Mese: gennaio 2019

«Aggiungi un posto a tavola», quando l’amore ferma il diluvio

Arriva al Teatro Verdi di Brindisi il più classico dei titoli della commedia musicale italiana portato al successo da Johnny Dorelli negli anni Settanta. Al suo posto il figlio Gianluca Guidi che, già protagonista dell’edizione 2009-2010, torna a vestire la tonaca del parroco cui è affidato il compito di salvare i residenti di un piccolo paesino di montagna. Appuntamento mercoledì 30 e giovedì 31 gennaio – sipario ore 20.30.

Sta per scadere il conto alla rovescia per «Aggiungi un posto a tavola», la commedia musicale che ha fatto appassionare e cantare intere generazioni. Dopo il successo della scorsa stagione, lo spettacolo firmato da Pietro Garinei e Sandro Giovannini sarà in scena mercoledì 30 e giovedì 31 gennaio – sipario ore 20.30 – sul palco del Nuovo Teatro Verdi di Brindisi.

«Aggiungi un posto a tavola» è stata rappresentata per la prima volta nel 1974. Seguì un successo senza precedenti che permise alla commedia di affermarsi in tutto il panorama internazionale: i numeri parlano di trenta edizioni e circa quindici milioni di spettatori. A Brindisi arriva con il sostegno della Regione Puglia e del Teatro Pubblico Pugliese.

La commedia esordì con protagonista Johnny Dorelli (nel cast c’erano anche Daniela Goggi, Bice Valori, Renato Turi e Paolo Panelli) ed ora torna a teatro nell’interpretazione del figlio Gianluca Guidi che, nel ruolo di don Silvestro, ne ha anche ripreso la regia originale. Con il tempo, molti altri hanno calcato le scene con gli stessi personaggi del cult teatrale: Carlo Croccolo, Alida Chelli, Marisa Laurito, Giulio Scarpati, Chiara Noschese.

Guidi, all’epoca della prima rappresentazione, era un bambino di sette anni e ricorda che alla prima al Sistina sedeva in platea osservando il padre sul palco: «Si aprì il sipario, la voce di Dio cominciò a parlare e dal palcoscenico arrivò un’ondata di profumi e note… e fu subito magia». Vestire i panni di don Silvestro per certi versi ha rappresentato una sfida, per lui così somigliante al padre nella voce, nella gestualità, nella mimica facciale, oltre che nell’ironia, ma che Guidi può dire di aver vinto a mani basse.

Un successo universale, dunque, per una commedia che è prima di tutto un inno alla felicità e all’amore, alla speranza e alla solidarietà. L’allestimento attuale è stato creato per celebrare gli ottanta anni del Teatro Brancaccio di Roma e ha già riscosso migliaia di spettatori. Quest’ultima edizione, oltre a Gianluca Guidi, vede impegnati alcuni personaggi “storici” della commedia: tra gli artisti in scena ci sono, ad esempio, Enzo Garinei, che dopo cinquecento repliche nel ruolo del sindaco Crispino, alle soglie dei 93 anni, è passato a essere «La voce di Lassù», e Marco Simeoli che, lasciati i panni di Toto, è entrato in quelli di Crispino. Dietro le quinte c’è sempre il grandissimo coreografo Gino Landi, le ingegnose scenografie – l’Arca, la canonica, la piazza, la tavola imbandita per tutto il villaggio (più Uno!) – sono di Gabriele Moreschi che ha ripreso quelle originali di Guido Coltellacci, assistito da Cristina Arrò. Il direttore musicale è Maurizio Abeni, già assistente di Armando Trovajoli. Tra i nuovo arrivi Camilla Nigro, nei panni di Clementina, e Francesca Nunzi, in quelli di Ortensia, la moglie di Crispino. In tutto un cast di 17 artisti, tra cantanti e ballerini.

La storia, che Jaja Fiastri scrisse ispirandosi liberamente al libro «After me the deluge» di David Forrest, narra le avventure di don Silvestro, parroco di un paesino di montagna che un giorno riceve una telefonata a dir poco inaspettata: Dio in persona lo incarica di costruire una nuova arca per salvare se stesso e il villaggio dall’imminente secondo diluvio universale. Il giovane parroco, aiutato dai compaesani, riesce nell’impresa nonostante più di qualcuno tenti di ostacolarlo. Ma proprio mentre scoppia il diluvio arriva un cardinale, inviato da Roma, che convince la gente a non seguirlo accusandolo di pazzia. Riuscirà don Silvestro a salvare l’umanità dall’estinzione? Naturalmente sì se a volerlo è l’Onnipotente: finalmente tornato il sereno, tutto il paese si ritroverà unito davanti a una lunghissima tavola imbandita con… un posto in più per “Lui”! La commedia si conclude così, con l’omonima canzone, come era iniziata.

«Aggiungi un posto a tavola è una favola che parla d’amore, di accoglienza, di vita nuova da inventare e, possibilmente, da migliorare – spiega Gianluca Guidi nelle note di regia –, di esseri umani che hanno la possibilità di creare un mondo nuovo… e perché no? Anche di fede… minuscola per la scrittura ma assolutamente maiuscola se intesa come fiducia in se stessi, nel prossimo e nel futuro».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: 155 minuti (due atti)
Biglietteria online goo.gl/KpQMWe
Tel. (0831) 562 554 – 229 230

Al Verdi arriva la commedia musicale «Aggiungi un posto a tavola»

Gianluca Guidi torna a vestire la tonaca del protagonista dell’amatissima commedia musicale di Garinei e Giovannini che fu tra i cavalli di battaglia del padre Johnny Dorelli. L’appuntamento è al Teatro Verdi di Brindisi mercoledì 30 e giovedì 31 gennaio – sipario ore 20.30.

«Aggiungi un posto a tavola», la leggendaria commedia musicale, sarà in scena al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi mercoledì 30 e giovedì 31 gennaio (sipario ore 20.30): uno dei più grandi successi di sempre del teatro italiano firmato dall’inossidabile coppia artistica Pietro Garinei e Sandro Giovannini, scritto con Jaja Fiastri – la commediografa, sceneggiatrice e paroliera scomparsa lo scorso 28 dicembre – e con le musiche di Armando Trovajoli. Nel ruolo di don Silvestro spicca Gianluca Guidi, che ha anche ripreso la regia originale dello spettacolo. A Brindisi arriva con il sostegno della Regione Puglia e del Teatro Pubblico Pugliese.

La commedia esordì l’8 dicembre 1974 con protagonista Johnny Dorelli (nel cast c’erano anche Daniela GoggiBice ValoriRenato Turi e Paolo Panelli) ed ora torna a teatro nell’interpretazione del figlio Gianluca Guidi che, ormai più di dieci anni fa, ne raccolse l’eredità. Un caso su cui Guidi ama scherzare dicendo «Ormai questo testo appartiene alla mia famiglia per usucapione». Ma, a parte le battute, vestire i panni di don Silvestro per certi versi ha rappresentato una sfida, per lui così somigliante al padre nella voce, nella gestualità, nella mimica facciale, oltre che nell’ironia, ma che Guidi può dire di aver vinto a mani basse.

Da quando è stata rappresentata per la prima volta, «Aggiungi un posto a tavola» ha mietuto successi senza precedenti ed è stata applaudita in Italia da centinaia di migliaia di spettatori. Incredibile anche la sua fortuna all’estero, con oltre trenta edizioni viste da quindici milioni di persone. Un successo universale, dunque, per una commedia che è prima di tutto un inno alla felicità e all’amore, alla speranza e alla solidarietà. L’allestimento attuale è stato creato per celebrare gli ottanta anni del Teatro Brancaccio di Roma e ha già riscosso migliaia di spettatori. Quest’ultima edizione, oltre a Gianluca Guidi, vede impegnati alcuni personaggi “storici” della commedia: tra gli artisti in scena ci sono, ad esempio, Enzo Garinei, che dopo cinquecento repliche nel ruolo del sindaco Crispino, alle soglie dei 93 anni, è passato a essere «La voce di Lassù», e Marco Simeoli che, lasciati i panni di Toto, è entrato in quelli di Crispino. Dietro le quinte c’è sempre il grandissimo coreografo Gino Landi, le ingegnose scenografie – l’Arca, la canonica, la piazza, la tavola imbandita per tutto il villaggio (più Uno!) – sono di Gabriele Moreschi che ha ripreso quelle originali di Guido Coltellacci, assistito da Cristina Arrò. Il direttore musicale èMaurizio Abeni, già assistente di Armando Trovajoli. Tra i nuovo arrivi Camilla Nigro, nei panni di Clementina, e Francesca Nunzi, in quelli di Ortensia, la moglie di Crispino. In tutto un cast di 17 artisti, tra cantanti e ballerini.

La storia, che Jaja Fiastri scrisse ispirandosi liberamente al libro «After me the deluge» di David Forrest, narra le avventure di don Silvestro, parroco di un paesino di montagna che un giorno riceve una telefonata a dir poco inaspettata: Dio in persona lo incarica di costruire una nuova arca per salvare se stesso e il villaggio dall’imminente secondo diluvio universale. Il giovane parroco, aiutato dai compaesani, riesce nell’impresa nonostante più di qualcuno tenti di ostacolarlo. Ma proprio mentre scoppia il diluvio arriva un cardinale, inviato da Roma, che convince la gente a non seguirlo accusandolo di pazzia. Riuscirà don Silvestro a salvare l’umanità dall’estinzione? Naturalmente sì se a volerlo è l’Onnipotente: finalmente tornato il sereno, tutto il paese si ritroverà unito davanti a una lunghissima tavola imbandita con… un posto in più per “Lui”! La commedia si conclude così, con l’omonima canzone, come era iniziata.

«Aggiungi un posto a tavola è una favola che parla d’amore, di accoglienza, di vita nuova da inventare e, possibilmente, da migliorare – spiega Gianluca Guidi nelle note di regia –, di esseri umani che hanno la possibilità di creare un mondo nuovo… e perché no? Anche di fede… minuscola per la scrittura ma assolutamente maiuscola se intesa come fiducia in se stessi, nel prossimo e nel futuro».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: 155 minuti (due atti)
Biglietteria online goo.gl/KpQMWe
Tel. (0831) 562 554 – 229 230

Pierfrancesco Favino con «La notte poco prima delle foreste»

Pierfrancesco Favino interpreta con grande intensità il denso e pungente monologo di Koltès, drammaturgo e poeta della solitudine, della notte e dei deserti. Un inno alla vita e una promessa piena d’amore. Appuntamento al Teatro Verdi di Brindisi il 22 gennaio – sipario ore 20.30.

A quattro anni di distanza Pierfrancesco Favino torna a Brindisi, al Nuovo Teatro Verdi. L’appuntamento è martedì 22 gennaio (ore 20.30) con l’atto unico del drammaturgo e regista francese Bernard-Marie Koltès «La notte poco prima delle foreste», per la regia di Lorenzo Gioielli. Il monologo, scritto nel 1977, racconta l’incontro di due anime che vagano nella notte, straniere ed emarginate. L’attore di origini pugliesi ne aveva ripreso un frammento lo scorso anno al Festival di Sanremo riscuotendo unanime consenso e indistinta approvazione.

In un angolo buio di un centro urbano qualsiasi, c’è un uomo che non sa dove andare, zuppo di pioggia e con un enorme desiderio di comunicare, di stabilire un contatto umano nonostante le condizioni subumane di sopravvivenza in cui è costretto a vivere.

Favino gli dà un accento straniero, a volte sembra dell’Est, serbo o balcanico, a volte del Sud più profondo. Si sente l’Africa, anche. Si vedono i migranti. Gli ultimi. I reietti. Il suo interlocutore non appare mai in scena. Può essere chiunque, ciascuno di noi, o addirittura frutto dell’immaginazione del personaggio che rimane in scena, in piedi, fino alla fine. Lo spettacolo è un monologo interiore alla Joyce, un manifesto della condizione umana contemporanea, quella che vive tra le pieghe della banlieue, della grande città indifferente, dove una umanità varia e sola insegue un contatto umano.

Nell’incontro con l’interlocutore, il personaggio rivela la sua condizione di eterno straniero. Non si sente a casa da nessuna parte, in nessun luogo del mondo. Al bar, dove incontra altri uomini, altre solitudini nomadi, con le donne della notte, nella violenza delle gang che peregrinano per la città. Attualità che riaccende il ricordo di Aldo, un clochard barbaramente ammazzato meno di un mese fa a Palermo, un’anima “prima” che ha lasciato a Brindisi, su una “qualsiasi” panchina in corso Umberto, un pezzo della sua storia e della sua umanità.

Il monologo è un invito a leggere la poesia del quotidiano, a mantenere vivo il desiderio di vivere incontri e fare di ogni secondo dell’esistenza un atto di ricostruzione di un mondo in permanente manutenzione. E mentre il protagonista senza nome espone le sue tesi sul mondo, il monologo riavvolge un filo sottile che sta alla base di tutto: la sua ricerca ostinata della bellezza.

«Mi sono imbattuto in questo testo un giorno lontano – ha raccontato Favino – e mi sono fermato ad ascoltarlo senza poter andar via: una calamita. Da quel momento vive con me e io con lui. Mi appartiene, anche se ancora non so bene il perché. È uno straniero che parla in queste pagine. Non sono io, la sua vita non è la mia eppure mi perdo nelle sue parole e mi ci ritrovo come se lo fosse. Il suo racconto mi porta in strade che non ho camminato, in luoghi che non ho visitato. Come un prestigiatore fa comparire storie di donne, di angeli incontrati per caso, di violenze e di paura di ciò che non conosciamo. Forse è anche a questo che serve il teatro e mi auguro di riuscire a portarvi dove lui porta me».

Bernard-Marie Koltès, autore francese tra i più importanti del Novecento, prematuramente scomparso a 40 anni, ha creato un testo che ha fatto “scuola”, da modello a ciò che simboleggia la “precarietà” della vita. Sempre in bilico fra dolore, marginalità e spiragli illusori di felicità.

Come in un girone infernale, contrappuntato da stridori e incredulità, Favino dipana il suo racconto facendo ogni passo come se l’inganno, l’imboscata, l’agguato fossero lì, dietro l’angolo. Lo straniero che non conosciamo lancia i suoi segnali di fumo, forse l’ultimo SOS. E all’ombra del palcoscenico, per chi sa ascoltare, tutto diventa più chiaro.

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: un’ora e dieci minuti, atto unico
Biglietteria online goo.gl/LwmBvb
Tel. (0831) 562 554 – 229 230