che è di Cesare’, riportando questo testo al suo originario assetto teatrale».

«Prima o poi – ha sottolineato il regista Luciano Melchionnasaremo tutti dei vecchi bambini bisognosi di cure, perché allora trasformarci in soprammobili polverosi, inutili e ingombranti? In quest’epoca in cui tutto e il contrario di tutto sono la stessa cosa ormai, con questa commedia passeremo dalle risate a crepapelle per il tratteggio grottesco, e a tratti surreale, dei personaggi al più turpe cambiamento di quegli esseri che da umani si trasformeranno negli animali più pericolosi e subdoli: i serpenti».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: due ore più intervallo
T. (0831) 562 554 – 229 230

Promozione last minute per «Pensaci, Giacomino» con Leo Gullotta

Promozione last minute per la commedia di Luigi Pirandello «Pensaci, Giacomino» con Leo Gullotta, in arrivo al Teatro Verdi di Brindisi mercoledì 6 febbraio – sipario ore 20.30Il biglietto, per poltrone di galleria, è disponibile a 10 euro a partire da lunedì solo presso la biglietteria del Teatro. Info 0831 562 554.

L’Italia di inizio secolo scorso, inchiodata nelle sue convenzioni e nelle sue ipocrisie, immutabile e sempre attuale. Con «Pensaci, Giacomino» l’autore girgentino voleva rompere i pregiudizi di una società ingessata negli status sociali e nei più opprimenti cliché: ieri come oggi, l’individuo vive della propria maschera, perdendo di vista il proprio io e vivendo in una quotidiana commedia reale – a tratti drammatica – nella quale si scorgono finali pirandelliani.

Ora «Pensaci, Giacomino» arriva in scena con la regia di Fabio Grossi e la sapiente interpretazione di Leo Gullotta nel ruolo del protagonista, il professore Agostino Toti. L’attore catanese torna a Brindisi dopo aver interpretato al Verdi un altro testo di Luigi Pirandello, «L’uomo, la bestia e la virtù», alla fine del 2007, sempre per la regia di Grossi.

«Pensaci, Giacomino» risale al periodo dei primi importanti testi teatrali destinato a culminare con il successo internazionale dei «Sei personaggi in cerca d’autore» (1921). Prende spunto dalla novella omonima che fu pubblicata la prima volta sul Corriere della Sera il 23 febbraio 1910. Agostino Toti è un umanissimo professore settantenne che decide di andare controcorrente, affrontare le chiacchiere e i pettegolezzi, offrendosi di sposare la giovane Lillina, figlia del bidello della scuola, scacciata dai genitori perché incinta e impossibilitata a sposare Giacomino, il fidanzato povero, che non può mantenerla. Lo scopo di Agostino è di salvare la ragazza madre, offrendo un futuro tranquillo e agiato al bambino che nascerà: le promette in dote la pensione dello Stato e il suo patrimonio. Lillina potrà continuare a incontrare Giacomino, ma il gesto dell’anziano professore è persino osteggiato dai genitori della ragazza. Le vicende della commedia si affiancheranno e serviranno alla maturazione del giovane Giacomino, che all’inizio non ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e di affrontare la sua famiglia.

«Il finale è in perfetto stile pirandelliano – ha commentato il regista Fabio Grossicon un accento di amara speranza, nel quale il giovane Giacomino prenderà coscienza del suo essere civile, del suo essere uomo, del suo essere padre e andrà via da quella casa che lo tiene prigioniero, per vivere con il figlio e con la giovane madre». «Da qui – ha aggiunto – si comprende il pensiero del premio Nobel nei confronti di una società che allora era misogina, opportunista e becera». Ha concluso Grossi nelle sue note di regia: «La commedia racconta di uno Stato patrigno nei confronti dei propri cittadini e soprattutto nei confronti della casta degli insegnanti, sottopagati e bistrattati».

L’anticonvenzionale salotto di casa Toti abbonda di enormi orsacchiotti di peluche, emblema della purezza dell’infanzia che il professore si propone di proteggere. Da qui l’eroe combatte in solitudine la battaglia contro le ipocrisie di turno: le maldicenze della gente, il conflitto tra coscienza individuale e maschera sociale, l’abdicazione al ruolo genitoriale in nome dell’utile immediato, la falsità di chi usa la religione per saziare i propri interessi. E ancora, i mostri sociali padroneggiano la scena anche in senso fisico, attraverso le gigantografie mobili ispirate ai volti inquietanti di Ernst Ludwig Kirchner. Le musiche, composte per l’occasione da Germano Mazzocchetti su liriche di Pirandello, evocano antiche ballate popolari e sottolineano l’abbrutimento morale della società, solo in parte riscattato dai versi finali del piccolo Ninì cui si vorrebbe garantire una vita migliore.

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: un’ora e trenta minuti, atto unico
Info
T. (0831) 562 554 – 229 230