Mese: gennaio 2018

Vittorio Sgarbi racconta l’arte di Michelangelo

Lunedì 5 febbraio (ore 20.30) al Verdi di Brindisi una passeggiata affascinante nella storia di uno dei più grandi geni italiani: il celebre critico d’arte torna a teatro dopo lo straordinario successo dello spettacolo «Caravaggio».

Dopo il successo del precedente recital dedicato all’arte di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, Vittorio Sgarbi ritorna sul palcoscenico con un nuovo lavoro, dedicato questa volta a un altro Michelangelo, il Buonarroti. «Michelangelo» è dunque il titolo dello spettacolo in arrivo al Teatro Verdi di Brindisi lunedì 5 febbraio (ore 20.30), con il quale il critico d’arte si pone un obiettivo ambizioso: «(ri)avvicinare gli italiani alle opere e agli artisti che hanno reso l’Italia famosa in tutto il mondo».

Una personalità senza limiti e senza tempo, Michelangelo, il primo artista a tutto tondo – scultore, pittore, architetto, poeta – ad avere in sé il fermento della rinascita delle arti. Il genio del Rinascimento, pittore della Cappella Sistina e scultore del David, delle Pietà, del Mosé, nonché architetto della cupola di San Pietro (e di molto altro). Un artista visionario che ha fatto della capacità di immaginazione uno strumento d’arte e di lavoro, il ponte necessario che conduce a traguardi diversamente impensabili. Il genio aretino sosteneva la necessità di sviluppare il potere di immaginazione e di creatività per poter vivere al meglio in questo piccolo e affollato pianeta: «Il più grande pericolo per noi – diceva – non è che miriamo troppo in alto e non riusciamo a raggiungere il nostro obiettivo, ma che miriamo troppo in basso e lo raggiungiamo». Il talento poliedrico di Buonarroti sarà rappresentato sul palcoscenico dal racconto di Vittorio Sgarbi, contrappuntato dalle musiche evocative composte e interpretate dal vivo da Valentino Corvino (violino, viola, oud, elettronica) e dalle immagini delle opere curate dal visual artist Tommaso Arosio.

Partendo dal trentatreesimo Canto del Paradiso di Dante Alighieri, ispirazione per la prima Pietà del Michelangelo, passando per la modernità delle sue opere e per le molteplici influenze sull’arte a venire, lo spettacolo traccia una parabola immaginaria attraverso la vita e l’opera di Michelangelo in rapporto a un periodo decisivo della nostra storia dell’arte, a cavallo del Cinquecento, tra il trionfo del Rinascimento e la nascita del Manierismo e del Barocco. Un periodo illuminato che conta però anche aspetti poco noti: Vittorio Sgarbi condurrà il pubblico alla loro scoperta, portando in scena un Michelangelo inedito e sorprendente.

Un’autentica lectio magistralis, un’immersione nell’arte con la quale il critico ferrarese coglie e restituisce la cifra distintiva dell’opera dell’artista emblema, insieme a Leonardo, del nostro Rinascimento: la «sospensione del tempo». Le creazioni di Michelangelo diventano i punti di partenza di un viaggio attraverso l’arte occidentale: come un circolo, senza inizio né fine, dal quale emergono in modo chiaro e netto la necessità e l’urgenza della presenza della bellezza attorno a noi. È proprio questo il messaggio che scaturisce dalla speciale lezione-spettacolo e arriva dritto allo spettatore: l’Italia ha bisogno di ritrovare i valori espressi nelle opere dei suoi grandi artisti, di restituire valore alla bellezza per avviare un tempo che interpreti l’idea di un nuovo Rinascimento.

«L’arte può cambiare la vita, rendere migliori. È quello che mi dice o scrive la gente dopo aver visto il mio “Michelangelo”: avessi avuto un insegnante come lei a scuola, mi sarei innamorato della storia dell’arte». Non è la prima volta che Sgarbi fa sosta nella nostra città. Brindisi figura anche nella sua “cartografia del cuore”, il libro«L’Italia delle meraviglie» che traccia un viaggio attraverso i tesori più nascosti del nostro Paese, alla scoperta di beni culturali recuperati, a rischio, da salvare. E apagina 217 Brindisi è presentata così: «Sarà per l’euforia che porta con sé nel nome, ma Brindisi, la città che meno conoscevo, mi ha dato le emozioni più forti, più ancora di Lecce, dove la bellezza si dichiara senza sforzo, con lusso straziante, nella corrosione della pietra che dall’arabesco di superficie si tramuta in alveare. (…) Nell’ignota Brindisi ogni porta è aperta, e la bellezza, meno esibita, è anche più intensa; così Santa Maria in Casale, così la chiesa del Cristo, così la straordinaria chiesa di San Benedetto con le floride sculture del portale e il capitello popolato di animali. E come la bellezza antica lentamente appare, così anche quella moderna, con rigore, soltanto qui a Brindisi si ritrova senza equivoci e falsificazioni. Non vi è spazio per i facili miti e l’arte ha ancora una virtuosa dignità fatta di ciò che si vede, non di ciò che si sa».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: 2 ore e 30 minuti, senza intervallo
Biglietteria online https://goo.gl/ovLm6w
Tel. (0831) 229 230 – 562 554

Monica Guerritore e Francesca Reggiani tra i «Mariti e mogli» di Woody Allen

Monica Guerritore approda al Teatro Verdi di Brindisi, venerdì 26 gennaio (ore 20.30), per dedicare uno spettacolo omaggio a Woody Allen, tratto dal pluripremiato omonimo film del 1992 «Mariti e mogli». In scena otto personaggi che, in una notte piovosa, mescolano le loro vite, formano e disfano coppie in un susseguirsi di intrecci reali e di fantasia, amori che nascono a suon di musica e danze.

Un girotondo in cui un Cupido bendato e maldestro si diverte a scagliare frecce a far nascere amori e originare separazioni. Un carosello, un incontro di anime e personalità insoddisfatte della loro vita che accettano passivamente finché la verità non viene a galla. È la sintesi estrema dello spettacolo «Mariti e mogli», in scena al Teatro Verdi di Brindisi venerdì 26 gennaio (ore 20.30), un testo scritto da Woody Allen alle prese con uno dei suoi argomenti preferiti, la crisi di coppia, adattato e diretto da Monica Guerritore, che lo interpreta con Francesca Reggiani.

La versione teatrale di Monica Guerritore è fedele al testo ma si discosta nell’ambientazione dal film del 1992 interpretato da Mia Farrow, Sidney Pollack, Judy Davis, Liam Neeson, Juliette Lewis e dallo stesso Allen nei panni di uno dei protagonisti.

Un incontro di piccole anime che, sempre insoddisfatte, girano e girano intrappolate nella loro insoddisfazione cronica di una banale vita borghese. Una notte tempestosa, i personaggi costretti da tuoni e lampi in una sala da ballo, un luogo della musica e della danza che con il passare della notte si riempie di storie e oggetti e musica e pianti e amori e liti. Un bancone di un bar, una zona dove due poltrone creeranno un letto, due tavolini accostati per poter mangiare tutti insieme e poi riprendere le lezioni di ballo, le relazioni o i divorzi mentre arriva l’alba. Le dinamiche matrimoniali di «Mariti e mogli» sono affrontate in quella sala. È lì, in quella notte, che le insofferenze, i tradimenti e i desideri verranno rivelati, mentre (in perfetto stile brechtiano) ogni personaggio si aprirà in improvvise confessioni fatte al pubblico per averne comprensione e approvazione. «Il jazz di Louis Armstrong – ha scritto Monica Guerritore nelle sue note di regia – precipita immediatamente il pubblico nel clima di Woody Allen, Strindberg e Bergman, che vengono evocati nelle dinamiche tra mariti e mogli. La danza, il vino e la notte sganciano il corpo e liberano le energie, mentre tutto il resto è l’eterno racconto dell’amore».

Un’opera che mette in scena impietosamente il disfacimento dei rapporti coniugali, le ipocrisie borghesi, la crisi di mezza età, la sconfitta dei desideri e la condanna a una ineludibile insoddisfazione. Un docu-dramma che Monica Guerritore (ri)scrive, dirige e interpreta con grande effetto e impatto. Oltre alla differente ambientazione, l’artista romana punta, malgrado l’aderenza al testo d’origine, su una farsa dai risvolti comici. La messinscena intreccia flashback, confessioni, sogni, realtà, intermezzi danzanti, per un atto unico che innesca una girandola di sentimenti in collisione e disvela la natura più riposta dell’animo umano. Oltre a una bravissima Guerritore, grandeggiano le prove di tutti gli altri interpreti, a cominciare da una Francesca Reggiani mirabilmente in parte, seguita da un affiatato gruppo di attori: Ferdinando Maddaloni, Cristian Giammarini, Enzo Curcurù, Lucilla Mininno, Malvina Ruggiano e Angelo Zampieri.

«Il progetto è nato da un’idea di Francesca Reggiani, che interpreta il ruolo di Judy – ha spiegato Monica Guerritore –: si era innamorata del film e mi ha proposto di adattarlo al teatro puntando su una comicità centrata sulle tematiche coniugali, trattate con ironia e intelligenza. Non è stato facile ottenere il benestare di Allen per la produzione teatrale: i suoi legali hanno voluto conoscere in dettaglio il “contest”, ossia l’idea dello spettacolo. Ho spiegato che gli spazi di scena non sarebbero stati riprodotti in maniera traspositiva e didascalica: la Quinta Strada piuttosto che l’appartamento, la libreria o il ristorante. Ma che nel teatro di regia dal quale provengo, l’ambiente diventa un luogo simbolico, il mondo dove tutto viene raccontato. In quel periodo Woody Allen era alle prese con il suo nuovo lungometraggio assieme a Vittorio Storaro, con cui ho lavorato in un paio di film, ed è stato proprio Storaro a garantire per me e rassicurare il regista».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: 105 minuti, atto unico
Biglietteria online https://goo.gl/p1P9c8
Tel. (0831) 229 230 – 562 554


«La febbre del sabato sera», il musical a Brindisi

Il musical, tratto da una delle pellicole più celebri nella storia del cinema, è un omaggio ai colori pop della pista da ballo e alla colonna sonora dei Bee Gees, quintessenza seventies della disco music. In arrivo al Teatro Verdi di Brindisi giovedì 18 gennaio alle 20.30, con la regia di Claudio Insegno.

Risale la febbre, è show. Arriva a Brindisi giovedì 18 gennaio al Teatro Verdi il musical che fa rivivere gli anni Settanta, «Saturday Night Fever – La febbre del sabato sera», la trasposizione teatrale del celebre film interpretato da John Travolta nei panni di Tony Manero. Il bullo dal cuore d’oro, con il suo leggendario completo bianco, con gilet, pantaloni a zampa di elefante e camicia nera aperta sul petto, torna a ballare la musica dei Bee Gees quarant’anni dopo l’uscita del film, uno spettacolare omaggio alla disco music e al glam dominante dell’epoca. Tutto è pronto per ripercorrere una storia che ha lasciato il segno nella cinematografia mondiale: le file per entrare nelle sale, l’entusiasmo di una generazione che grazie a quel film e soprattutto a quella colonna sonora (quasi tutta dei Bee Gees – nel 1979 il disco vinse anche il «Grammy Award» come album dell’anno) sognava e si innamorava.

Nel 2010 il film «La febbre del sabato sera» è stato scelto per essere conservato nel «National Film Registry» della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, che lo ha definito «storicamente e culturalmente significativo».

All’interno di un grande e sfavillante juke box musical risuoneranno canzoni intramontabili come «Stayin’Alive», «How deep is your love», «Night Fever», «You should be dancing» e tante altre in voga ancora oggi come «Symphonie no. 5», «More than a woman» e la celeberrima «Disco Inferno». I migliori performer del musical italiano, veri talenti, sono pronti a farci ballare e cantare vere pietre miliari del pop, quelle su cui Manero-Travolta volteggiava tra le piste luminose della discoteca «2001 Odyssey» sognando una carriera nello spettacolo che lo riscattasse dalle miserie di un lavoro quotidiano in una ferramenta di Brooklyn.

Nel musical è Francesco Italiani a calarsi nei panni del grande John Travolta: danzatore, cantante e coreografo, ha lavorato con i maggiori coreografi italiani e internazionali come Pietro Garinei, Gino Landi, Franco Miseria e Stefano Bontempi, sia in televisione sia in teatro, esperienze che lo hanno proiettato sulle migliori scene nazionali ed europee. Con il suo talento, è pronto a offrire linfa inedita e originale al ruolo che ha portato alla ribalta John Travolta, grazie anche al concept cinematografico che il regista Claudio Insegno ha voluto imprimere al musical. Al fianco di Italiani la strepitosa Anna Foria nel ruolo di Stephanie Mangano, la ragazza di Brooklyn in cerca di emancipazione e riscatto sociale, con cui Tony intreccerà una difficile relazione, e la bravissima Arianna Galletti.

Con quell’incedere ancheggiante e la musica dei Bee Gees nella testa, Tony Manero è il diciannovenne commesso italo-americano di Brooklyn che il sabato sera diventa una star in discoteca. Il protagonista incarna le aspirazioni dei giovani in fuga dalle periferie, e il suo sogno si realizza ogni volta che entra in pista. Per lui il ballo è un’arma di riscatto. Ma «Fever» non è solo musica: attraverso i personaggi che circondano Manero, la storia affronta anche i temi del razzismo, le rivalità tra bande, l’emigrazione, la disuguaglianza tra classi sociali, la questione religiosa, i disagi sociali. L’idea del film nacque infatti proprio da un articolo di inchiesta (che l’autore Nik Cohn ammise solo in seguito di aver inventato), uscito un paio d’anni prima sul «New Yorker Magazine», in cui si raccontava la cultura disco nella New York City in contrapposizione alla vita mondana delle classi agiate di Manhattan.

A ricostruire la leggendaria era della disco nella New York degli anni Settanta, contribuiscono le magnifiche coreografie originali di Valeriano Longoni, le indimenticabili musiche con la supervisione di Angelo Racz, il tecnologico impianto scenografico firmato da Roberto e Andrea Comotti arricchito dai video di Francesca Del Cupolo ed Erika Dolci, i costumi della celebre Graziella Pera, il disegno luci di Valerio Tiberi e il disegno audio di Simone Della Scala.

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: 2 ore e 15 minuti più intervallo
Biglietteria online https://goo.gl/PvzpC9
Tel. (0831) 229 230 – 562 554