Mese: marzo 2018

«L’itinerario sbagliato… di un cavaliere errante», la mostra degli studenti del «Simone-Durano»

Conferenza stampa e inaugurazione stamani della mostra fotografica a cura degli studenti del liceo artistico-musicale «Simone-Durano» di Brindisi. L’iniziativa compie il percorso di alternanza scuola-lavoro che in questi mesi ha visto impegnati gli alunni delle classi 4ª A e 4ª B su uno studio ispirato al «Don Chisciotte» di Cervantes.

È stata presentata e inaugurata questa mattina nel foyer del Teatro Verdi di Brindisi la mostra fotografica «L’itinerario sbagliato… di un cavaliere errante», allestimento che conclude il percorso di alternanza scuola-lavoro che ha visto impegnati dallo scorso novembre gli studenti delle classi 4ª A e 4ª B del liceo artistico-musicale «Simone-Durano» di Brindisi. Tema dell’esperienza formativa lo spirito visionario e fantasioso del «Don Chisciotte» di Cervantes. Un entusiasmante programma di lavoro, tra incontri, approfondimenti, conversazioni, lezioni in teatro e in classe, infine l’allestimento dell’esposizione nel foyer.

La mostra tratteggia, attraverso le prospettive dei ragazzi, un itinerario nel cuore della città. Un punto di vista originale che offre dei luoghi un’apparenza distorta, visionaria, a tratti surreale, sfrondata della percezione superficiale e affrettata che spesso ci impedisce di coglierne il senso e la bellezza. Con il progetto, i ragazzi hanno “indossato” per una volta gli occhi di Don Chisciotte per entrare nei luoghi, nei palazzi, nei muri scrostati, presentando la città nel suo aspetto meno scontato e rivelando le sue continue meraviglie. Una road map che attraversa il culto del bello, della poesia, del potere salvifico dell’immaginazione.

Sbagliando itinerario, il cavaliere errante scopre un verso esclusivo, si sposta dal comune punto di osservazione per svelare la bellezza e la potenza della visione, ciò che serve per riconnettere la città con il suo futuro. «Visionario è colui che riesce a vedere una via nuova, ne immagina il percorso o lo comunica come se fosse già reale». La mostra si può spiegare semplicemente così.

Le visioni Don Chisciotte le congiunge alla follia e alla ragione: i luoghi di importanza storica appaiono deformati mentre i luoghi abbandonati si mostrano nella loro dolente bellezza. Così come quando, nella storia narrata, il personaggio raggiunge la locanda che ai suoi occhi si presenta come un castello. Da questa associazione, tra percezioni reali e irreali, nasce l’interpretazione fotografica delle visioni del personaggio. Attraverso gli occhi di Don Chisciotte la mostra racconta le emozioni di smarrimento iniziale per procedere con passaggi che spaziano dalla quiete al turbamento, dall’incanto alla noia, dalla meraviglia alla confusione.

«Il teatro entra nella città anche attraverso la scuola – ha detto il presidente della Fondazione Nuovo Teatro Verdi Santi Giuffrè – e la fotografia è uno strumento che cattura e a volte amplifica il fascino delle cose. La Fondazione fa propria ogni iniziativa capace di promuovere il protagonismo dei ragazzi, gli spunti e le loro idee innovative, perché anche il teatro non può rinunciare all’energia vitale dei giovani. Questa mostra non è un punto di arrivo ma un passaggio rafforzativo che deve guardare ad altre e auspicabili iniziative, a partire dall’immediato. La verginità creativa dei ragazzi è senz’altro una risorsa sulla quale occorre investire».

«Siamo felici che i ragazzi abbiano vissuto appieno questa esperienza formativa – ha aggiunto il dirigente scolastico Carmen Taurino –. È molto importante che i ragazzi comincino a sondare, sperimentando e scoprendo scenari insospettati della propria città. Don Chisciotte ci insegna che è nell’errare, a volte nel prendere una strada sbagliata, che si possono fare le scoperte migliori e cogliere nella realtà immagini e storie che altri non vedono, presi dalla frenesia del quotidiano, dalla pigrizia creativa e immaginifica. È esattamente quello che chiediamo ai nostri ragazzi, di essere dei piccoli don Chisciotte alla conquista della Città, di trasformare la bellezza in opportunità, i luoghi comuni in itinerari, non importa se sbagliati. Il futuro ha solo queste strade per arrivarci. Da parte nostra il compito di plasmare l’alternanza curvandola sui linguaggi del territorio e della comunità. Sarebbe bello fare di questa mostra una tappa di visita per i crocieristi».

L’organizzazione delle attività è stata curata e seguita dai tutor aziendali, Valentina Marolo (supervisione) e Roberto Romeo (comunicazione), assieme ai tutor scolastici, Barbara Arrigo (fotografia) e Gregorio Filieri (allestimento). Così, oltre allo studio della tecnica fotografica, i ragazzi hanno affrontato gli aspetti progettuali dell’allestimento espositivo seguendo le successive fasi, dall’ideazione del progetto alla realizzazione delle strutture, pensate in funzione delle esigenze comunicative della mostra.

«La Fondazione ha assecondato con entusiasmo l’occasione formativa – ha sottolineato il dirigente alla Cultura Nicola Zizzi – perché si tratta di un progetto che si ispira all’idea di contaminare scuola e lavoro, di mettere in circolo un’energia che motiva e contagia tutti. Si tratta di una modalità interessante se si riesce a realizzare un incastro tra scuola e lavoro aderente al territorio. L’alternanza offre una nuova visione della formazione, a scuola fuori della scuola, una realtà con cui studenti, famiglie e docenti devono confrontarsi per modificare l’organizzazione dei tempi e la condivisione degli obiettivi».

«Il teatro è un luogo sensibile all’entusiasmo dei ragazzi – ha concluso la docente Barbara Arrigo – ed è capace di ripagarli dotandoli di strumenti nuovi. La fotografia è un modo per avvicinarli perché offre una prospettiva della città che può stimolare riflessioni interessanti. I ragazzi si sono dedicati con passione e curiosità, segno che anche la cultura ha nei giovani le gambe più forti e più veloci».

Promozione LAST MINUTE per «Di’ che ti manda Picone» con Biagio Izzo e Rocío Muñoz Morales

Last minute per lo spettacolo «Di’ che ti manda Picone» con Biagio Izzo e Rocío Muñoz Morales, per la prima volta in scena insieme, in arrivo al Teatro Verdi di Brindisi mercoledì 14 marzo (ore 20.30). Il biglietto, per i posti rimasti in galleria, è disponibile a 10 euro limitatamente al giorno stesso dello spettacolo (apertura botteghino ore 11.30-13 e dalle 19 fino a inizio spettacolo, info 0831 562 554).

Da una pellicola del 1984 entrata nella storia del cinema, con uno straordinario Giancarlo Giannini, nasce il sequel in versione teatrale di «Di’ che ti manda Picone». Sempre tratto dalla penna di Elvio Porta, che nel film racconta la storia di un operaio dell’Italsider di Bagnoli che, per protestare contro la chiusura della fabbrica, si dà fuoco davanti al Consiglio comunale sotto gli occhi della moglie e del figlio piccolo, il regista Giuseppe Miale di Mauro riporta sul palcoscenico quel bambino per scoprire che fine abbia fatto dopo la tragica morte del padre.

Protagonista è Biagio Izzo, nei panni di Antonio Picone, l’ex bimbo orfano che, ormai adulto, si isola nella vecchia casa di famiglia e vive nel ricordo di un padre scomparso troppo presto. Incompiuto, inaffidabile e immaturo, Antonio è una specie di Peter Pan incapace di assumersi le proprie responsabilità, ma la sua condizione di “figlio di” lo rende appetibile agli occhi di un politico senza scrupoli, il senatore Fernando Cafiero Palma che, insieme ai suoi complici, cerca di coinvolgerlo in una speculazione immobiliare che prevede l’abbattimento di alcuni centri sociali, orfanotrofi e case di riposo per far nascere al loro posto un centro commerciale.

Antonio è fortemente combattuto tra la sua onestà di fondo e il “mondo di privilegi e ricchezza” che suo cugino Raffaele, collaboratore del senatore, gli prospetta a portata di mano. Sta quasi per capitolare quando Mara, sua fidanzata “storica”, che ha appena scoperto di essere incinta, temendo che il suo uomo e futuro padre dei suoi figli possa accettare “la proposta disonesta” del politico, con l’aiuto di Nicolino (un quarantenne ospite da sempre dell’orfanotrofio, affetto da ritardo mentale che lo rende ingenuo come un bimbo di dieci anni) disegna un piano: far credere ad Antonio che il fantasma del padre si sia materializzato in casa per esortarlo a rifiutare.

Ed è da questo confronto con l’anima del padre, o più semplicemente con se stesso, che, indipendentemente dalla trovata di Mara e Nicolino, Antonio troverà la forza di crescere ed assumersi le sue responsabilità di uomo e, soprattutto, di padre. In un divertente susseguirsi di colpi di scena e situazioni paradossali, il nostro eroe scoprirà di essere migliore di quanto avrebbe creduto e deciderà di utilizzare l’opportunità offertagli, in malafede, dal senatore per diventare il difensore di quelli che avrebbe dovuto sfrattare per gli interessi di una classe politica spregiudicata e corrotta.

«Lo spettacolo è un omaggio alla memoria di Elvio Porta – ha spiegato Biagio Izzo -, sceneggiatore del film, il quale, sulla scia del successo di quella storia, aveva pensato di abbozzare, assieme a Lucio Aiello, un soggetto per il teatro immaginando ciò che il figlio del protagonista sarebbe diventato da grande. Dopo la scomparsa di Elvio, nel 2016, Lucio ha completato il percorso iniziato con l’amico perfezionando l’adattamento per le scene e realizzando così il sogno di Elvio. Un grande attore, regista e sceneggiatore, autore anche di “Masaniello” e del film “Scugnizzi”, che ha lasciato un segno profondo nella memoria del teatro e del cinema italiano, ma di cui non si parla abbastanza. A lui dedichiamo lo spettacolo ogni volta che si spengono le luci di scena».

Accanto a Biagio Izzo e Rocìo Munoz Morales, fanno parte del cast Mario Porfito, Lucio Aiello, Agostino Chiummariello, Rosa Miranda, Antonio Romano, Arduino Speranza e Angela Tuccia.

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: due ore più intervallo
Tel. (0831) 562 554 – 229 230